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Vini vulcanici, non solo Italia: i nostri assaggi a New York con le etichette di mezzo mondo

on 12 Giugno 2019. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - La degustazione

di Fabiola Pulieri, New York

Che i vini vulcanici siano diversi da tutti gli altri è cosa nota. Sono particolari perché le uve sono coltivate in ogni caso su terreni vulcanici ma, in alcuni casi, su vulcani che potrebbero esplodere in qualsiasi momento (e alcuni lo hanno fatto), su terreni che hanno diverse componenti e sono di tipologie diverse (pomice, basalto, lava, cenere più o meno fina ecc…) e grazie a questo tipo di stratificazione e di composizione le varietà delle viti sono per lo più autoctone poiché non attaccate dalla fillossera. 

Dunque i vini prodotti su terreni vulcanici di diverse parti del mondo sono tutti diversi, ma con alcune caratteristiche che li accomunano: aromi complessi, freschezza, alta acidità, sapidità e sapore “terroso”. Sarà una moda o semplicemente una novità, ma questi vini stanno riscuotendo così tanto successo che lo scorso anno si è tenuta una conferenza internazionale sui vini vulcanici del mondo e quest’anno c’è stata la replica, a New York, lo scorso 5 giugno (ne abbiamo parlato in questo articolo). Rispetto alla prima edizione quest’anno la partecipazione delle cantine è stata maggiore, si sono aggiunti alcuni paesi e altri non hanno fatto il bis. Ma andiamo per ordine: le cantine partecipanti sono state 68 contro le 40 del primo anno, per un totale di circa 160 etichette; i paesi partecipanti sono stati 10 (Armenia, Cile, Francia, Germania, Grecia, Israele, Italia, Portogallo, Spagna e Stati Uniti) e le masterclass sono state ben 4.

I banchi di degustazione allestiti per dare la possibilità di assaggiare i vini delle aziende presenti sono stati aperti dalle 10 alle 16 e l’afflusso dei partecipanti è stato notevole nonostante in contemporanea, in un altro Hotel di Manhattan e con gli stessi orari, si sia tenuto un evento simile promosso dalla Franciacorta (leggi qui). Vediamo quali sono state le etichette straniere che ci sono sembrate le più interessanti da menzionare iniziando da due paesi novità di quest’anno.

ISRAELE – Azienda Golan Heigths Winery – Yarden Sauvignon Blanc 2018



Vino prodotto sulle alture del monte Golan, in una striscia di terra che ha un terreno basaltico vulcanico che, dai racconti del titolare, pare avere condizioni climatiche simili alla Toscana anche se i vigneti di questo altopiano salgono da 400 a 1200 metri sul livello del mare e quindi le temperature sono molto rigide con ricche nevicate invernali. Il vino bianco è apparso fresco, di media corposità con un gusto piacevole e persistente. Fruttato e aromatico forse raggiungerà il meglio il prossimo anno.

ARMENIA – Azienda Karas – Red Classic 2016
L’Armenia è considerata la culla del vino, la più antica cantina è stata scoperta proprio lì. I vigneti sono piantati all’incirca a 1.000 metri di altezza e l’uva è sottoposta a sbalzi di temperatura ed escursione termica tali che la fanno maturare lentamente mantenendo i livelli di acidità e i tannini dolci che donano struttura a questi vini. La famiglia Eurnekian, che molti anni fa era emigrata in Argentina, è in parte rientrata in Armenia grazie a Eduardo e Juliana (zio e nipote) che insieme producono vino da più di un decennio in Patagonia e da qualche anno hanno deciso di fondare Karas in Armenia e tornare alla terra d’origine della famiglia. Le coltivazioni sono biologiche/biodinamiche con il solo uso di concimi naturali privi di additivi chimici. Il vino molto vivace ha aromi fruttati, grande acidità e nel complesso molto elegante.

STATI UNITI – OREGON – Azienda Cristom Vineyards



Questa degustazione è stata davvero interessante perché ad essere degustate sono state, della stessa annata, quattro declinazioni di Pinot Nero relative ai quattro vigneti di proprietà dell’azienda che portano i nomi delle matriarche della famiglia Gerrie. Paul Gerrie e sua moglie Eileen sono infatti i fondatori dell’azienda Cristom Vineyards, nella Valle di Willamette, in Oregon nata nel 1992 e oggi guidata dalla seconda generazione, quella del figlio Tom. I quattro vigneti che danno il nome ai rispettivi vini sono: Eileen, Jessie, Louise e Merjorie piantati tutti a pinot nero e tutti diversi per suolo, altitudine ed esposizione. Tom e l’enologo fanno in modo di conservare per ciascun vigneto le espressioni e le caratteristiche dell’uva in quel determinato luogo. 1) Eileen Vineyard 2016 – molto raffinato ed elegante, strutturato e con sentori un po’ agrumati. Fresco con un finale lungo e di media persistenza. Molto bevibile. 2) Jessie Vineyard 2016 – molto minerale, aroma di frutti rossi e tannini decisi. Un bel finale. 3) Louise Vineyard 2016 – più tendente ai sentori del tabacco rispetto agli altri, con una vivace acidità. Nel complesso forse ancora poco maturo. 4) Merjorie Vineyards 2016 – dolce con note di ciliegia e incenso, si avverte il sentore “terroso” del territorio vulcanico.

STATI UNITI – WALLA WALLA VALLEY– Azienda l’Ecole n° 41 – Estate Ferguson Vineyard 2014 e 2016



Il primo vino (2014) è una miscela di sei prestigiosi siti di vigneti che rappresentano le tipologie di terreno uniche della valle di Walla Walla. Ha struttura elegante, sentori di petali di rosa e cacao con un finale ricco e armonioso. Il secondo vino (2016) invece è un vino vulcanico con complessi sentori di caffè, tabacco e frutta con una acidità concentrata, robusta e persistente. I vigneti sono posizionati su un terreno ad alta quota lungo un costone di antiche colate laviche con vista sulla Walla Walla Valley.

CILE – Tabalì - Barranco Viognier 2017



Guillermo Luksic è stato il primo imprenditore a costruire una cantina moderna nella valle di Limarí. Nei primi anni novanta acquistò il campo di Tabalí, sulle rive della Valle dell’Encanto, dove piantò i suoi primi vigneti nel 1993 e solo nel 2002 lanciò i primi vini con il marchio Tabalí. Il Barranco Viognier è prodotto esclusivamente con uve Viognier del vigneto Río Hurtado, che si trova nella valle di Limarí, nelle Ande, a soli 45 km dall'Argentina. Ad un'altitudine di 1.600 metri sul livello del mare, questo singolare vigneto di montagna è uno dei tre più alti del Cile. I grappoli delle uve sono stati selezionati manualmente e la fermentazione ha avuto luogo in piccole vasche di acciaio con un rigoroso controllo della temperatura per preservare tutto il fruttato e la freschezza dell'uva. Il vino è stato poi affinato in vasche di acciaio. Molto elegante e profumato con note floreali, frutta secca e spezie, ha una nota minerale sullo sfondo. È molto elegante e molto fresco.

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