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07
Nov

Enzo Vizzari: "Insignire uno chef cavaliere del lavoro? Un bel gesto ma da solo non basta"

on 07 November 2012. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - L'intervista

“Avrebbe un forte significato mediatico e simbolico, ma senza politiche concrete rimarrebbe solo un segno fine a se stesso” – esordisce con queste parole il direttore e curatore delle Guide de l’Espresso alla nostra domanda su cosa ne pensa dell’appello di Cronache di Gusto al Presidente della Repubblica.

“Sono oramai anni – spiega Vizzari – che sostengo che in un Paese come il nostro abbiamo perso tante opportunità. Se ci si impegnasse puntando sulle nostre risorse primarie, tra cui anche il patrimonio artistico, il turismo e la nostra filiera agroalimentare insieme ai mestieri legati all’ospitalità, davvero l’Italia potrebbe avere un ruolo, anche nell’economia, di primo piano”.

Sullo stato della ristorazione italiana Vizzari ci riferisce: “Indubbiamente sono tempi durissimi ma obiettivamente devo ribadire che in Italia non si è mai mangiato bene come adesso. Potrà sembrare un paradosso ma la nostra ristorazione continua a fare progressi. La crisi di certo non aiuta – continua - né l'affermazione di novità, né la vita quotidiana dei ristoranti. Negli ultimi due anni ho visto chiudere un numero altissimo di ristoranti presenti in guida, più che negli ultimi dieci anni. Se si considera che in guida sono presenti presente solo le eccellenze, ovvero duemilasettecento ristoranti su centoquarantamila in Italia, questo è un segnale pesante”.

Infine chiediamo a Vizzari la sua percezione sulle prospettive di ripresa e le soluzioni per venire fuori dall’attuale crisi. “Sicuramente è necessario l’impegno di tutti a vari livelli ma nella stessa direzione. In Italia si creano spesso troppe iniziative scollegate che comportano grandi dispendi. Ciò è dovuto anche alla mancanza di un indirizzo generale e soprattutto di qualcuno che si prenda l’impegno di ottimizzare gli sforzi e gli investimenti”.
 

Daniela Corso

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Commenti  

 
0 #1 censor 2012-11-08 15:46 L'affermazione che in Italia non si è mai mangiato bene come in questi tempi è quanto meno azzardata e denota un punto di vista parziale: se, da una parte, si è elevato il livello ed è aumentato il numero dei sedicenti ristoranti di alta categoria, che spesso propongono menù di dubbia innovatività, infarciti di cibi esotici per una clientela trimalcionesca, dall'altra, è caduta in rovina ed ha perduto irrimediabilmen te la sua identità la ristorazione di medio livello (quella quotidiana, dove andavamo a pranzo con gli amici o la domenica con le famiglie) che, storicamente, è stata la ristorazione che ha fedelmente interpretato lo spiritus loci italiano e le tradizioni borghesi e contadine su cui poggia la nostra identità culinaria, che non è quella dell'alta cucina francese; complice, se non principale responsabile, il dilagare della grande distribuzione e di un'industria che invade e massifica le cucine dei nostri ristoranti da trieste a palermo. quindi è più facile consumare un ottimo filetto argentino o un rombo chiodato, nel migliore dei casi francese, che trovare a palermo una costata madonita o un rombo delle nostra acque. il tutto spesso servito in un ambiente anonimo e spersonalizzant e. scusate lo sfogo. anonimi saluti. vostro censor Citazione
 

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