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Dieci domande (in attesa di risposta) per evitare che l'Etna sia solo una moda

on 14 Dicembre 2017. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - La provocazione

Che sia uno dei terroir del momento non c'è dubbio. E che lo sarà ancora per un po' di tempo anche. Tuttavia sorge qui e là qualche dubbio. Parliamo di Etna un territorio che amiamo ed anche molto a cui dedichiamo risorse ed energie professionali e la pubblicazione di una Guida ai Vini giunta alla seconda edizione (clicca qui se ne vuoi una copia) e siamo già al lavoro per la terza edizione. 

1 - QUANDO ARRIVERÀ L'ERGA OMNES?
Se ne parla da troppo tempo. Il consorzio che raggruppa la stragrande maggioranza dei produttori di vino dell'Etna è ancora in attesa del riconoscimento dell'"erga omnes", ovvero quel provvedimento che consentirebbe al consorzio di operare per conto di tutti, ma soprattutto di avviare un lavoro di tutela e di promozione. Mancano una manciata di viticoltori iscritti per raggiungere il requisito richiesto dalla legge. E senza erga omnes si perdono molti finanziamenti e occasioni di crescita e di difesa dell'identità. 

2 - E' NECESSARIO UN "ETNA STYLE" DEL VINO?
Argomento complesso. Ma esiste già uno stile Etna nel calice? Cioè la capacità di un territorio di esprimersi attraverso i vini prodotti? È utile alla causa generale? O è meglio che ognuno esprima se stesso e basta? La qualità è fuori discussione. Perché dobbiamo darla per scontata. Mentre ogni tanto affiora il dibattito sulla volontà di ampliare la Doc. Verrà prima o poi la necessità di affrontare la questione una volta per tutte.

3 - CHI VIGILA SUI PREZZI (ANCHE DELLE UVE)?
Altro problema che accomuna i grandi territori del vino. Trovare negli scaffali delle enoteche, o meglio, della grande distribuzione bottiglie a marchio Doc a prezzi al di sotto del valore medio. Ci raccontano di Etna Doc rosso venduti allo scaffale ad appena 4 euro a bottiglia. Ed anche meno. È un prezzo congruo? Il mercato è libero, ma la rincorsa al ribasso aiuta l'Etna? Noi abbiamo qualche dubbio. Per i prezzi delle uve l'Etna viaggia su medie più alte del resto della Sicilia ma per chi ha a cuore le sorti dei viticoltori il valore dell'uva deve crescere. Altrimenti il territorio non riesce a mantenersi. Anche perché il valore dei terreni è cresciuto ed anche molto. E dovrà avvenire qualcosa di simile per l'uva. I produttori di vino sono d'accordo?

4 - I RIFIUTI LUNGO LE STRADE: COME ELIMINARLI?
È un problema di decoro. Che assilla un poco tutti. L'immondizia lungo i bordi delle strade che girano attorno al Vulcano. Sono più diffusi sul versante sud e sud ovest, meno su quello nord ed est. Però è un problema. E di difficile soluzione. Che imbarazza non poco. 

5 - LA RICETTIVITA' E' ADEGUATA?
Buona parte degli alberghi a nostro dire più accoglienti, moderni e confortevoli sono sulle pendici dell'Etna. La voglia di scommettere e la lungimiranza di alcuni imprenditori ha portato ad un'offerta di livello alto ed adeguato per un grande terroir del vino come l'Etna. Ma tutto è concentrato soprattutto sul versante est e un po' sul versante nord. Siamo convinti che si deve fare di più. La ricettività è una chiave fondamentale per garantire la presenza di turisti di qualità e di appassionati di vino. E secondo noi c'è spazio per incrementare le location. Ma senza improvvisatori. La Sicilia ne conosce già troppi.

6 - I 50 ANNI DELLA DOC: COSA FARE?
Il prossimo anno la Doc Etna compie 50 anni. È un bel traguardo. E poi considerando la crescita rossiniana di questo ultimo decennio c'è da ben sperare per altri importanti traguardi di sostanza nel tempo. Sarebbe bello assistere a un paio di eventi ben fatti, sia sull'Etna che altrove. Ma qui la palla passa ai consorziati. C'è voglia di investire tutti insieme? E come?

7 - SEGNALETICA: E' SUFFICIENTE?
La segnaletica è praticamente assente. Cartelli stradali che ci dicano due-tre cose sul fatto che siamo dentro il territorio della Doc Etna non ce ne sono. Ed è un vero peccato. Anche in tempi di navigatori satellitari e google maps i cartelli servono. Eccome. Anche per la semplice idea di tracciare il territorio. 

8 - PATRIMONIO UNESCO, SI PUO' FARE DI PIU'?
Altro aspetto totalmente ignorato. L'Etna da alcuni anni è Patrimonio Mondiale dell'Umanità. In altre parti del mondo avrebbero fatto le umane e divine cose pur di avere questo riconoscimento. Da noi la cosa non ha suscitato nessuna reazione. Anche qui segnaletica e informazioni assenti. Il mondo del vino è chiamato a fare di più.

9 - I NUMERI SONO IMPORTANTI?
Nel 2016 gli ettari vitati rivendicati a Doc Etna 846 ettari (nel 2007 erano 445) e si prevede che si aggiungeranno altri 150 ettari che saranno impiantati a breve. Le bottiglie in commercio certificate nel 2016 a marchio Doc sono circa tre milioni e mezzo. Si stima che nei prossimi tre anni si arriverà a circa sei milioni di bottiglie tra rese per ettaro in aumento grazie ai nuovi impianti e nuovi terreni che entrano in produzione. I numeri sono fondamentali per mille motivi. Teniamoli sempre a mente. 

10 - CI SARA' UN "EFFETTO GAJA"?
Qualcuno ha scritto che la notizia di Angelo Gaja (leggi qui) che investe assieme ad Alberto Graci Aiello sull'Etna è, ad oggi, la notizia dell'anno per il vino italiano. Noi ne siamo convinti. E prevediamo anche una scossa per tutti. Anche per smentire le voci di chi dava per fallito l'accordo tra Gaja e Graci. Tutto vero invece. Eccome. E non ci meraviglieremmo se apprendessimo tra qualche settimana che oltre i vigneti di Biancavilla alla joint venture tra i due produttori si aggiungessero altri terreni sparsi per il vulcano, tutto a vantaggio di una presenza ancora più consolidata nel territorio. 

F. C.

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Commenti  

 
0 #1 Massimo 2017-12-15 11:53 manca la domanda più importante, cosa si vuol fare di tutte le vigne antiche, che si trovano a nord della Doc, spesso centenarie e a piede franco, dei monumenti viventi, un patrimonio unico i cui frutti (leggi vini) restano fuori dalla DOC. Credo che queste vigne antiche vadano censite, protette ed inserite nella Doc è paradossale che proprio le vigne più alte, quelle idealmente più vicine al vulcano non possano fregiarsi della denominazione Etna. Citazione
 
 
0 #2 Alfonso Stefano Gurrera 2017-12-17 06:42 Povera Sicilia, povera Italia! Dieci domande e nessuna risposta.Solo pochissime insignificanti testimonianze:u n "consenso", un apprezzamento a due dei dieci punti posti in rilievo e un suggerimento per amletici tormenti. Ben poco di quanto avrebbe bisogno l'enologia etnea… Citazione
 
 
0 #3 MAURIZIO 2017-12-18 17:23 La mia modesta opinione su tre delle domande proposte. E' necessario un Etna style? Per me la risposta è sì. Che non vuol dire standardizzazio ne, ma un minimo comune denominatore, senza il quale una denominazione non ha significato. Ma non mi pare che ci sia un grosso problema a questo riguardo, la piattaforma ampelografica è stringente e questo aiuta molto. Ampliamento della zona? Di solito i produttori che in qualche modo difendono la loro posizione si schierano contro una tale ipotesi, e si capisce benissimo. Tuttavia sarebbe utile e forse necessario considerare la storicità della presenza della viticoltura etnea. Penso che le fonti non manchino, e pare che i confini attuali non siano del tutto coerenti con tale storia. Le zone vocate dovrebbero rientrare tutte nella DOC. Piuttosto se si vuole evitare che questo porti a una sovrapproduzion e si può contingentare l'iscrizione di nuovi vigneti all'albo, sulla base dell'andamento del mercato. Certo per fare questo ci vorrebbe anche un Consorzio con pieni poteri. Infine i rifiuti. Un problema che rigurda purtroppo gran parte dell'isola, anzi alcune zone sono messe peggio. Sensibilizzare gli abitanti, promuovere task force volontarie di pulizia, collocare videocamere di sorveglianza e beccare e multare pesantemente chi abbandona rifiuti. E soprattutto non votare più amministratori che si dimostrano distratti e inefficienti sotto questo aspetto. Citazione
 

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