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06
Apr

Il Grappoli del Grillo 2013 "bocciato": non potrà avere il marchio Doc Sicilia

on 06 Aprile 2015. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - Il caso

Renato De Bartoli: lo declasso, i miei clienti lo compreranno lo stesso

Il Grappoli del Grillo annata 2013 di De Bartoli, uno dei vini più noti della storica cantina marsalese non potrà avere il marchio Doc Sicilia. 

Il bianco, Grillo in purezza, non ha superato la prova delle analisi chimico/fisiche per ottenere il riconoscimento del marchio Doc Sicilia. La comunicazione, annunciata al produttore, stabilisce che, in base alle analisi effettuate, il campione inviato non è stato conforme per il valore dell’estratto non riduttore, escluso il saccarosio. Il campione di vino di De Bartoli avrebbe, infatti, un valore di estratto secco pari a 17 grammi per litro e non a 18 grammi per litro come prevede il disciplinare.

Nessun commento da parte dell’Irvo secondo cui un vino atto a divenire Doc Sicilia che non supera i parametri stabiliti non può neanche passare all’esame organolettico da parte della Commissione di degustazione che effettua le certificazioni dei vini. Tecnicamente non siamo di fronte ad una bocciatura dal punto di vista organolettico, ma ad uno stop imposto al primo esame chimico/fisico che è risultato incongruente rispetto ai parametri del disciplinare. Di fatto, stando così le cose, il Grappoli del Grillo 2013 di De Bartoli non sarà quindi Doc Sicilia come è avvenuto per l’annata 2012. 

Il produttore Renato De Bartoli esprime il suo commento, senza voler criticare la decisione affermando che "giudicare un vino in questo modo appare riduttivo. Probabilmente il mondo del vino soffre di un eccesso di burocratizzazione. La commissione non saprà se il Grappoli del Grillo 2013 è un grande bianco oppure no. Per un parametro sforato di un grammo".

Il campione potrebbe essere rivedibile. Basterebbe procedere con la prassi di comunicazione tra ente e azienda. De Bartoli, tuttavia, al momento, non sembra intenzionato a far nulla. "Né nuovo invio, né ricorso - spiega -. Preferisco declassarlo ad Igt Terre Siciliane. Mica i consumatori non lo compreranno perché non è Doc Sicilia?”.

F. L.

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Commenti  

 
+12 #1 Giancarlo Moschetti 2015-04-06 11:50 Conservo una bottiglia di Sassicaia del 1981 con denominazione "Vino da Tavola". Non sarà certo la mancata certificazione DOC a diminuire la vendita di una grandiosa interpretazione di Grillo come quella di De Bartoli. Citazione
 
 
+1 #2 Carlo Merolli 2015-04-06 12:18 Senza offendere nessuno e dando a De Bartoli quello che é di De Bartoli: come mai non leggiamo mai di menate analoghe per quanto riguarda Mouton Rotschild o i grandi cru di Borgogna ? Se la DOC Sicilia, nelle sue migliori intenzioni, é fatta per valorizzare gli ottimi vini dell'isola, perché non prevede spazii per le eccellenze della qualitá, ammettendo e magari dichiarandolo in etichetta, del prodotto artigianale che in quanto tale potrá di anno in anno ogni anno essere conforme solo all'andamento stagionale e non (solo) ad una codificazione neutra e per questo livellante ? A me sembra un grosso autogol, il non prevedere tolleranze minime, magari riportate in etichetta con obbligo di dicitura "Fuori parametro" o scritte analoghe. E´possibile che tutto quello che la natura e la sapienza artigianale del produttore riescono a creare venga "castrato" dalla stesse legge che li dovrebbe valoriozzare ? Citazione
 
 
-1 #3 Ruggero Vasari 2015-04-06 16:56 Anche a me è successo che il mio Mamertino Cru San Giuseppe 2009 riserva invecchiato due anni in botte di rovere non è passato alle analisi per un decimo di grado alcol . L'ho venduto lo stesso come Mamertino doc! Ma i media non si sono fatti sentire e tanto meno cornache di gusto che privilegia sempre i soliti noti , come se l'eccellenza vinicola siciliana si deve solo a 4 o 5 produttori . Bravi e buona continuazione Citazione
 
 
-5 #4 Antichivigneti.eu 2015-04-06 18:33 Tutto questo conferma l'inutilità di una DOC che nasce "non si sa per cosa". A parte quello che è successo a De Bartoli, la Sicilia ha condizioni pedoclimatiche molto diverse tra di loro e di conseguenza vini della stessa varietà ma provenienti da areali diversi possono risultare con diverse caratteristiche sensoriali (Terroir). Perchè utilizzare un'unica denominazione? Citazione
 
 
+2 #5 Marco Busalacchi 2015-04-06 20:26 Da venditore sono fermamente convinto che questo vino, del caro Renato, non abbia bisogno di denominazioni per essere venduto.
Le regole sono, a volte, in antitesi con la personalita' che un produttore vuole imprimere al suo prodotto.
Io, domani mattina, andro a comprare Il Grappoli del Grillo 2013.
Forza Reanato
Citazione
 
 
+4 #6 Davide 2015-04-07 12:07 Credo che lamentarsi per il non rispetto di una regola, tra l'altro stabilita anche tra produttori è inutile. Se ci sono le regole queste vanno rispettate. Poi il consumatore che vuole bere un determinato vino, lo compra anche se non ha "titoli nobiliari" scritti sull'etichetta. Citazione
 
 
+4 #7 Francesco Pn 2015-04-08 00:20 Rileggo bene e mi stupisco. Dunque: la doc per un bianco generico prevede un estratto minimo di 16, per il grillo - che è un vitigno di sostanza - 19 gr/lt (e quindi ne mancherebbero due…). Poi, si legge chiaramente che per il predetto motivo - ed è specificato nell'articolo - il vino non è nemmeno andato in Commissione. Ed è logico, mancava un pre-requisito. Ora, è evidente che ci troviamo di fronte a una regola a tutela della Denominazione DOC S.. Personalmente, meglio una in più che in meno. Sintesi: De Bartoli è un produttore di gran qualità, ma cosa accadrebbe per altre cantine meno scrupolose e con prodotti con 16 di estratto? Tutto buono ed entro la DOC?! E no, sono un consumatore e non mi sta bene. Infine, se non si fanno favori a De Bartoli, che è un nome, allora immagino non se ne fanno per nessuno. Quindi le regole funzionano e sono state applicate. E che c'è di male??? Non solo non vedo alcuno scandalo, ma anzi vedo una bella presa d responsabilità da parte del Consorzio. Citazione
 

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