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21
Apr

Monica Larner risponde ad Attilio Scienza: il punteggio il modo più immediato per comunicare il vino

on 21 Aprile 2012. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - L'intervento

“I punteggi al vino sono necessari. Non c’è ancora un’alternativa altrettanto efficace per comunicare la qualità di un vino”.

Così la firma di Wine Enthusiast, Monica Larner (nella foto), presente a Sicilia en Primeur replica alle critiche che Attilio Scienza, in un'intervista pubblicata su Cronache di Gusto, ha rivolto al sistema alla Parker definendolo “una trappola dalla quale uscire”. Per la giornalista statunitense il punteggio sarebbe il modo più immediato ed efficace per stimolare la curiosità del consumatore e per comunicargli quel vino ad un primo step.

“Non possiamo certo comunicargli da subito il territorio. Almeno non al consumatore del nostro mercato. Perché c’è tantissimo vino da tutti i paesi, migliaia di vitigni, di brand, è difficile per lui orientarsi. Il punteggio rimane il più netto e forte comunicatore della qualità di un vino. Non possiamo utilizzare come leva di comunicazione il territorio perché presuppone la conoscenza, da parte di chi beve, di quel territorio e di tutto quello che lo determina. Forse potrebbe funzionare in un Paese cone l’Italia o la Francia. E non è neanche detto che poi territorio sia qualità. Bisogna stare attenti”.

Un cruccio quello dei punteggi per la Larner, che più volte, come racconta, è stato tema di discussione alle riunioni di redazione del suo giornale. “Ci siamo chiesti se ci fosse un’altra strada. Abbiamo tirato fuori così tante idee ma alla fine non abbiamo trovato altra soluzione che davvero funzioni come il voto. Non credo che sia perfetto ma comunica bene. Dà un’idea, fa da stimolo”. Ammette comunque che c’è un’esagerazione o ossessione sul punteggio. “I produttori vanno alla ricerca del punteggio, i consumatori non vanno a comprare vino se non hanno una guida o una recensione con il voto in mano. Ricordiamo che questo modo di giudicare il vino ha i suoi limiti. Lo trovo riduttivo, lo ammetto, però è il solo che può essere punto di partenza per creare una cultura del vino presso i consumatori”.

M.L.

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Commenti  

 
+1 #1 Carlo Merolli 2012-04-23 13:30 Il punteggio andrebbe bene quando é accompagnato da ampio testo esplicativo ( ved p.e s Enogea et al.) Scrivo "andrebbe" perché poi nella pratica il testo viene dimenticato e rimane il numero. Come tale ed isolato non solo esso non é´una "cifra" per comunicare il vino, ma porta anche con se´il pericolo. della penalizzazione della qualitá. Perché ?
Perché diventa solo interessante il tratto 95 - 100, e vini ottimi nella fascia, diciamo 85-90, vengono trascurati dal mercato con relativo danno de i produttori.

Dall'essere una indicazione generica di qualitá ( le tre stelle di Veronelli i bicchieri del Gambero etc) il punteggio é diventato una discriminante commerciale, di un commercio rivolto ad un pubblico spesso solo interessato all'elite, che per definizione
non pu´che essere ristretta. E piu´ampia la scala, piú ingannevole il sistema: questo ai limiti del ridicolo, se poi nel prezzo si trasferisce la differenza tra diciamo un 96 centesimi ed un 98. Se la cosa andava e va bene a Parker che si rivolge ad un pubblico "distante" dal vino, perlomeno agli inizi, consideriamo per un attimo di quale tipologia di vini il sistema
si é fatto veicolo. Le tendenze i gusti i modi di produrre sono
cambiati e i punteggi di dieci anni fa raramente andrebbero a coprire gli stessi vini di oggi. Fermo restando il valore pratico che i punteggi si sono guadagnati, penso che siano un modo riduttivo, schematizzato e spesso fuorviante di descrivere una realtá cosi´complessa come il vino. Per non parlare poi della preparazione specifica ( e vieppiú dei gusti) del degustatore: alla sua prima uscita proprio Parker assegnó un punto interrogativo al Patriglione di Taurino, perché non era preparato a quella tipologia. Ci sarebbero tanti altri esempi ma invito tuttio a rileggersi le motivazione di Baldo Cappellano buonanima al non voler essere valutato in numeri.
Oggi i punteggi sono un male necessario e se serviti senza ampia valutazione scritta, da trattare con le molle.
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