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25
Feb

Tra Usa e Russia, i dati dell’export

on 25 Febbraio 2012. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - Scenari

Vanno bene le esportazioni di vino italiano. E’ quanto emerge dall’attenta analisi degli ultimi dati forniti dall’Istat che Marco Baccaglio, esperto e wine blogger, delinea sul suo blog I numeri del vino.

“Novembre è stato un altro mese eccellente per l’export italiano – afferma -.  I vini sfusi, che avevano dato segni di cedimento, hanno avuto un buon mese, mentre i numeri per i vini imbottigliati e spumanti sono piuttosto allineati ai mesi precedenti, cioè con una crescita intorno al nove -dieci per cento per i primi e vicino al trenta per cento per i secondi”. E c’è un’altra buona notizia: “Nel 2011 la divisione Wine & Spirits di LVMH è ritornata sui livelli di utili pre-crisi”.

Dall’analisi di Baccaglio emerge l’export in Usa: “L’indebolimento dell’euro e, presumibilmente – spiega -, gli incrementi di costo delle materie prime stanno consentendo un graduale recupero del prezzo mix. Nel mese di novembre l’andamento del valore è stato per tutte le categorie largamente superiore a quello del volume”. Le esportazioni negli Stati Uniti sono così cresciute del 17% per i vini imbottigliati.

Interessante anche il trend che riguarda la Russia: “Qui esportiamo circa 800mila ettolitri, oggi perfettamente suddivisi tra spumanti, vini imbottigliati e vini sfusi”. Ma ciò che è interessante  è il crollo dei volumi di vini sfusi: “Presumibilmente l’introduzione dei dazi doganali ha cambiato le convenienze economiche e l’export si sta normalizzando. Le esportazioni “importanti” in Russia di imbottigliato e spumanti sono così riprese”.

E se nell’anno appena passato la divisione Wine & Spirits di LVMH è  ritornata sui livelli di utili pre-crisi, Baccaglio precisa: “Intanto tra il 2007 e il 2011 il peso dei vini e dello Champagne è sceso dal 55 per cento al 50 per cento delle vendite, mentre Spirits e Cognac sono saliti dal 45 per cento al 50 per cento”. E poi, “i margini di profitto della divisione vino e Champagne non sono nemmeno lontanamente vicini a quelli pre-crisi (dal 36 per cento al 30 per cento mentre le vendite sono tornate quelle di prima), mentre la parte di Cognac e super alcolici ha mostrato un significativo miglioramento del profitto. Nella seconda parte dell’anno, la crescita dei volumi e delle vendite si è ulteriormente ridotta (+2 per cento) segno della fine del recupero dalla crisi”.

Sandra Pizzurro

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