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Gemma, la "regina" del tajarin: esce il libro che racconta un mito della cucina di Langa

on 02 Dicembre 2017. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - L'iniziativa

Si intitola "Gemma - La poesia dei tajarìn di Langa" il libro che sarà presentato giovedì 7 dicembre alle ore 18 presso il castello nella Sala delle Moschee.

I testi sono stati scritti da Luciano Bertello, Maurizio Crosetti, Piero Dadone, Luigi Sugliano e Giovanni Tesio con i contributi di Enrico Crippa, Margherita Oggero, Davide Palluda e Piero Soria e le fotografie di Bruno Murialdo e i contributi fotografici di Bruno Martina. Ma chi è Gemma? Gemma Boeri è nata a Roddino da famiglia contadina. E' sposata e ha due figli, Marco e Daniele. L'esperienza partigiana del padre e la vita di campagna sono state fondamentali nella sua formazione. Ha imparato in casa i saperi e i contenuti della cucina casalinga di Langa. Nel 1986 prende in gestione il "Circolo" del paese, coronando il sogno di una vita e facendo in breve tempo di Roddino uno dei "santuari" della cucina tradizionale contadina dell'Albese. Nel 2005, sempre a Roddino, apre l'Osteria da Gemma, che conduce con il figlio Daniele e le nuore. I suoi tajarìn sono uno dei miti della cucina di Langa, tanto da meritare la foto ufficiale del Palio della Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d'Alba edizione 2017. 

Gemma è il simbolo delle osterie di Langa: generosa, genuina, semplice. Raduna persone di ogni età e di ogni ceto, sedendo fianco a fianco a vocianti gruppi di giovani e compunte coppie di anziani, manovali in canottiera e professionisti in giacca e cravatta, langhetti e turisti stranieri. Trattandoli tutti allo stesso modo. Anche il suo menù è il simbolo della più vera cucina casalinga di Langa: niente fronzoli, il gesto ripetuto all'infinito, quasi alla ricerca della perfezione. "Gemma - La poesia dei tajarìn di Langa” è il primo titolo della collana “I Saperi del fare. Uomini e luoghi nei paesaggi viticoli di Langhe-Roero e Monferrato”, attraverso cui la Sorì Edizioni si propone di dare contenuti al riconoscimento che l'Unesco, dal giugno 2014, ha tributato ai paesaggi e alla civiltà del vino di Langhe-Roero e Monferrato. Intende rendere omaggio ai personaggi, ai luoghi e ai saperi che, scrivendo pagine fondanti della cultura materiale di Langhe-Roero e Monferrato, hanno contribuito al riconoscimento Unesco. Si nutre dell'orgoglio di territorio e ambisce ad avere i caratteri di "progetto", in quanto inserita nei disegni e nei dibattiti che animano il territorio. 

L'approccio non è quello classico dei libri di cucina, ma il racconto del "fare" di Gemma: la sua storia di vita, la sua Langa, la sua gente, le atmosfere che si respirano nella sua osteria. Le ricette, distribuite all'inizio di ogni capitoletto, sono quasi un dettaglio o una conseguenza. E' un libro che si compone di tanti apporti e contributi, tutti di persone affascinate dalla cucina vera di Gemma e dalla sua Langa. Tra gli altri ci sono anche gli omaggi di due suoi colleghi ed estimatori: Enrico Crippa e Davide Palluda. A rafforzare l'idea che esiste una sola "alta cucina": quella che ha un senso. Fondamentali sono poi le fotografie e, in particolare, il "racconto per immagini" che Bruno Murialdo ha fatto dei mitici anni del Circolo. Tra i vari apporti, ce n'è uno che vale la pena di rimarcare: quello dei "social plìn" raccontato da Piero Dadone. Si tratta del ruolo "sociale" che l'osteria di Gemma ha nella piccola comunità roddinese. Tutti i giovedì dell'anno, infatti, un numeroso gruppo di donne e uomini di Roddino (e non solo) si radunano per preparare gli agnolotti del plìn per tutta la settimana. Intanto che chiacchierano e lavorano, fanno comunità. E' un aspetto che non ha uguali e che meriterebbe uno studio sociologico o una tesi di laurea. E per Gemma una laurea. La scelta di due giornalisti sportivi, Gigi Garanzini e Maurizio Crosetti, per la presentazione del libro risponde dunque al carattere di Gemma e della sua cucina. Gemma, infatti, è come un'atleta della cucina di Langa: esercizio, applicazione, passione, sacrificio, costanza, cura di ogni dettaglio, gesto ripetuto all'infinito, continua tensione al miglioramento. Il fare al meglio quello che si sa fare come filosofia di cucina e di vita. Insomma: il luogo e il personaggio ideali per l’inizio di una collana dedicata ai saperi del fare.

C.d.G.

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