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Giu

on 11 Giugno 2008. Pubblicato in Ricetta - La Ricetta

    LA RICETTA

Sfizio italo-giapponese

Che il tempura non sia un’invenzione giapponese è ora che lo sappia anche chi non è ancora stato informato. Chissà perché ci piace tanto pensare che sia asiatico! D’accordo, sarà anche più carino servirlo ai nostri amici per cena in uno di quei servizietti cino-giapponesi che si trovano ormai dappertutto (comprensivi di bacchette) e che hanno quelle deliziose incisioni sopra, di cui non abbiamo la più pallida idea del significato. Credo che sia arrivato il momento di farci qualche domanda su ciò che mangiamo e soprattutto sulle origini delle pietanze che riempiono i nostri piatti.
Il tempura è una pietanza portoghese trapiantata in Giappone. Una delle tante ricette nate per esigenze di convivenza di culture diverse spesso imposte dalla storia per scopi politici o commerciali (come quella del tè in India). Il piatto sembra essere nato nel XVI secolo per mano dei portoghesi cristiani che, trovandosi per motivi commerciali in Giappone e astenendosi dal mangiare carne il mercoledì, venerdì e sabato (tempora in latino) per dedicarsi interamente alla preghiera, cucinavano soltanto verdure o pesce fritto in una sottile pasta. Da questa usanza, nasce il nome storpiato (questa volta dai giapponesi) tenpura.
Detto ciò mi sono chiesta come fare per preparare il tempura europeo, ovvero una ricetta simile a quella giapponese senza utilizzare particolari spezie o salse pre-confezionate. L’unico sfizio asiatico che mi sono concessa è un pizzico di curry. Ecco il risultato: un mix di coda di rospo e fiori di zucca in pastella con una salsina in agrodolce fatta con i resti della coda di rospo e pomodorini.



Ingredienti per 4 persone:
tempura2.jpg
Per il tempura

10 fiori di zucca
500 gr di coda di rospo
300 gr di farina
Acqua
1 uovo
Lievito in polvere
Salvia
Olio
Limone
Curry
Sale

Procedimento
Versare la farina setacciata in una terrina ed aggiungere lentamente l’acqua tiepida mescolando energicamente con una frusta (l’acqua va aggiunta a occhio, non esagerate perché potrebbe diventare eccessivamente liquida). Aggiungere l’uovo, il lievito e qualche fogliolina di salvia, continuare a mescolare. Salare solo alla fine. Lasciate lievitare per circa un’ora.
Nel frattempo, tagliate a tocchetti la coda di rospo e lasciatela marinare con olio, limone sale e curry per circa un’ora.
Appena sarà trascorso il tempo necessario, fate scaldare dell’olio extravergine d’oliva in una padella (sarebbe meglio un wok), affondate prima i fiori di zucca nella pastella e successivamente il pesce. Fate dorare e scolate in un foglio di carta da pane. Salate solo alla fine.



Ingredienti per la salsa agrodolce

ciò che resta della coda di rospo (lische, rimasugli vari)
100 gr di pomodorini
1 cipolla bianca
Sale
acqua
zucchero
aceto
olio

Procedimento
Tagliate grossolanamente una cipolla e lasciatela imbiondire in padella, aggiungete dell’acqua e fatela ammorbidire per 5 minuti. Gettate in padella i pomodorini e coprite per farli appassire. Quando si saranno ammorbiditi gettate anche la coda di rospo e da aggiungete un po’ di sale e curry. Togliete i resti della coda di rospo, versate qualche goccia d’aceto e un po’ di zucchero per rendere la vostra salsa agrodolce. Alzate il fuoco per far evaporare l’acqua e non appena si sarà ristretto inserite il tutto in un passaverdure con buchi mediamente grandi e versate in una terrina.
Per informazioni e suggerimenti scrivete a
laricetta@cronachedigusto.


Laura Di Trapani
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