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Mag

"Due-tre cose da dire al nuovo ministro: export vino strategico per sistema Italia"

on 22 maggio 2018. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - L'intervista

L'amministratore delegato di Business Strategies, Silvana Ballotta, lancia un appello al nuovo ministro dell'Agricoltura del nascente governo. "I nostri vini inimitabili. Ma è essenziale la promozione di un brand unico Italia"


(Silvana Ballotta)

"Bisogna comprendere subito che l'export del vino italiano è un volano essenziale che può trainare tutto il sistema Paese. Purché ci sia un brand unico e tanta voglia di rimboccarsi le maniche per il bene dell'Italia". 

A parlare è Silvana Ballotta, Ceo di Business Strategies, che in un'intervista esclusiva a Cronache di Gusto fa il punto della situazione del vino italiano, soprattutto in questa fase di stallo del nuovo governo che sceglierà il nuovo ministro dell'agricoltura, che avrà un ruolo fondamentale per trasinare un comparto in netta ascesa nel nostro paese.

Un nuovo ministro si sta per insediare. Circolano alcuni nomi (leggi questo articolo). Quale suggerimento si sente di dare per migliorare l'export del vino? E per evitare di restare intrappolati in logiche burocratiche?
"Il vino è uno dei pochi settori sani della nostra economia, il mio suggerimento per il prossimo ministro è di lavorare per lo sviluppo del brand Italia. Il vino è sempre più un prodotto globale il cui mercato export supera complessivamente i 30 miliardi di euro; la concorrenza cresce, ma noi possiamo contare su un prodotto difficilmente imitabile. Le condizioni per fare un ulteriore salto di qualità ci sono, ma serve mettere le aziende nelle condizioni di sfruttare il traino di un brand globale tricolore che solo una strategia centralizzata può favorire. Specie in Italia, dove il tessuto produttivo è composto da piccole e piccolissime aziende, che spesso non hanno la forza né il know how commerciale e di marketing per affrontare le sfide del mercato. Serve quindi affiancare sempre di più le attività di promozione dei territori con una promozione unica del brand Italia, che non andrà a beneficiare solo il nostro wine&food ma anche altri aspetti del made in Italy, come il turismo".

L'Ocm promozione Paesi Terzi quanto può essere strategico per migliorare l'export del vino?
"L’Ocm promozione Paesi Terzi è uno strumento di eccezionale valore, se ben sfruttato. Non va dimenticato che gli altri comparti non possono contare su un tale vantaggio competitivo, quindi ciò dovrebbe essere un ulteriore monito di responsabilità per chi gestisce un plafond così importante ed esclusivo. Purtroppo negli ultimi anni in Italia – al contrario degli altri Paesi competitor - la gestione della misura è stata disastrosa nei tempi e nei modi. E questo è molto pericoloso, in un mercato sempre più globalizzato dove la domanda europea segna il passo ed esplode quella asiatica, con i competitor del nuovo mondo produttivo che tra l’altro riescono a sfruttare condizioni geopolitiche favorevoli".

Quanti fondi a disposizione per la prossima campagna 2018/2019?
"Per la promozione sui mercati terzi le risorse totali ammontano a 102 milioni di euro, di cui circa 30 milioni destinati a progetti nazionali (leggi questo articolo). Si tratta di una delle misure più importanti non solo sul piano strategico ma anche in relazione alla dotazione finanziaria, se si pensa che le risorse comunitarie complessive dell’Ocm ammontano a circa 337 milioni di euro".

Italia in ritardo per cause ormai note. Cosa possiamo fare per recuperare il gap con le altre nazioni a vocazione vitivinicola?
"Come detto serve lavorare sulla costruzione di un brand forte del prodotto italiano. Che è un concetto, una suggestione, non una elencazione nozionistica di terroir, denominazioni e caratteristiche organolettiche in qualche isolato albergo dall’altra parte del mondo. In Cina, ancor più che negli Stati Uniti, il vino è disimpegno, status symbol, relax: se cominci a raccontare troppo tutto in una volta si ottiene l’effetto contrario. E ve lo dice chi ha attivato delle scuole sul vino italiano in 8 grandi città del Dragone".

In ogni caso l'export sta crescendo. Dobbiamo ritenerci soddisfatti come italiani?
"Soddisfatti del nostro vino, non di come lo vendiamo. Rispetto al prodotto il motore del marketing è ancora al minimo: serve maggior managerialità, competenza e conoscenza dei propri limiti, perché sono due mestieri differenti. Noi presidiamo la Cina da anni e siamo consapevoli che la strada da percorrere è ancora lunga e difficile. Stiamo provando ad accorciarla attraverso un accordo di sistema con il più importante gruppo editoriale di Shanghai, lo Shanghai Morning Post, con un progetto crossmediale su cui abbiamo lavorato negli ultimi 6 mesi e ora è ai nastri di partenza. Ci crediamo perché lavorandoci assieme da anni siamo ormai diventati più ostinati di loro".

C.d.G.

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