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I vini "eroici" della Valtellina e i piatti siciliani di Filippo La Mantia: tasting a Milano

on 15 Dicembre 2017. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - La degustazione


(Emil Galimberti)

di Michele Pizzillo, Milano

La Spia è una piccola azienda della Valtellina: ha solo 3 ettari di vigneto e produce all’incirca 20.000 bottiglie prevalentemente di rossi tipici della zona. 

Ad un certo punto Michele Rigamonti, sulla scia del nonno prima e poi del padre che producevano un ottimo vino per autoconsumo e da regalare agli amici più cari, convince la sorella Elena di riprendere a produrre vino ottenuto dalle uve della piccola vigna di famiglia (in agro del comune di Castione Andevenno, nel cuore della Valtellina) e vinificato nell’antica cantina che si trova nel centro di Sondrio, questa volta da mettere a disposizione anche degli appassionati di vini della Valtellina. In questa avventura vengono coinvolti Paolo Beltrama che si impegna a curare la commercializzazione e l’enologo Emil Galimberti che, anche se giovane, ha un bagaglio di esperienza da fare invidia a grandi nomi dell’enologia nazionale. I risultati si vedono subito. Tant’è che alla 34esima edizione del Grappolo d’Oro che si tiene nell’ambito del Concorso enologico provinciale di Sondrio, il Valtellina superiore Sassella docg  “PG40” della vendemmia 2011, dalla giuria composta da giornalisti viene indicato come la rivelazione della manifestazione. E’ un incentivo a fare molto di più per farsi conoscere, magari partendo da Milano, che resta sempre una piazza importante non solo per i vini della Valtellina. 


(Michele Rigamonti)

Cosa e come fare, per avviare questo percorso di una maggiore visibilità? Rigamonti e suoi collaboratori chiedono consiglio ad un grande conoscitore di vini italiani e non solo, oltretutto con casa proprio in provincia di Sondrio, Mauro Bertolli. Deciso. Organizzanoiamo una degustazione a Milano e scelgono il ristorante di uno chef che arriva dalla parte opposto della Valtellina, cioè da Palermo, cioè il ristorante “Filippo La Matia. Oste e cuoco”. Se è una scelta studiata a tavolino, vuol dire che di Rigamonti è piccola solo la vigna ma non la voglia di fare conoscere cosa sa fare da tre ettari di vigna, di  quella eroica, perché da queste parti i vigneti sono tutti terrazzati con le ovvie difficoltà nella coltivazione. Infatti, se l’abbinamento del “Terrazze Retiche di Sondrio igt bianco 2016” è praticamente scontato con salumi e formaggi valtellinesi, visto la struttura del vino, la prima originale sorpresa è il piatto che La Mantia ha proposto con il Valtellina Superiore: “pacchero con zuppa forte di pesce e cime di rape”. Una composizione tipicamente meridionale, con i prodotti selezionati in tre regioni, il pacchero in Campania, la zuppa forte in Calabria, le cime di rape in Puglia tanto che ci siamo divertiti, e concordando con il cuoco palermitano, che questo si potrebbe chiamare “minestra del Regno delle Due Sicilie”. Il secondo è stato un filetto di manzo, le patate schiacciate, il midollo e il radicchio tardivo e, anche in questo caso, l’abbinamento classico è il Valtellina superiore Sassella. Il dessert, invece, potremmo definirlo solo una sorta di cortesia per i partecipanti alla degustazione perché la carta di La Mantia è prevalentemente d’impostazione siciliana e quindi ha servito il Passito di Pantelleria di Donnafugata.

Ritorniamo ai vini, che la triade Rigamonti-Galimberti-Beltrama ha voluto fare degustare ai propri ospiti. E, cioè:



Terrazze Retiche di Sondrio bianco igt bianco 2016:
ottenuto da uve provenienti da vigneti composti, nell’ambito aziendale, da tre vitigni di uve a bacca rossa (Nebbiolo al 90 %, Rossola e Pignola per il restante 10%) vinificate in bianco che ha permesso di ottenere 1.200 bottiglie che  si possono conservarei sino al 2020. Il mosto fiore viene messo a fermentare per il 60% in contenitori di acciaio e per il 40% in barriques nuove d’acacia. Con maturazione “sur lies” con batonnage quindicinale per oltre sei mesi nelle  barrique e nei contenitori d'acciaio. E’ di colore giallo paglierino con riflessi dorati. Al naso si avvertono sentori di fieno, di fiori alpini, salvia, acacia ed anche note di susina e di mela verde. In bocca è avvolgente per la sua piacevole sapidità e le note di mineralità che non dovrebbero essere compromesse dall’invecchiamento. 



Valtellina superiore docg PG40 Sassella 2011:
PG sta per Paganoni Giovanna, la mamma di Michele Rigamonti, alla quale è dedicato questo rosso ottenuto prevalentemente da uve Nebbiolo (localmente denominato Chiavennasca), con percentuali che superano il 90%, provenienti da vigneti che sono stati penalizzati da una grandinata estiva e che, comunque, hanno permesso di produrre 3.000 bottiglie di un vino che dopo un primo passaggio in vasca d’acciaio per 6 mesi, è stato posto in botti di rovere francese per 48 mesi e affinato in bottiglia per altri 6 mesi. E’ di colore rosso rubino tendente al granato; è intenso ed elegante nei profumi di frutti rossi, fichi secchi e spezie, ulteriormente arricchiti da una piacevolissima nota balsamica grazie al sapiente uso del legno. In bocca è un vino elegante, appena tannico, di grande piacevolezza e persistenza. Insomma, un vino di una complessità eccezionale che nella degustazione milanese è stato perfetto con i paccheri e compagni del Regno delle Due Sicilie. 

Valtellina superiore docg PG40 2012: è stata una annata dall’andamento climatico altalenante, con escursioni termine molte fredde responsabili di un calo di resa rispetto alla medie delle annate precedenti. Con tutte le difficoltà prima invernali e poi estive, nel complesso è da ritenere annata qualitativamente molto interessante, con una produzione di solo 2.000 bottiglie di un vino che sprigiona profumi di viola, di petali di rosa appassiti, di frutta rossa matura come ribes, mora e prugna, accompagnati da note speziate come pepe e liquirizia a, anche, di nocciola. In bocca è morbido, equilibrato, con tannini presenti ma misurati, di ottima persistenza e piacevolezza nel finale.



Valtellina superiore riserva docg ER64 2008:
a Michele piace dedicare il vino ai suoi famigliari più cari, in questo caso la sorella Elena e, quindi, ER64, anno della sua nascita. A lei è riservato un rosso che nel 2008 è stato prodotto in 2.300 bottiglie ottenute da uve selezionate nei vigneti ubicati nelle sottozone Inferno per il 60%  e Sassella per il 40%. Sono vigneti in forte pendenza, situati ad un'altitudine variabile tra 350 e 500 m slm con esposizione a sud. Viti ed impianto di età avanzata con ottimo equilibrio vegeto-produttivo. Le uve sono state vinificate in parte in fermentini troncoconici di rovere da 10 hl e in parte in acciaio a temperatura controllata per circa 30 giorni. Dopo un primo passaggio in vasca d’acciaio per 6 mesi, il vino è stato posto in botti di rovere francese per 48 mesi, e altre 12 mesi in vasche d'acciaio, più l’affinamento in bottiglia per almeno 36 mesi. Di colore rosso granato, rivela profumi di fiori appassiti di rosa e viola, piccoli frutti di bosco, anche in confettura nonché intriganti note balsamiche, di ginepro, di timo, di chiodi di garofano, di  tamarindo. Tutto arricchito da una bella speziatura di pepe e di tabacco. Sentori che si avvertono subito in bocca, dove il vino è sentori che si avvertono subito in bocca, dove il vino è caldo, fruttato, piacevolmente sapido, di grande persistenza e, ovviamente, di grande personalità.  

Da segnalare che tutte le etichette dei vini di La Spia, sono opere dell’artista Luca Pignatelli.

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