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Apr

La Birra della Settimana - Imperial Ipa del Birrificio Alveria

on 02 Aprile 2017. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - La Birra della Settimana

di Mauro Ricci

Il birrificio Alveria nasce dalla storia di una amicizia. Gabriele Siracusa e Ivan de Gaetano crescono insieme nella loro terra, Siracusa. E la vivono intensamente fino a quando, nel 2006, Gabriele va a Pisa per studiare. 

Mentre è immerso negli studi di “scienza e tecnologie agrarie”, frequenta il brewpub “Orzo Bruno”, dove il “germe” della cultura delle birre, affascinante e ricco di storia, legato all’uomo, alle tradizioni locali e al territorio, contagia Gabriele. Per fortuna, verso questa irreversibile "malattia" non c’e’ antitodo e Gabriele, alla fine, "ha visto la luce" e la birra di qualità non è più uscita dalla sua testa. Laureatosi, torna a Siracusa con il sogno nel cassetto di aprire un birrificio nella propria terra. Cerca lavoro e con alterne fortune ne trova presso un’azienda agricola. Intanto rende partecipe del suo sogno l’amico Ivan, appena rientrato da una permanenza di studi in Australia, che accoglie con entusiasmo l’idea di Gabriele. L’evento che avvia il processo per aprire il birrificio è il licenziamento di Gabriele che, stanco e deluso, matura la consapevolezza che “la vita è una, corta e che bisogna seguire i propri sogni, fare quello che piace per vivere bene”. Così prende la sua piccola liquidazione e la investe tutta, sempre insieme all’inseparabile amico, nel perfezionamento di un impianto casalingo. Il tutto viene collocato in uno stanzino dell’Agriturismo di Ivan, Borgo Alveria, per sperimentare e perfezionare le proprie ricette in vista del futuro birrificio. L’attesa per fare decollare l’impresa finisce nel giugno 2015. Ottenuti tutti i permessi e un finaziamento, i due soci partono per la grande avventura. I ruoli sono ben definiti: Gabriele, che intanto ha messo su famiglia con due bei bimbi, alle birre; Ivan alla contabilità e all’imbottigliamento. Il problema di come vendere è risolto in questi giorni con un accordo con un distributore tutto siciliano, "le trazzere del gusto".

Birrificio Alveria porta nel nome e nel logo la sua origine. Da una parte, avendo sudato sopra le pentole proprio al Borgo Alveria, il nome; e dall’altra gli asini che sono allevati lì allo stato brado, hanno suggerito il logo. I due soci lo definiscono "il Birrificio Caparbio", perché, spiegano "tendiamo a fare le birre che più piacciono al nostro palato, non considerando troppo le esigenze del mercato siciliano che è per noi quello di riferimento. Abbiamo deciso di entrare a gamba tesa con le nostre birre perché siamo testardi e convinti e difficilmente cambiamo idea". Tutte le birre sono caratterizzate da “dry hopping”, luppolatura a secco dopo la fermentazione. E’ un procedimento già in uso ai primi dell’Ottocento in Inghilterra dove l’obiettivo era quello di affinare e migliorare gli aromi della birra. Oggi negli Stati Uniti è praticato su larga scala e la ricerca delle modalità di esecuzione più adatte per lo scopo sono state le più varie. La birreria Schafly ha sperimentato più di una dozzina di processi diversi di dry hopping,anche i più insoliti: “L’artista che è in noi si basa sul suo amore per la birra. Ci piace? Al cliente piace ? Lo scienziato che è in noi vuole sapere come funziona: siamo allo stesso tempo poeti e tecnici”, dicono Gabriele e Ivan. L’ispirazione delle birre di Alveria è di massima angloamericana, caratterizzate dall’uso smodato di luppoli di oltreoceano per avere birre con un ricco bouquet aromatico, fra citrico, frutta tropicale, resina, frutta a polpa gialla.

Gabriele, oltre alla passsione per i luppoli, ama l’acqua. La sede del birrificio, a Canicattini Bagni, ha un’acqua abbastanza adatta alla birrificazione, ma per Gabriele non basta. Ha acquistato un impianto a osmosi inversa e per ogni birra prepara un’acqua studiata appositamente, bilanciando gli elementi determinanti per la caratterizzazione di ogni birra. “Le nostre birre si ispirano a stili classici che reinterpretiamo in base al nostro palato, perché vogliamo trasmettere parte della nostra personalità al bevitore e fare birre dal carattere e gusto unici”. Seppure giovani, le ricette realizzate danno una prima impressione di un birraio dalla personalità decisa e molto promettente. Tutte le birre sono molto secche, asciutte, con un’attenuazione molto spinta. 

La Imperial Ipa, stile non facile, è realizzata con maestria. Ha una schiuma persistente, bianca, di grana media, inebria per gli aromi che sprigiona in un ampio bouquet in cui si colgono sentori di agrume, resina, ribes e complessi sentori floreali. Il colore, ambrato opaco, ha una bella tonalità piena e gradevole alla vista. La bevuta è facile. A pieno sorso che replica nel sapore l’agrume, la resina, la frutta, con un corpo in buon equilibrio con l’alcool. La sensazione è ricca e sostanziosa, con una coda lunga, una amaricatura persistente e un lieve sentore di spezie, pepata. Una birra che dà il metro di una già acquisita buona mano del birraio e una già marcata e decisa personalità. Una birra in fondo che è un primo trionfo di Gabriele. Oltre alle altre birre di ispirazione più decisamente americana, interessa per un futuro assaggio la Vardy in stile tipicamente inglese, fatta per celebrare, da parte di Gabriele appassionato di calcio, la favola del Leicester campione di Inghilterra lo scorso campionato di calcio. La Imperial si trova nelle migliori enoteche e birrifici e costa 5 euro la versione da 33 cl; 8 euro, invece, quella da 75 cl.

Rubrica a cura di Andrea Camaschella e Mauro Ricci

Birrificio Alveria
Contrada Bosco di Sopra,11
Canicattini Bagni (SR)
www.birrificioalveria.it
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