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08
Feb

I momenti di gusto a Identità Golose

on 08 Febbraio 2012. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - L'evento

Profumi e gusti provenienti da tutto il mondo e l’incontro di chef di calibro internazionale sul palco della kermesse enogastronomica ormai giunta alla sua ottava edizione.

Identità Golose di Paolo Marchi, anche quest’anno, ospita un ensemble di sapori, gusto e ingredienti, in un’alchimia perfetta. Una cucina d’autore, da Bottura a Scabin da Oldani a Sultano, passando per Alajmo, Assenza e Cracco. Dimostrazioni di pensiero e di gusto, hanno sbancato in questi giorni le sale gremite di visitatori avidi di novità.

Grande successo per Cracco e per Baronetto per “carbone a 4 mani” e per la lezione di Scabin. Chef di prestigio internazionale, quindi, si sono affrontati a colpi di novità nelle grandi sale allestite per l’occasione: sala Blu, Rossa e Auditorium. L’abbattimento delle divisioni tra dolce e salato è un tema molto ricorrente quest’anno, ma anche l’attenzione alle “Identità naturali” con ingredienti che vanno da “Oltre mercato” alla carne, cotta e cruda. Ma anche “Identità di donna”, ha visto protagonisti chef che, tra la “gestazione dell’ingrediente” alle “paroline segrete” ai “giochi di temperature”, hanno ruotato sul tema del focolare.

Così si passa attraverso stand di prodotti tipici, colori di ingredienti rari e assaggi di incommensurabile sapore: sushi su un pane al nero di seppia o dal colore rosso pomodoro; “foglie” di patate croccanti con venature di cioccolato e crema di sedano; assaggi di pasta; polenta speziata e vini di tutti i tipi, tra cui Corvo di Salaparuta. Annesso alla convention anche Food&Wine, spazio di degustazione di vini provenienti da varie parti dell’Italia ideato da Marchi e da Helmut Kocher.

Ma non sono mancate le contestazioni. Promotrice è stata Franca Formenti con le sue “Identità affamate" (avallato da Nicola Perullo, docente di Estetica del gusto all' Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo). Ad essere  contestato il famoso format enogastronomico di Paolo Marchi al fine di sottolineare come il cibo dei grandi chef sia un benessere per pochi ma un disagio di molti. In un’epoca di crisi, è la parodia ai viziati gourmet e fa riflettere sul vero valore del cibo. 

Rita Vecchio

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