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Liberalizzati i diritti di reimpianto, ma la nuova norma non piace proprio a tutti

on 11 Gennaio 2018. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - Scenari

Stralciato dal decreto il comma che sancisce la non trasferibilità per l'impianto dei vigneti fuori regione. L'assessore siciliano Bandiera: "Negli ultimi anni utilizzati troppi escamotage per aggirare il sistema"

Ci vorrà una nuova riunione, ma al momento c'è una importante decisione che stravolge il mondo dei diritti di impianto a livello nazionale.

Ieri la Commissione Politiche Agricole della Conferenza delle Regioni che si è riunita a Roma, ha stralciato dal decreto del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali in materia di autorizzazione per gli impianti viticoli, il comma che sancisce la non trasferibilità per l’impianto dei vigneti fuori regione. In pratica, adesso, sarà possibile acquistare liberaente diritti di impianti su tutto il territorio nazionale ed usarli dove si preferisce. A questa decisione si sono opposte la Sicilia, la Campania, l'Umbria, la Toscana e l'Emilia Romagna che si sono opposti anche al fenomeno elusivo che sancisce l’impossibilità di concedere autorizzazioni al reimpianto prima dello scadere dei cinque anni dalla data del contratto di locazione. Per questo motivo, la Commissione tornerà a riunirsi nei primi giorni di febbraio con la proposizione di un nuovo decreto che terrà conto delle osservazioni sollevate nel corso della conferenza tenutasi ieri.

L’Assessore regionale siciliano per l’Agricoltura Edy Bandiera, che ha preso parte ai lavori, ha ribadito con fermezza quanto non corretta fosse la linea politica adottata negli ultimi anni che poneva in essere palesi espedienti al fine di eludere tale norma, col conseguente depauperamento delle nostre superfici a vigneto. “Continuano a giungere  a quest’Amministrazione, richieste di estirpazione da parte di aziende con sede al di fuori del territorio della regione siciliana che hanno recentemente stipulato (in alcuni casi anche da poche settimane) contratti d’affitto di superfici vitate, con l’espressa autorizzazione inserita nello stesso contratto ad estirpare e reimpiantare anche su superfici aziendali diverse da quella in cui è stata effettuata l’estirpazione - spiega l’Assessore Bandiera - Risulta evidente che tali richieste, effettuate da aziende consolidate in altre regioni, hanno l’unico scopo di effettuare l’estirpazione per acquisire la relativa autorizzazione ad effettuare successivamente il reimpianto nei terreni in conduzione nella propria regione. La procedura, formalmente corretta ma del tutto irrituale come principio, si conclude con la risoluzione anticipata del contratto una volta che l’affittuario ha ottenuto l’autorizzazione al reimpianto ed il relativo nulla osta all’utilizzo della stessa in altra regione”.

Un espediente che potrebbe compromettere l'intero patrimonio vitivinicolo italiano, soprattutto di quelle regioni che non hanno vigneti che permettono un'elevata remunerazione.

Un altro tema importante discusso in Commissione Politiche Agricole è stato lo schema di decreto riguardante le disposizioni concernenti la revisione e l’armonizzazione della normativa nazionale in materia di foreste e filiere forestali. Secondo quanto concepito nel decreto, sono state definite bosco le superfici coperte da vegetazione forestale arborea, di origine naturale o artificiale in qualsiasi stadio di sviluppo ed evoluzione con estensione non inferiore ai 2.000 metri quadri. Tradotto in poche parole un impianto di 2.000 metri quadri viene già concepito come bosco, con la conseguente instaurazione di una serie di vincoli e un ingessamento del territorio. Al riguardo l’Assessore Bandiera ha operato verso il rafforzamento di un articolo contenuto nello stesso decreto (art.17) che assegna potestà decisionale alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e Bolzano. La regione Siciliana potrà in tal modo legiferare autonomamente in materia. 

C.d.G.

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