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Mag

Cincinnato scommette sul Bellone e Nero Buono: "Valorizziamo queste due uve laziali"

on 28 maggio 2019. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - La degustazione


(Fabio Ciarla, Giovanna Trisorio e Nazzareno Milita)

di Marco Sciarrini, Roma

La cantina Cincinnato di Cori in provincia di Latina, allarga gli orizzonti delle uve Bellone e del Nero Buono e presenta le riserve dedicate ai due vitigni autoctoni più importanti di questa zona del Lazio: Enyo e Kora.

Dopo oltre 70 anni di attività e un’esperienza unica sulla vinificazione delle uve autoctone, la Cincinnato ha deciso che i tempi erano maturi per allargare gli orizzonti e le aspettative di due vitigni fondamentali per il Lazio come il Bellone e il Nero Buono, uve dalle quali prende vita la maggior parte della produzione della cooperativa presieduta da Nazzareno Milita, finora sfruttate per le loro caratteristiche più immediate e da oggi invece premiate con una scelta difficile ma che sa di sfida. Enyo, nome che tornando all’antica Grecia rimanda proprio alla dea Bellona, dopo una leggera macerazione sulle bucce e una permanenza sui lieviti effettua la fermentazione malolattica, affina poi per un anno in acciaio prima dell’imbottigliamento. Kora, dall’antico nome della città di Cori, è un omaggio che la Cincinnato ha voluto fare alle proprie origini. In questo caso il Nero Buono affina per due anni in legno prima di essere imbottigliato, unendo all’attenzione in cantina una maggiore precisione nella scelta delle uve che provengono solo dai migliori vigneti dell’azienda.


Un progetto che prende il via subito dopo il lancio del metodo classico millesimato, sempre da uve Bellone, e in contemporanea con la messa in commercio del nuovo vino da uva Malvasia Puntinata. Un’attenzione importante verso i vitigni tradizionali, che la Cincinnato ha fatto propria da sempre, fino a farla diventare una delle sue caratteristiche fondamentali. Anche quando tutti in Italia puntavano sugli internazionali, la Cincinnato ha preferito rimanere ancorata alle radici, al contatto stretto con i propri soci e ad un’idea di cooperativa fatta sì di numeri, ma mai senza la qualità. Questo, in fondo, è il successo dell’azienda, ovvero aver saputo fare una scelta in controtendenza che sul lungo termine si è rivelata lungimirante e, allo stesso tempo, scegliere sempre il buono rispetto al facile. I luoghi d’origine, verdi e ancora in parte incontaminati, hanno spinto il passaggio, che si sta per concludere e che vedrà presto la luce, di una linea certificata biologica che verrà presto svelata nei dettagli. Un’attenzione alla sostenibilità che tra qualche mese otterrà una certificazione ufficiale. “Proprio il mondo della ristorazione e delle enoteche - conferma Nazzareno Milita - continua ad essere il mercato di riferimento di Cincinnato per le sue produzioni. E' qui che vogliamo farci conoscere sempre di più ed è qui che la nostra capacità di arrivare sul mercato con prezzi validi, senza però fare sconti all’eccellenza nel bicchiere, può fare davvero la differenza. Dopo la presentazione alla stampa, infatti, Enyo e Kora saranno presentati, insieme al resto della produzione, al mondo della ristorazione. Se saremo bravi a farli conoscere per quello che realmente valgono potremo avere davvero grandi soddisfazioni da questi due vini”.

Durante la presentazione nei locali di Sviluppo Horeca a Roma, il presidente della Cincinnato Nazzareno Milita, insieme alla responsabile marketing Giovanna Trisorio e al giornalista e relatore Fisar Fabio Ciarla, hanno guidato i presenti in un percorso di conoscenza e approfondimento dei due vitigni più importanti di Cori. Per il Bellone si è partiti dal Metodo Classico, in commercio dallo scorso anno, nella versione millesimata 2015 con circa 30 mesi di sosta sui lieviti. Poi si è passati alla versione fresca e immediata di questa uva con il Castore 2018, una delle etichette più diffuse e rappresentative della Cincinnato, per arrivare poi a Enyo 2017 che ha dimostrato un grande carattere unito a bevibilità. Con il Nero Buono si è partiti dal Polluce 2017, vino fresco e giovane unito di nome e di fatto al Castore per tipologia di consumo, passando poi all’Ercole 2015 e al Kora 2015, degustati insieme per poterne apprezzare le differenze che risiedono, in particolare, sulla ricerca di una maggiore finezza nella riserva vista la forza comunque presente nei vini da uve Nero Buono. I due vitigni, il Bellone, pure essendo coltivato in altre zone del Lazio, vede la sua massima espressione a Cori con una produzione complessiva tra l’80 e il 90% dell’intera regione. Il Nero Buono è coltivato quasi esclusivamente a Cori, fuori dal comune lepino infatti ne sono autorizzati ufficialmente solo 3 ettari in totale. Enyo 2017 e Kora 2015 sono le prime annate di un progetto di approfondimento su questi vitigni partito circa venti anni fa, al momento ne sono prodotte solo 5.000 bottiglie per etichetta.

Nei primi anni 2000 la dirigenza della cooperativa ha intrapreso un percorso dedicato alla valorizzazione della qualità fondato su un approccio totalmente diverso, nella remunerazione dei soci, rispetto al passato e alla maggior parte delle cantine sociali. Si è cominciato quindi a pagare le uve in modo differente in funzione di vari parametri, attualmente la stessa tipologia di uva può essere pagata fino al 300% in più rispetto alla media in funzione della sua qualità. La base sociale ha recepito e approvato questo sforzo, sposandone la filosofia. Da due anni è ormai attivo un sistema ad alta tecnologia denominato Foss che analizza in tempo reale le uve, già precedentemente selezionate in vigna e conferite solo in base ad un protocollo stabilito dalla cantina, così da poter separare le produzioni migliori e lavorarle in modo opportuno rispetto alle varie etichette. 

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