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27
Mar

Presentati ufficialmente i due vini dedicati al grande Totò, il principe De Curtis

on 27 Marzo 2019. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - La novità

Dopo la presentazione sperimentale a Vinitaly 2018,  nascono ufficialmente le due etichette “Totò” per un progetto celebrativo insieme alla famiglia De Curtis


(Claudio Quarta, Elena Anticoli De Curtis, Marcantonio Scaramuzza, Antonello Buffardi De Curtis, Alessandra Quarta)

A un anno dalla presentazione sperimentale al Vinitaly vede la luce il primo vino ispirato all’indimenticabile Totò. 

Anzi due: Totò Bianco e Totò Rosso. Lunedì, una festa nella cantina irpina Sanpaolo di Claudio Quarta Vignaiolo tra Tufo e Torrioni (Av) con tutta la comunità, per la prima ufficiale dei due vini con cui prende il via il progetto celebrativo permanente “’A Livella”, che ambisce a far rivivere l’eredità culturale di Totò, unendo le generazioni con linguaggi e contenuti trasversali al mondo dell’arte e del vino. Con i padroni di casa Alessandra e Claudio Quarta erano presenti anche Elena Anticoli De Curtis e Antonello Buffardi de Curtis, nipoti di Antonio De Curtis. “Abbiamo pensato di dare vita a due vini, un rosso e un bianco - spiega Claudio Quarta - per rendere plasticamente le due maschere che ha saputo incarnare Totò, quella dualità che ha accompagnato la sua esistenza e il percorso artistico: miseria e nobiltà, lacrime e risate, ironia amara come mezzo lieve per descrivere le difficoltà di una società ed un periodo duro”.


(Un momento della festa)

Grande l’entusiasmo da parte di tutta la comunità locale per la presentazione del progetto a cui hanno partecipato il sindaco di Torrioni, Virgilio Donnarumma, il sindaco di Tufo, Nunzio Donnarumma, il presidente della Provincia, Domenico Biancardi, i giornalisti di settore, tanti produttori della zona, le istituzioni del vino -  dall’Ais alla Fis e all'Onav - e dei Consorzi di Tutela, i ristoratori, i clienti e i vicini di Cantina Sanpaolo. Una festa che ha condotto gli ospiti all’interno della cantina dove si lavorano i “mitici bianchi” irpini come il Greco di Tufo, il Fiano di Avellino, la Falanghina insieme alle uve di Aglianico per il Taurasi: una grande famiglia di vini a cui si aggiungono oggi i due Totò, prodotti da vitigni campani, anche minori.


(In bottaia i film di Totò)

La visita della cantina è stata l’occasione per rivivere le emozioni dell’arte di Totò grazie alle incursioni fra botti e silos dell’attore Marcantonio Scaramuzza, che ha accompagnato gli ospiti dentro il mondo di Totò recitando alcuni brani dal suo repertorio, e alle scene tratte da alcuni suoi celebri film proiettati nella bottaia, selezionati da Giuseppe Cozzolino, docente di Cinema ed autore del progetto “Un Totò al giorno”.  “D’altronde – spiegano Alessandra e Claudio Quarta - il vino, come il cinema e il teatro, può regalare grandi emozioni. Totò è un personaggio che sa raccontare ancora oggi la complessità del vivere, della società, dell’uomo: la poetica del linguaggio popolare, la sua risata, le sue maschere sono autentiche e trasversali, uniscono senza distinzioni di ceto e rango, come  l’arte vera sa fare. E il vino”.


(Marcantonio Scaramuzza recita Totò)

Pensata inizialmente come un’etichetta, ‘A Livella evolve in un progetto celebrativo permanente che vede la stretta collaborazione di Claudio Quarta Vignaiolo con la famiglia De Curtis e l’Associazione Antonio De Curtis. “Siamo felici ed emozionati per essere i primi nel mondo del vino a celebrare l’immensa eredità culturale che ci ha consegnato il Principe della risata e quella della sua famiglia, con un progetto enologico e culturale autentico e identitario. - spiega Alessandra Quarta, giovane produttrice che ha seguito il papà nelle vigne di Puglia e Campania - La poesia dà il nome al progetto, perché rappresenta il testamento artistico e culturale di Totò, un bagaglio a cui attingere per raccontarne la poliedricità”. “Ho trovato in Alessandra - commenta Elena Anticoli De Curtis -  il mio stesso amore per la cultura del buon cibo e del buon vino, che entrambe abbiamo raccolto dalle nostre famiglie. Questo elemento ha caratterizzato il nostro impegno condiviso nella realizzazione del progetto, che ho subito accolto per la simpatia e la piacevolezza che trasmette nel celebrare la memoria del nonno. Lui oggi più che mai è presente tra noi: le sue battute fanno parte del nostro linguaggio, la sua immagine viene ritratta ovunque, tante sono le testimonianze anche dall'estero. Insomma, nella sua assenza possiamo dire che c'è una presenza continua. Nel portare in tavola il vino Totò mi piace immaginare il sentimento affettuoso dello stare insieme, quello stato di felicità che, come diceva lui, è fatta di attimi di dimenticanza”.


(Alessandra Quarta ed Elena Anticoli De Curtis)

Claudio e Alessandra hanno cercato a lungo i vitigni con cui esprimere il gusto “partenopeo” attraverso la ricchezza del territorio campano: selezionano e lavorano le uve di vitigni autoctoni, alcuni anche minori. La scelta cade su Piedirosso e Casavecchia per il “Totò Rosso” e su Greco e Fiano per il “Totò Bianco”. “Questi vini - spiega Claudio Quarta - appartengono a tutti, così come è di tutti e profondamente trasversale l'eredità di Totò. E infatti cessano di essere solamente vini irpini, abbracciando tutta la Campania, che abbiamo setacciato in lungo e in largo per cercare le uve giuste per il progetto. A Caserta abbiamo trovato il Piedirosso, un grande vitigno campano, molto diffuso, con un gran frutto e vivacità, e il Casavecchia, che è una reliquia del territorio, che regala grandi emozioni in una struttura forte e tannica come l'Aglianico. Per il bianco siamo rimasti più vicini: a cavallo tra le due provincie di Avellino e Benevento abbiamo raccolto uve di Greco e di Fiano. In tutti e due i casi abbiamo cercato di mettere insieme vitigni interessantissimi che hanno una grande complementarietà e che raccontano un gusto ed una eredità regionale”.


(Totò Rosso e Totò Bianco)

Le bottiglie ospitano due etichette d’autore, realizzate da Efrem Barrotta, illustratore creativo di Big Sur. Frutto di un unico studio che mette in evidenza la poliedricità dell’artista, riproducono due espressioni diverse della sua maschera facciale, attraverso il semplice spostamento di linee, riconducibili una ai suoi personaggi popolari, l’altra ai suoi atteggiamenti aristocratici. Siamo commossi – conclude Alessandra – per l’affetto con cui la comunità ha accolto i vini di Totò, partecipando fattivamente alla buona riuscita della festa, come solo i campani sanno fare".

C.d.G.

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