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30
Ago

La panella, una storia che parte da lontano

on 30 Agosto 2012. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - La curiosità

Sembra incredibile che siano passati più di mille anni da quando è stata inventata.

Furono gli Arabi, dominatori della Sicilia a cavallo tra il IX° e l’XI° secolo, già esperti gastronomi, ad iniziare a macinare i semi dei ceci per ricavarne una farina che, mescolata all’acqua e cotta sul fuoco, dava una sorta di impasto crudo e dal sapore non particolarmente gradevole.

Ma una sfoglia sottile di questo impasto, cotta e di piccole dimensioni, diede agli annali un prodotto  dal sapore unico.  
Nella città di Palermo nasce quindi la prima “panella” dell’era moderna inventata dal popolino per potersi sfamare.
Le panelle hanno contribuito a raccontare epoche di rara bellezza, aspetti della vita sociale irrinunciabili e grandi piaceri della vita.

Maestri “panellari” hanno sfamato ed appassionato clienti illustri: la Casa Reale, Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Giovanni Guttuso, uomini politici ed esponenti del goth” internazionale. Qualsiasi barriera sociale si abbatte e, davanti ad una moffoletta fragrante, si diventa tutti uguali. 

In passato il “panellaro” faceva capolino agli angolidelle strade con la sua carretta sulla quale era montata una baracca di legno chiusa da tre lati. Al suo interno, un fornello e una grande casseruola colma d’olio utilizzata per la frittura, un ripiano con le panelle già fritte in bella mostra, un contenitore di latta per il sale. Immancabili erano le postazioni strategiche davanti ai licei storici palermitani dove, già prima dell’inizio delle lezioni, i ragazzi non disdegnavano sostituire al cornetto, con un robusto panino con le panelle.

Oggi le “panelle” si possono gustare  associate al classico pane palermitano (la mafalda oppure la moffoletta, rigorosamente con il “cimino”, ossia semi di sesamo), e rappresentano il caratteristico spuntino del palermitano.
Declinazione usata unicamente per il giorno di Santa Lucia, gastronomicamente e tradizionalmente associato alle arancine, le “panelle” si riscoprono nell’insolita veste di dolce, ripiene di crema gialla, con una spolverata di zucchero a velo, assolutamente da provare.

A Palermo, in via Monte Pellegrino, di fronte la Caserma Cascino, i palermitani di vecchia o di nuova generazione hanno gustato almeno una volta nella propria vita le “panelle” di Zù Totò, friggitoria ambulante da sempre e puntualmente la più frequentata.  A piazza Indipendenza Testagrossa è il must delle friggitorie. A piazza Marina, angolo Corso Vittorio Emanuele, Franco “u Vastiddaro”, delizia i turisti in giro per il nostro centro storico, nonché i palermitani che, nelle sere d’estate, animano la storica piazza per un tuffo nel passato e per concedersi un peccato di gola.

E’ una storia che continua ancora oggi, quella delle panellerie e continuerà nel tempo, finché ci sarà anche un solo cliente che saprà apprezzare la bontà delle panelle e, chiudendo gli occhi, riconoscere nel loro profumo quello di una Palermo che vive grazie alle sue immortali e struggenti tradizioni.

Santi Buzzotta

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Commenti  

 
+1 #1 Maurizio 2012-08-31 13:29 Mi permetto di dissentire: le panelle di Franco "u Vastiddaru" sono speziate con il curry che annienta il vero sapore della panella. Mentre trovo che siano ottime quelle di Pani ca meusa alla Cala o all'Antica Friggitoria in via Nicolò Palmieri (stazione centrale) dove si gustano i veri sapori di una focaccia con le panelle o con i "cazzilli" Citazione
 
 
+1 #2 masterbeat 2016-03-08 18:20 Il sesamo in Sicilia e a Palermo non si chiama "cimino", ma si chiama Gigiolena oppure Giuggiulena. Mi scuso, ma credo sia meglio correggere quanto scritto sopra. Citazione
 

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