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16
Ott

Antonio Iovino e la sua Montespina: "La calatoia, rito antico che pratichiamo ancora oggi"

on 16 Ottobre 2017. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - L'azienda

Il patron dell'azienda che si trova a Campi Flegrei racconta il suo territorio e i metodi di coltivazione, ereditati dal nonno


(Antonio Iovino)

di Alma Torretta, Napoli

Dici Campi Flegrei e pensi alla Solfatara al centro delle cronache per la tragica vicenda della famiglia inghiottita da un cratere. Ma la zona è anche un luogo straordinario e poco conosciuto di viticoltura dove ancora si attuano pratiche antiche, come quello della “calatoia” della vigna madre, e si producono vini dal sapore autentico e unico. 

Per rendersene conto basta andare a visitare l’azienda di Antonio Iovino, appena tre ettari a Montespina, a 400 metri in linea d’aria dalla Solfatara che si intravede al di là del bosco che delimita la proprietà: “Qui non c’è bisogno di fare trattamenti con lo zolfo perché questo arriva direttamente dalle fumarole con il vento – spiega Antonio –  non siamo biologici certificati, ma cerchiamo di essere il più naturali possibili e rispettosi della storia e dell’identità di questo luogo. Per questo innazitutto cerchiamo di salvaguardare le vecchie viti, alcune centenarie, non piantando barbatelle acquistate ma utilizzando ancora il metodo della “calatoia” per creare una nuova pianta dalla vecchia che oramai non produce più”. 

E’ un sistema che richiede tempo, circa due anni per “staccare” la figlia dalla madre, dopo avere scavato una trincea intono alla vecchia per sistemarvi un suo tralcio che interrrato diventerà poco alla volta una nuova pianta, esatto clone della precedente, dopo cinque anni circa già in produzione. Un lavoro paziente che ad Antonio è stato insegnato dal nonno Gennaro, lo stesso nonno che con la zappa, tutto a mano, ha creato quei terrazzamenti stretti e ripidi dove ancora si coltiva in parte la vite, davvero un bell’esempio di viticoltura eroica che Antonio Iovino tiene a mantenere. Già arrivando in azienda, percorrendo una strada scavata nella pozzolana, il tipico suolo vulcanico sabbioso-argilloso della zona di Pozzuoli, è evidente il mantenimento della gestione all’antica del vigneto con i pali di castagno a sostenere la vite, nessuna irrigazione, appoggiata ad un filare una vecchia scala a treppiede. 

Vi si coltiva soltanto Piedirosso e Falanghina, i due vitigni tipici della zona, con cui il nonno produceva vino sfuso ed oggi invece Antonio produce due etichette, la Falaghina Grande Farnia e il Piedirosso Gruccione, e anche la scelta dei nomi dei due vini non poteva essere più identitaria: la Grande Farnia è, infatti, la grande quercia che si trova nei dintorni, e il Gruccione è l’uccello coloratissimo tipico dei Campi Flegrei che là si posa e i contadini dicono che quando canta il giorno dopo pioverà. Le prime bottiglie sono state prodotte nel 2003, oggi si è arrivati a quota 30.000 e si lavora per farle conoscere pure all’estero. La Grande Farnia 2016 è una Falaghina dorata, fruttata matura con decisa vena sulfurea che racconta il territorio e uno stile un po’ all’antica di produzione. Il Gruccione della stessa annata, “un autentico Piedirosso al 100% – ci tiene a sottolineare Antonio Iovino – non tagliato con un po’ d’Aglianico come fanno in tanti per dargli maggiore intensità e struttura”, si presenta infatti di colore rubino un po’ scarico, fresco, con profumi leggeri vinosi e di ciliega, poco tannico, perfetto per il coniglio ma anche per il pesce azzurro, il tonno o il baccalà. 

Negli ultimi anni Antonio ha trasformato la proprietà in un agriturismo che è pure fattoria didattica e dove si mangia benissimo grazie ai piatti dello chef Salvatore di Meo. Qualche esempio di antipasti: cozze fritte del golfo di Pozzuoli con maionese fatta in casa con minuscole scorzette di limone e pepe; il “tortolo” napoletano che una volta si preparava solo a Pasqua; lo straordinario uovo impanato e fritto che presenta il rosso ancora liquido al suo interno (ovviamente delle galline della fattoria); formaggio di pecora artigianale; la soppressata senza additivi, fatta dal suocero di Antonio; le crocché che profumano veramente di patate perché sono quelle dell’orto della fattoria. Dalla terrazza del ristorante, ulteriore bonus, si gode anche una gran bella vista sul Golfo di Napoli. E la sera, nella magia delle vigne illuminate, Antonio e la moglie Teresa amano anche organizzare concerti jazz e di lirica. Peccato solo che un incendio ha recentemente colpito una parte della proprietà, ma tutto sta tornando come prima. 

Azienda vitivinicola Montespina Iovino
Via San Gennaro Agnano, 63 - Napoli
081 5206719

 

 

 
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