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29
Set

A Malfa la cucina marocchina chiude il Salina DocFest

on 29 Settembre 2011. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - Il festival

C’è un altro cous cous dell’integrazione in Sicilia oltre a quello di San Vito lo Capo.

A Salina soffia silenzioso da anni il vento buono dell’integrazione e dell’amicizia all’interno della comunità marocchina che sembra aver ritrovato insieme al lavoro, una seconda patria. Avvolta dalla luce magica delle Eolie di fine stagione, il Salina doc fest V edizione, nove film internazionali in concorso, si è ispirato al tema della primavera araba, e si è chiuso con i profumi speziati del Marocco. E con una festa multietnica organizzata dalla comunità di Malfa, piccolo comune di appena 900 abitanti, dove 80 marocchini perfettamente integrati vivono da oltre 10 anni.
Il menu è quello marocchino autentico, preparato dalle donne in casa: Cous cous di verdure e carne, sfoglia di pollo speziato alle mandorle dolci, tajine di carne, mandorle e prugne, e per finire cous cous dolce e dolci marocchini al miele. E’ l’omaggio al festival di Salina, da parte della comunità marocchina dell’isola presente il vice console marocchino Mohammed Chagchag. Una comunità che ringrazia cosi’ gli eoliani per la loro amicizia. Per oltre due giorni è stato un frenetico cucinare nelle cucine del palazzo Marchetti, la nuova fucina culturale di Malfa, sede dell’associazione culturale Dydime. Una dimora ottocentesca in stile eoliano con vista panoramica sui vigneti e sul mare blu cobalto delle Eolie, nel silenzio rotto solo dal rintocco del campanile e del cantare dei galli, tra i vigneti e la vegetazione mediterranea del monte Fossa. Preparano veloci centinaia di pagnotte infornate o cotte sulla piastra, affettano montagne di cipolle, carote, zucca rossa in gran quantità, mandorle, ceci. E’ un rito comune cucinare nel mondo arabo cosi come in Sicilia, accompagnato da vociare e dal via vai di bambini e vettovaglie. Il pollo per la sfoglia viene disossato prima e condito con le spezie, cannella. cardamomo, poi si aggiunge rosso d’ uovo, lo zucchero a velo e l’uvetta, andrà lasciato a riposare e poi arrotolato in sfoglie di pasta di riso ricoperta di mandorle. Una vera montagna di semola lavorata a mano viene gaurnita di ceci, zucca rossa e cipolla, servita in giganteschi piatti di ceramica grezza in una scenografia di colori e forme che si compie come per incanto. La tajine tiene in caldo la carne di vitello cotta con mandorle, prugne e cipolla. Non può mancare il tè verde bollente ed i dolci al miele serviti alla fine e la musica tunisina del gruppo di Ramzi Harrabi ensamble.

Maria Laura Crescimanno

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