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La mission di Ginevra Venerosi Pesciolini: "Grandi vini legati al territorio d'origine"

on 11 maggio 2016. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - L'azienda

Una visita alla Tenuta di Ghizzano, in provincia di Pisa
 


(Ginevra Venerosi Pesciolini)

 

La storia di Ghizzano, un ameno borgo medievale a sud di Pisa immerso tra le dolci colline di questa parte di Toscana, si fonde da sempre con quella dei conti Venerosi Pesciolini, una nobile famiglia toscana arrivata qui verso la metà del 14° secolo.

Ad aspettarci ai piedi della torre costruita dai suoi avi nel 1370 è Ginevra Venerosi Pesciolini che da papà Pierfrancesco ha ereditato l'omonima tenuta di 350 ettari dove da sempre si producono vino, olio e cereali. Singolarmente la nostra visita comincia dall'alto, dopo aver attraversato i saloni della residenza, un primo largo scalone che porta al piano nobile e poi man mano salendo sino ad una stretta scala a chiocciola, Ginevra ci conduce in cima alla torre da dove si domina tutto l'intero panorama circostante. Da lassù è più facile capire come si sviluppa la tenuta e soprattutto come quest'angolo di Toscana goda di un microclima particolare, protetto a nord da una serie di rilievi montuosi che si spingono sino a Firenze e Siena mentre da sud arrivano i benefici influssi del mar Tirreno che in linea d'aria dista poco più di una trentina di chilometri.
 


 

Ginevra è nata qui e sin da bambina ha mosso i primi passi tra la cantina, lo splendido giardino all'italiana dell'antica dimora dei Venerosi Pesciolini e con papà Pierfancesco in giro per la tenuta tra uliveti e vigneti curati come solo può fare chi in questo morbido paesaggio ci vive amandolo da quasi sette secoli.  Sino al 1984 i vini prodotti nella tenuta di Ghizzano venivano venduti a terzi, il primo vino ad essere imbottigliato e messo in commercio con l'etichetta di famiglia è il Veneroso 1985 nato dai lunghi studi e dalle sperimentazioni sul Sangiovese e il Cabernet Sauvignon che Pierfrancesco aveva condotto in azienda con il supporto dell'amico Giorgio Meletti Cavallari il fondatore della cantina Grattamacco a Bolgheri. È in questo periodo che a Ginevra scatta la passione per l'agricoltura, la viticultura in particolare e quando purtroppo viene a mancare il padre è naturale che sia lei a prendere in mano le redini della tenuta di famiglia. E' sempre lei nel 2003 a cominciare un cammino che la porterà prima a convertire l'intera azienda al biologico (la certificazione arriva nel 2008) e quindi all'agricoltura biodinamica con la consapevolezza delle difficoltà che questo tipo di lavoro comporta ma con la consapevolezza che come ama ripetere “Quando il frutto della terra proviene da un luogo "in armonia con le forze della natura" ha già in sé la potenzialità di essere "eccellente"”, dice Ginevra.

Dopo il Veneroso nel 1996, dopo anni di prove e perfezionamenti esce il Nambrot, il nome è quello di un antenato di Ginevra, un conte palatino vissuto nel IX secolo, un blend di Merlot con un 30% di Cabernet Franc e Petit Verdot. Nel rispetto delle tradizioni di famiglia si comincia anche ad imbottigliare il San Germano, il nome è quello del santo a cui è dedicata la chiesa di Ghizzano, un passito di Trebbiano con il 20 % di Colombana e Malvasia che appassiscono appese in cantina per oltre tre mesi. Finissima degustatrice, dotata di un palato ed un olfatto di rara sensibilità, pare che alla cieca non sbagli un vino, Ginevra è la prima critica dei suoi vini, che mette in commercio solo quando è pienamente soddisfatta del risultato. E per arrivare ai risultati eccellenti a cui ci ha abituato è consapevole che un grande vino è figlio del suo territorio e che tanto più è alto il rispetto che chi opera in quel contesto ha per la natura e per le persone che ci vivono e ci lavorano tanto migliori saranno i prodotti li ottenuti. Così oltre a non usare prodotti di sintesi, in vigna si usa il sovescio, non si cima e se non è strettamente necessario non si dirada e si vendemmia manualmente. In cantina sono bandite le pompe per i travasi del mosto dai tini, non si usano lieviti selezionati, le follature e tutte le altre pratiche di cantina sono fatte manualmente.

Negli ultimi anni poi è stato ridotto drasticamente l'apporto del legno nuovo grazie anche all'uso di carati da 500 litri e ad un maggior utilizzo di legni usati, ma soprattutto grazie all'utilizzo delle vasche in cemento che Ginevra ha reperito in una vecchia cantina e rimesse in uso dove averle ricondizionate e delle anfore in Cocciopesto della DrunkTurtle. L'uso del cemento e delle anfore al contrario del legno non aggiunge tannini gallici al vino esaltando così la componente fruttata del Sangiovese e ne esalta la territorialità. A completare la gamma la novità Il Ghizzano, un entry level declinato sia in bianco che in rosso, che nelle intenzioni di Ginevra sarà il biglietto da visita della Tenuta di Ghizzano, due vini destinati quindi al consumo giornaliero o allo sbicchieramento, non si tratta comunque di vini di buona complessità e con una loro personalità ben definita. Durante la nostra visita abbiamo avuto modo di degustare l'intera gamma dei vini prodotti da Ginevra a Ghizzano, non solo quelli delle annate in commercio, ma anche qualche annata meno recente. L'impressione complessiva è senz'altro positiva, si tratta di vini eleganti, territoriali, che interpretano il vitigno di origine in modo originale ma senza stravolgerlo, vini dotati di personalità, complessi e capaci di tenere benissimo nel tempo.
 


 

Il Ghizzano bianco 2015, Vermentino, Trebbiano e Malvasia viene vinificato in acciaio, il Trebbiano viene lasciato a macerare sulle bucce per 24 ore, solo alla fine dei processi di vinificazione viene assemblato e lasciato ancora per un breve periodo ad affinare prima dell'imbottigliamento. Fresco, sapido, ricco di sentori floreali è perfetto sia come aperitivo che a tutto pasto combinando perfettamente la rusticità del Trebbiano con l'eleganza del Vermentino e la dolcezza della Malvasia. Il Ghizzano rosso 2014, Sangiovese e un tocco di Merlot viene vinificato in acciaio e poi affina in cemento. Frutti rossi ed erbe mediterranee al naso per una beva piacevolissima e un finale di buona persistenza ne fanno il compagno ideale per formaggi di media stagionatura e carni arrosto. Il Veneroso 2012, sangiovese con un 30% di cabernet sauvignon, fermenta in parte tini di legno aperti da 30 ettolitri e in parte in vasche di cemento da 25 ettolitri, quindi passa in tonneau da 500 litri di secondo e terzo passaggio. Ricco e complesso al naso dove si alternano sentori balsamici, fruttati, more e ciliegia nera in particolare, ma anche di erbe aromatiche e floreali. Pieno, sapido, succoso di frutto e ben equilibrato da acidità e tannini vibranti ed eleganti chiude con un bel finale lungo e appagante. Stessa vinificazione, tranne che per un 20% di legno nuovo per il Nambrot 2012, classico taglio bordolese dal profilo olfattivo austero, ampio e complesso, nitido il frutto ben sposato a sentori minerali, di liquirizia, di fiori appassiti ed erbe medicinali mentre il sorso è ampio, vitale, dotato di una notevole persistenza e di un bel finale, fresco, lungo e ben giocato tra frutto e sapidità. 

M.L.

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