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Giu

Una "valanga" rosa a Moniga del Garda: torna l'evento dedicato alle produzioni rosate

on 04 Giugno 2019. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - La manifestazione


(Carlo Alberto Panont)

La Penisola dei vini rosa rialza la testa: dal 7 al 9 giugno a Moniga del Garda (BS) torna “Italia in Rosa”, la prima e più importante vetrina nazionale dedicata alla “terza via” del buon bere all’italiana, che giunge al capitolo della dodicesima edizione vantando numeri sempre più rappresentativi. 

Uno dei Consorzi promotori dell’evento è quello del Valtènesi – l’area collinare sul lato bresciano del Lago di Garda – composto da oltre 60 produttori, di cui ci parla il direttore Carlo Alberto Panont: “Il nostro è un Consorzio piccolo ma con una lunga storia alle spalle. Oggi porta il nome della sottozona più ristretta della Doc Riviera del Garda Classico. Qui per le cantine il primo vino è il chiaretto, il vino rosa, ottenuto dall’uva autoctona del groppello". Per “Italia in Rosa” sono ben 191 le cantine che quest’anno si preparano a sbarcare al Castello di Moniga, per un grande banco d’assaggio che metterà in scena circa 261 etichette “rosa” provenienti da ogni angolo d’Italia, raggruppate in 82 postazioni. In pole position i territori di Rosautoctono, il nuovo Istituto del Vino Rosa Autoctono Italiano nato a Roma il 26 marzo dalla partnership tra Valtènesi ed altri cinque consorzi di tutela di grandi rosati Doc italiani da uve autoctone (Chiaretto di Bardolino, Cerasuolo d’Abruzzo, Castel Del Monte, Salice Salentino e Cirò). Un organismo che terrà proprio a Moniga il primo Cda della sua storia e la cui costituzione ha consentito di allargare la platea della manifestazione alle zone più vocate, senza trascurare le produzioni più significative di altre zone d’Italia: in pole position quindi Puglia, Abruzzo, Veneto, Lombardia, ma anche la Sicilia che in questa edizione sarà rappresentata ai massimi livelli dal Consorzio Etna Doc. Fra gli ospiti anche Degusto Salento, i Vignaioli Veneti, Fivi Toscana e l’associazione Rosae Maris.

“Nell’ambito dell’evento, che riunisce tutti i produttori di rosato italiani, c’è un momento importante dedicato esclusivamente alla Valtènesi: il Premio al miglior Valtènesi chiaretto dell’anno – afferma Panont – nel quale viene assegnato il Trofeo Pompeo Molmenti, per celebrare colui che, nel 1860, codificò il metodo di produzione del chiaretto che ancora oggi ci accompagna”. Nello splendido Castello vista lago di Moniga l’appuntamento per il pubblico, arricchito da degustazioni guidate a ingresso gratuito (da prenotare a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ), area food con tipicità del territorio, come i magnifici formaggi del caseificio Alpe del Garda di Tremosine, e altri momenti di approfondimento sensoriale; apertura dalle 17,30 alle 23, ticket 15 euro più 3 euro di cauzione per sacca e bicchiere con degustazioni illimitate, biglietto acquistabile anche online con cassa riservata per il ritiro del bicchiere e pagamento cauzione.

Poco distante, Villa Galnica di Puegnago, sede del Consorzio Valtènesi, ospiterà il consueto appuntamento di approfondimento tecnico sul mondo dei vini rosa in programma per la mattina di sabato 8 alle ore 10: il convegno prevede una prima parte dedicata a Rosautoctono, durante la quale i protagonisti dei sei consorzi presenteranno i primi programmi del neonato istituto. A seguire la presentazione dei dati relativi ai cinque anni di ricerca sulla caratterizzazione del Valtènesi effettuati in collaborazione con il Centre du Rosé di Vidauban in Francia, il più importante centro di ricerca sui vini rosa esistente al mondo: un’analisi dettagliata non solo olfattiva ma chimico fisica per capire il profilo sensoriale del prodotto locale ed elaborare un pensiero rosa sulla scorta di un progetto di grande utilità anche per le altre realtà produttive del comparto.

Carlo Alberto Panont conclude: “Il Valtènesi, seppur piccola, è una zona molto attiva. Ed è la prima denominazione italiana ad aver effettuato una ricerca di così alto livello. Oggi, guardando al futuro, stiamo puntando sull’immagine del chiaretto, e sul miglioramento della qualità, sia in termini di perfezionamento del disciplinare che di longevità; ci piacerebbe ritornare a fare dei vini chiaretto come si faceva una volta, che duravano tre, quattro anni, riprendendo così a produrre il chiaretto riserva”. 

C.d.G.
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