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08
Feb

Romagna Doc Spumante bianco e Romagna Doc Spumante rosè, la Fivi dice "no"

on 08 Febbraio 2018. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - Il caso

Più tutela del territorio e delle tradizioni e meno desiderio di inseguire le mode. È questo che chiedono le aziende aderenti alla delegazione Fivi della Romagna, che hanno scritto all'Assessorato all'Agricoltura della Regione Emilia Romagna per esprimere le proprie perplessità sulla proposta di introdurre le tipologie Romagna Doc Spumante bianco e Romagna Doc Spumante Rosé nel disciplinare della Doc.

Secondo Fivi Romagna il panorama delle Doc regionali è infatti già troppo ampio, e le recenti esperienze in altre zone hanno dimostrato come il proliferare di nuove denominazioni non aiuti in alcun modo il consumatore, ma crei piuttosto confusione e faccia nascere dubbi sulla valenza di queste stesse istituzioni. Inoltre i disciplinari delle Doc sono nati per tutelare il patrimonio ampelografico regionale e per salvaguardare il modo di fare vino di quel territorio. La proposta di modifica sembra essere invece in questo caso un tentativo di inseguire le mode di tendenza, quasi a voler ridurre il disciplinare a mero strumento di marketing. “Probabilmente la moda delle bollicine ha fatto gola ai grandi imbottigliatori della nostra regione – sottolinea Rita Babini, delegata di Fivi Romagna – che sperano di sfruttare il momento d'oro del Prosecco e di creare facili profitti. A nostro avviso invece questa proposta denota solo l'incapacità di dare valore alle produzioni storiche regionali, quali trebbiano, albana e sangiovese.  Avrebbe maggior senso considerare eventuali modifiche in seno alla Doc Trebbiano, dove sono già presenti le versioni Spumante e Frizzante, valorizzando un vitigno che risulta senza dubbio vocato a questi metodi di vinificazione”.

La questione fa emergere ancora una volta il problema del voto nei Consorzi per cui la FIVI chiede da lungo tempo che si proceda ad una modifica. La richiesta è di rivedere il meccanismo di attribuzione dei voti all'interno dei Consorzi di Tutela, in modo da dare più spazio ai Vignaioli, evitando il dominio delle cooperative di primo e secondo grado nei Consorzi più importanti.

C.d.G.

 

 
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