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"Dop-economy", cresce la produzione delle cooperative

on 15 Dicembre 2018. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - Scenari

Sul vino, le cooperative rappresentano il 52% delle produzioni delle Dop italiane e il 65% delle Igp

Si consolida la produzione made in cooperative dei prodotti a denominazione. Se la “Dop-Economy” ha raggiunto la cifra record di 15,2 miliardi di valore come certificato dal Rapporto Qualivita 2018, è anche grazie al contributo della cooperative agroalimentari, leader indiscusse di alcune delle principali Dop italiane. 

Questa la top ten delle denominazioni in cui il peso della cooperazione è superiore al 70%: Mela Val di Non Dop, Mela Alto Adige Igp, Parmigiano Reggiano Dop, Grana Padano Dop, Pera dell’Emilia Romagna Igp, Asiago Dop; Teroldego Rotaliano, Soave, Lambrusco, Sangiovese tra i vini. “Le cooperative, che sono fortemente legate al territorio – spiega Giorgio Mercuri, Presidente Alleanza Cooperative Agroalimentari – sono il vero motore che traina il settore delle denominazioni. Se non ci fossero le cooperative, molti dei prodotti a denominazione non raggiungerebbero le vette produttive che oggi vantano. Non solo, la cooperazione consente un’immediata ricaduta positiva sulla parte agricola: se molta della produzione primaria non fosse infatti gestita dalle cooperative, i prezzi alla produzione sarebbero più bassi. Ne è un esempio il Parmigiano Reggiano Dop, che guida la classifica dei prodotti a denominazione per valore all’origine (1,34 miliardi di euro), proprio grazie all’apporto dei caseifici sociali, ha registrato nell’ultimo anno un incremento del prezzo medio all’origine del 13,7%”.

La cooperazione ha da sempre un ruolo predominante nella produzione dei formaggi DOP, prodotti fortemente legati al territorio e rappresenta circa l’80% della produzione di Parmigiano Reggiano, il 70% del Grana Padano, l’80 % della produzione di Fontina, il 70 % della produzione di Asiago e il 65 % di Pecorino Romano. Importante anche il peso nell ortofrutta, dove le cooperative rappresentano la quasi totalità della produzione delle mele a denominazione (Dop Val di Non, Alto Adige Igp, Valtellina Igp, rossa di Cuneo Igp), delle Pesche e Nettarine di Romagna Igp, delle Pere dell’Emilia Romagna Igp, insieme a quote rilevanti di produzioni a denominazione in cui la presenza delle cooperative è diffusa, quali ad esempio: Clementine di Calabria Igp, Ciliegia di Vignola Igp, Carota del Fucino Igp, Kiwi Latina Igp, Radicchio rosso di Treviso IGP, Arancia Rossa di Sicilia Igp, Nocciola del Piemonte Igp, Patata del Fucino Igp, Patata di Bologna Dop, Pomodoro di Pachino Igp e molte altre.

Sul vino, le cooperative rappresentano il 52% delle produzioni delle Dop italiane e il 65% delle Igp. In Veneto proviene dalle cantine cooperative l’80% del Soave Doc, il 62% della Valpolicella, il 53% del Custoza e il 50% del Prosecco. Ancora più preponderante la quota cooperativa sui vini di qualità in Trentino, con percentuali superiori al 90% per le Doc di Teroldego Rotaliano, Trentino, Valdadige e Casteller. Primati cooperativi anche in Emilia Romagna, con oltre il 90% delle varie denominazioni di Lambrusco e il 75% del Sangiovese di Romagna. In Toscana spicca il 50% del Nobile di Montepulciano, mentre in Piemonte è cooperativo il 42% del Dogliani. Notevole anche il peso della Puglia, con quote superiori all’80% per ben 6 Doc.

Sono in mano a frantoi cooperativi anche molte denominazioni del comparto olivicolo, come l'Igp Toscana dove la cooperazione controlla circa l’80% del totale e la Terra di Bari (40%), seguite da altre Dop come Brisighella, Sabina, e la Dop del Garda. “Per la cooperazione è prioritaria in questa fase una forte azione di tutela dei nostri prodotti a denominazione nei paesi terzi – prosegue il presidente Mercuri – che va rafforzata nell’ambito degli accordi di libero scambio che l’Europa sta definendo con mercati quali Canada e Giappone. Una partita su cui l’Italia gioca un ruolo importante, dal momento che l’export delle Ig made in Italy, come ha rivelato l’ottimo rapporto Qualivita, ha raggiunto gli 8,8 miliardi di euro (+4,7%) pari al 21% di tutto l’export agroalimentare italiano”.

È proprio di qualche settimana fa la costituzione di Origin Italia come soggetto interlocutore unico per riunire tutte le associazioni dei consorzi di tutela in un organismo che tuteli gli interessi di tutta la filiera delle indicazioni geografiche. “Gli obiettivi su cui occorre principalmente lavorare - dice il presidente Cesare Baldrighi – sono la valorizzazione e promozione delle indicazioni geografiche nell’ambito della nuova Pac, che deve essere ulteriore motore di sviluppo delle Indicazioni geografiche, insieme ad una revisione delle modalità di valutazione e modifica dei disciplinari di produzione”.

C.d.G.

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