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Giu

on 30 Giugno 2010. Pubblicato in Numeri Luglio 2010 - Numero 172 del 01/07/2010

L'ANALISI

Più impresa per fronteggiare le difficoltà economiche. Ed ecco tre possibili scenari secondo il professore Prestamburgo intervenuto a un seminario del Cerisdi a Palermo

Come la crisi
colpisce l’agricoltura

«Senza una politica agraria che abbia come obiettivo l’impresa e la sua crescita non c’è via di uscita dalla crisi». È questa la tesi di Mario Prestamburgo, docente dell’Università di Trieste, espressa nel corso della prima delle due giornate di studio su “L’agricoltura tra crisi e mercato: l’analisi e gli strumenti” che si è svolta al Cerisdi di Palermo. Nella sua disamina anche la critica alla Pac e l’analisi dei problemi strutturali che colpiscono il settore agricolo.
Per Prestamburgo «la crisi dell’agricoltura è una crisi di imprenditorialità. In  questo settore gli innovatori non sono in numero adeguato per creare i presupposti della crescita economica. Certo la Pac con i suoi meccanismi burocratici ha peggiorato la situazione, ma senza Pac oggi non ci sarebbe l’Europa, quindi guai a toccarla». Anche se ha evidenziato che i settori più tutelati dalla Pac sono quelli più in difficoltà come il cerealicolo e il lattiero caseario. «Alcuni pensano che bisognerebbe rinazionalizzare gli aiuti pubblici all’agricoltura, ma col debito pubblico che si ritrova l’Italia significherebbe non dare più nulla a questo settore. Altri, invece, hanno proposto di spalmare il pagamento unico europeo su tutta la superficie: si passerebbe da una media di 350 euro di contributi a ettaro a 180 euro».
Il docente ha messo in evidenza anche alcuni dei fattori che hanno messo in difficoltà l’agricoltura, dai redditi calati del 25% al crollo dei prezzi, non dovuti solo all’effetto della crisi, ma anche a fattori strutturali: «La terra viene vista come un bene rifugio – ha detto – quindi spesso nel suo utilizzo si prescinde da scelte economiche. In secondo luogo, si pensa all’agricoltore come un tradizionalista restìo alle innovazioni: in realtà spesso non investe e quindi non innova per mancanza di capitale». Mentre il peso dell’abbassamento dei prezzi al consumo imposto dalla crisi è stato trasferito dalla Gdo a carico dei produttori: «Prima il grano incideva per il 40% sul prezzo della pasta, adesso per il 25%».
Infine, Prestimburgo ha anche delineato i tre possibili scenari futuri dell’economia mondiale: «Il primo: riparte la crescita economica e si riposiziona nel sentiero precedente riempiendo il buco che si è creato. Il secondo: il buco, cioè il debito pubblico, rimane, ma il sistema riparte. Il terzo, quello più realistico: rimane il buco e la crescita non parte come ci si aspetta».

S. B.

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