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20
Apr

Attilio Scienza: basta con i punteggi ai vini

on 20 Aprile 2012. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - L'anticipazione

Le anticipazioni sull’intervento a Sicilia en Primeur: l’Isola uno scrigno di vitigni antichi e inutilizzati, è ora di vinificarli, una grande opportunità per il futuro

Lo troviamo al telefono in Trentino mentre sta chiudendo la valigia per sbarcare a Sicilia en Primeur.

Il professore Attilio Scienza, ordinario di Viticoltura all’Università di Milano, ci anticipa i temi della sua relazione dedicata ai giornalisti che per tre giorni soggiorneranno sull’Etna all’evento di Assovini Sicilia.

Parte da una considerazione sui Paesi del nuovo mondo, Cile, Argentina e Sud Africa, che stanno vendendo più sfuso, segno di una crisi del vino diventato commodity e che non li vede più in grado di comunicare il territorio. “In quei mercati c'è una maggiore quota di vino sfuso nei confronti di quello imbottigliato – spiega -. C’è molto più vino sfuso che poi va nei luoghi di vendita e di consumo dove viene imbottigliato. Questo è un sintomo di una condizione di sofferenza, perché così diventa materia prima senza origine e qualifica, acquistato, nella maggior parte dei casi, dalla Gdo per essere messo in bottiglia con il proprio marchio”.

Come dice il professore, sulla scena internazionale tutt'altro destino sarebbe riservato alla Sicilia, che avrebbe oggi un asso nella manica che nessun altro Paese possiede: i vitigni storici. “La Sicilia deve fare una scelta precisa su varietà che non siano presenti su altre parti del mondo. Il futuro è condizionato dalla valorizzazione di queste cose. Se il Nuovo Mondo non vende è perché il loro vino è anonimo”. Sono tantissimi, dai nomi inusuali e a volte curiosi, i vitigni recuperati nelle diverse aree dell’Isola, la maggior parte selezionati sull’Etna. “E’ il luogo dove hanno avuto la maggiore possibilità di conservarsi, perché lì la viticoltura si è fermata. Nel periodo in cui nelle altre zone la viticoltura si modificava con l'introduzione di vitigni internazionali, l’Etna rimaneva zona vergine. Del resto è iniziata una produzione importante solo 10 anni fa”.

Racinedda, Orisi, Carnuffino, Cela Cela (a bacca rossa) o Cutrera, Oriddru, Precoce, Preventivo (a bacca bianca), solo alcuni delle 80 varietà nuove per scoperta e antiche per storia. Adesso sono oggetto di un ciclo di vinificazione giunta al terzo anno per ottenere il riconoscimento da Roma. Seguiti dall’equipe del centro per l'innovazione Ernesto del Giudice di Marsala. “Abbiamo cominciato le sperimentazioni enologiche e abbiamo i profili sensoriali. Rappresentano una ricchezza, in netto contrasto con varieta' come Chardonnay, Merlot e Syrah, questi sono assolutamente originali, c’è un mondo da scoprire. Per esempio il Racineddu è interessantissimo dal punto di vista sensoriale. Sono stati abbandonati non perché fossero cattivi – tiene a precisare Scienza -. Ma perché poco produttivi. La viticoltura era orientata su vini da taglio. Se si è diffusa la varietà di Carricante la ragione è nel suo stesso nome, perché “caricava”, cioè produceva molto”.

Un patrimonio che potrebbe fare massa critica, rappresentare un nuovo modello di sviluppo, secondo il professore. “Pensiamo al Brunello di Montalcino, se ne coltivavano all’inizio un centinaio di ettari, ora sono 2000. I viticultori hanno avuto fiducia su questo vitigno e lo hanno sviluppato. E ancora il Sagrantino venti anni fa era coltivato in neanche otto ettari, oggi sono più di mille quelli dedicati”.

Investendo su queste risorse riportate alla luce, la Sicilia potrebbe quindi essere pronta anche per un mercato più evoluto. “Se pensiamo alla Cina, non ha conoscenza sul vino che inviamo, i consumatori conoscono solo alcune varietà, ma è un mercato che si evolverà e troveranno nei nostri vini qualcosa di più”. E tutto il lavoro lo si dovrà allora concentrare nell’opera di comunicazione. “Non è certo facile comunicare questi vitigni, come può esserlo per il Syrah, il Merlot o il Cabernet Sauvignon, però si possono comunicare se si punta ad una comunicazione prossimale, che si rivolge al trade, all’ultima parte della filiera, enotecche, ristoranti, venditore locale, ultimo segmento importantissimo perché è lui che sarà a testimoniarli e a valorizzarli, perché fa per noi la comunicazione”.
 
Cosa comunicare però della Sicilia? Prima di tutto territorio, nel senso di continente, per Scienza. “Il valore aggiunto è la variabilità, il fatto che sull’Isola si possono trovare cose uniche, la diversità è la forza della Sicilia. E allora bisogna fare della Sicilia un mosaico dove i tasselli sono le piccole realtà e i vitigni storici”.

Dichiara la necessità di un altro modo di fare viticoltura e a supporto ha sviluppato, insieme al suo gruppo di ricerca, una piattaforma informatica per ora inerente solo al territorio dell’Etna e che esporrà a Sicila en Primeur durante il convengno.“Si tratta della prima piattaforma informatica di gestione del territorio da cui le cantine possono trarre informazioni sull’uva, pensato per indicare loro le scelte sostenibili sia dal punto di vista energetico dia ambientale. Ma è anche un sistema che possiamo allargare al di fuori del territorio etneo, per esempio alle grandi cantine sociali del trapanese. Le piattaforme sono strumenti per imbottigliare qualità”.

«ABITUARE IL CONSUMATORE A USARE SENSI E SENTIMENTO» - Oltre alla necessità di un nuovo modo di produrre, il professore, lanciando una provocazione, individua un’altra rivoluzione di cui avrebbe bisogno il mondo del vino: il liberarsi dai punteggi.Ci siamo rovinati perché abbiamo banalizzato i nostri vini con i punteggi. Un vino non è buono perché ha preso 95. Abbiamo perso la consuetudine di apprezzare il vino. Non si può misurare con un punteggio, creare categorie di vini. Il consumatore si deve abituare a utilizzare sensi e sentimento del gusto, a sfidare la propria esperienza e a confrontarsi col vino per poterlo capire. Quella dei punteggi è una trappola dalla quale dobbiamo uscire. Dobbiamo eliminare le tecniche di Parker. Questo è il futuro. Il punteggio a gerarchie ha determinato la banalizzazione del gusto. Se si seguono questi schemi ridicoli il nostro lavoro di ricerca genetica e dei territori non serve allora a niente”.

«UN ERRORE DEFINIRE L'ETNA UNA BORGOGNA DEL MEDITERRANEO» - E chiama in causa anche i francesi, o meglio chi scimmiotta i produttori d’oltralpe. “Le categorie di vino Bordeaux, Borgogna, Champagne sono diventati modelli internazionali a cui la viticoltura nei Paesi emergenti si è riferita. E anche in Italia si sono seguiti. Bisogna uscire da questo circolo di emulazione”. E a questo punto del discorso conclude, nel suo stile, con una perla di saggezza: “Chi insegue non arriverà mai per primo”. Il successo nei mercati significherebbe allora puntare tutto su originalità e differenza. “La Sicilia, con questi vitigni, può fare la moda dei prossimi anni”. 

Fabrizio Carrera, Manuela Laiacona, Maria Antonietta Pioppo

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Commenti  

 
+2 #1 ilVinauta.it 2012-04-20 13:03 Noi ci siamo dovuti ricredere.
Quando abbiamo dato vita al nostro progetto e-Commerce ci siamo chiesti se le votazioni dovevano o meno comparire in ogni scheda vino: la risposta fu quella di evitarle.
Oggi abbiamo cambiato idea, la valutazione è l'unico metro di paragone possibile. La similitudine con la valutazione per l'interrogazione a scuola mi sembra chiarificatrice .
Citazione
 
 
+2 #2 Giovanni 2012-04-20 13:19 Il professore dimentica che il diritto di critica, anche con punteggi numerici, è un SACROSANTO diritto del consumatore. CHIUNQUE ESSO SIA. Se questo vanifica parte del suo lavoro, questo fa parte (purtroppo per lui) del gioco. E' una eventualità che può accadere se ci si mette a confronto con altri prodotti/produttori. Gli consiglio vivamente di continuare a studiare, questo la fa certamente bene. Giovanni. P.S. (gli studenti all'università l'Attilio li giudica in voti. Mica li invita a cena per valutarne le qualità umane?!!! Per Giove Pluvio!!! O forse intende cambiare anche quel tipo di valutazione? E allora Signori…) Citazione
 
 
+1 #3 Roberto Giuliani 2012-04-20 13:39 Capisco e comprendo la visione di Scienza, che condivido anche, ma solo quando parliamo di numeri assoluti. Dare 90/100 significa stabilire "margine d'errore zero", sia da parte del vino (come se non cambiasse a distanza anche di un solo giorno), sia da parte dell'uomo (basta che ha un po' di acidità ed ecco che il giudizio cambia).
Diverso è se invece di unmeri assoluti si valuta secondo un range abbastanza "largo". Lavinium usa da sempre le chiocciole, ciascuna di esse ha un range di cinque punti, questo proprio perché nessun vino può essere "congelato", è cosa viva e ha le sue possibili evoluzioni.
Il resto lo fa il commento di chi scrive, che deve offrire una descrizione chiara delle caratteristiche del vino e delle impressioni che ha dato.
Citazione
 
 
0 #4 enotechina 2012-04-20 14:20 Giudicare con un numero può essere riduttivo per il vino e fino qui si può essere d'accordo, suddividere il giudizio in uno più allargato che possono essere le sensazioni al naso e in bocca come la scheda a punti dell'AIS, ma sempre di numeri si tratta e forse non sono cosi catastrofici come alcune recensioni con agettivi da far cadere le pagine al vocabilario! Per non cadere nel gioco delle parti bisognerebbe si avere un censimento di tutte le cantine anche le più piccole e averne un giudizio complessivo un rating enologico. Citazione
 
 
+6 #5 roberto gatti 2012-04-20 16:04 Si Roberto ( Giuliani ), ma numeri o chiocciole non spostano il problema, io ad esempio mi incuriosisco alle tue degustazioni per quei vini in cui segni 5 chiocciole, perchè presumo siano migliori per te rispetto a quelli a cui ne hai assegnate 3. Queste a mio avviso, scusate il termine, sono solo seghe mentali di chi vuole a tutti i costi fare parlare e scrivere di se. All' Università sui libretti, cosa scrive il Prof. Scienza ? Che un alunno è piu' bello e bravo dell'altro o assegna dei voti espressi in 110/100 ? Ed allora stiamo scrivendo di aria fritta

Citazione Roberto Giuliani:
Capisco e comprendo la visione di Scienza, che condivido anche, ma solo quando parliamo di numeri assoluti. Dare 90/100 significa stabilire "margine d'errore zero", sia da parte del vino (come se non cambiasse a distanza anche di un solo giorno), sia da parte dell'uomo (basta che ha un po' di acidità ed ecco che il giudizio cambia).
Diverso è se invece di unmeri assoluti si valuta secondo un range abbastanza "largo". Lavinium usa da sempre le chiocciole, ciascuna di esse ha un range di cinque punti, questo proprio perché nessun vino può essere "congelato", è cosa viva e ha le sue possibili evoluzioni.
Il resto lo fa il commento di chi scrive, che deve offrire una descrizione chiara delle caratteristiche del vino e delle impressioni che ha dato.
Citazione
 
 
+4 #6 giovanni faraone 2012-04-20 17:30 I punteggi a volte sono antipatici, pesano, disturbano, gratificano, ma in assoluto sono necessari per chi non ha la possibilità di una verifica comparativa immediata. Per l'operatore che deve acquistare credo che il punteggio ed il prezzo di riferimento sono i primi parametri per una prima slezionata. Citazione
 
 
+2 #7 attilio scienza 2012-04-23 16:47 Forse sono stato frainteso. Mi riferivo ai punteggi delle guide non dei concorsi enologici,nei quali la valutazione è fatta con delle schede (spesso non adeguate).I punteggi delle guide sono come il mercato delle indulgenze nella Chiesa del XVI secolo contro le quali si scagliò M.Lutero : servono ad assolvere molto spesso la banalità dei vini-commodity .Capisco infatti la difficoltà di un consumatore americano che di fronte ad alcune centinaia di etichette di Cabernet s.o Chardonnay che provengono da tutto il mondo deve rimettersi alle decisioni di una una rivista o di una guida ,anche se i pareri espressi molto spesso non coincidono e quindi non risolvono il problema.Non ho mai letto un punteggio espresso da un francese ad esempio sui vini di Borgogna: hanno troppo rispetto della diversità tra i vini per definirla da un intorno di 10 punti su 100.Personalmente ritengo che non sia possibile comunicare in modo corretto i vini ottenuti in piccoli territori e da vitigni antichi attraverso il metodo dei punteggi,soprat tutto se vogliamo usare il racconto per farli conoscere in strategie di prossimità. Citazione
 
 
+3 #8 roberto gatti 2012-04-24 09:29 Grazie Prof. Scienza della risposta, ora il quadro è piu' chiaro. Nel raccontare a volte di piccole " chicche " enologiche, il punteggio potrebbe diventare qualcosa di ridondante, mentre nei concorsi enologici ad oggi non vedo alternativa. Le schede possono essere migliorate sicuramente, a mio avviso la migliore in senso assoluto è quella usata dall'Assoenologi, perchè lascia meno spazio alla soggettività ed all'errore, che è sempre dietro l'angolo. Infatti tra una colonna e l'altra esiste solo 1/100 di scarto, mentre in altre anche 3/100.
Per le Guide il discorso è un po piu' complesso e la penso come Lei, troppi gli interessi in gioco ed a volte le degustazioni fatte da pochissime persone ( se non una sola ) e mi fermo qui per carità di patria
Grazie
Roberto Gatti

Citazione attilio scienza:
Forse sono stato frainteso. Mi riferivo ai punteggi delle guide non dei concorsi enologici,nei quali la valutazione è fatta con delle schede (spesso non adeguate).I punteggi delle guide sono come il mercato delle indulgenze nella Chiesa del XVI secolo contro le quali si scagliò M.Lutero : servono ad assolvere molto spesso la banalità dei vini-commodity .Capisco infatti la difficoltà di un consumatore americano che di fronte ad alcune centinaia di etichette di Cabernet s.o Chardonnay che provengono da tutto il mondo deve rimettersi alle decisioni di una una rivista o di una guida ,anche se i pareri espressi molto spesso non coincidono e quindi non risolvono il problema.Non ho mai letto un punteggio espresso da un francese ad esempio sui vini di Borgogna: hanno troppo rispetto della diversità tra i vini per definirla da un intorno di 10 punti su 100.Personalmente ritengo che non sia possibile comunicare in modo corretto i vini ottenuti in piccoli territori e da vitigni antichi attraverso il metodo dei punteggi,soprat tutto se vogliamo usare il racconto per farli conoscere in strategie di prossimità.
Citazione
 
 
+2 #9 enologos 2012-04-24 13:17 …va bene, aboliamo i punteggi, cosa del resto molto complessa ed accettabile più come provocazione che come intento concreto. A questo punto però, divremo parlare di giudizi, ma attenzione, i giudizi chi li esprime: l'enologo, il sommelier, il blogger, il giornalista enogastronomo, il parkerino o il parkerone della situazione? Quale linguaggio dovrà usare il giudicante per esprimere giudizi logici o per lo meno intelleggibili?
Parliamone!
Citazione
 
 
+2 #10 Pierina 2012-04-24 23:37 Ma secondo voi le guide sui vini venderebbero una copia se non mettessero dei punteggi?
Come è che tutti, compreso giustamente Cronachedigusto , non fanno che attendere con spasmodica emozione le notizie sui punteggi che le guide affibbiano?
Mi sembra come alla scuola elementare dove hanno abolito i voti e danno giudizi che più comici non potrebbero.
Citazione
 

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