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Rubinetti dei silos aperti di notte: negli scarichi finiscono 500 mila euro di vino

on 10 Dicembre 2016. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - Il caso

(Ottavia Giorgi di Vistarino)

Cosa ci sia dietro lo scopriranno le Forze dell’Ordine. Ma non è la prima volta che raccontiamo di un caso simile. 

E’ già successo in Toscana, a Montalcino, quando venne sversato il Brunello di Gianfranco Soldera. Ora ci spostiamo nell’Oltrepo Pavese. La “vittima” è la contessa Ottavia Giorgi di Vistarino, la quarantenne che sta cercando, con la sua azienda, di risollevare l’immagine di una terra segnata dagli scandali. Un atto vandalico dalle proporzioni immense: danno stimato, 500 mila euro. Un colpo così duro da poter mettere in ginocchio una azienda agricola. Qualcuno ha scavalcato il muro di recinzione della proprietà, che si chiama Rocca de’ Giorgi, come il Comune in cui si trova (i confini della tenuta e del paese quasi coincidono). Mille ettari in provincia di Pavia, con vigneti di Pinot nero, Riesling, Pinot grigio, Chardonnay, Moscato, Croatina, Barbera e Cabernet. Un sensore del sistema di sorveglianza era guasto, oppure manomesso. L’obiettivo erano le cisterne di vino. I rubinetti sono stati aperti, e così sono rimasti fino a quando l’intero contenuto dei serbatoi è finito nelle canalette di scolo: 5.300 ettolitri di Pinot grigio, Riesling e altro. Non ci sono sospettati, ma la contessa parla di invidie e attacchi in una zona difficile, con molte indagini in corso.

L’azienda, prima dell’arrivo di Ottavia, vendeva le basi per lo spumante a grandi case vinicole e molto vino sfuso. “Ho mantenuto anche per motivi sociali questa tradizione — racconta la contessina — per dare lavoro ai piccoli viticoltori che ci portano le uve. A differenza di altri, paghiamo il prezzo giusto, a due mesi dalla consegna. Una correttezza che può dare fastidio”. A chi? L’ambiente non è incontaminato. Poco distante da Rocca de’ Giorgi 297 persone sono finite sotto inchiesta per una truffa da 20 milioni di euro. L’accusa: nella cantina gestita da Terre d’Oltrepò si spacciava per Doc (o Igp) un vino che non lo era. Se mancava Pinot grigio, lo si “costruiva” con altre uve, o lo si “tagliava”, per aumentarne il volume. Registri manomessi, fatture false, mazzette di soldi in nero, persino l’ombra della mafia, perché uno degli indagati è già stato condannato in Puglia in un filone sul riciclaggio di denaro nelle cantine. Tutto questo c’è nei dintorni delle cisterne, sabotate, della contessa dell’Oltrepò.

C.d.G.

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