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11
Apr

Birre artigianali al Vinitaly, così non ha senso: serve un padiglione dedicato

on 11 Aprile 2019. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011 - Vinitaly 2019

di Andrea Camaschella

Vinitaly e la birra, pare un controsenso già dal nome dell’evento. La birra artigianale mischiata ai vari special brand delle grandi multinazionali, altro controsenso piuttosto grave, in questa fase in cui si sta cercando di spiegare al grande pubblico cosa sia davvero artigianale e cosa non lo sia semplicemente stando sui parametri di legge: indipendenza, limiti produttivi per quantità e metodologie, cioè non pastorizzata e non microfiltrata, senza nemmeno parlare di qualità.

Il “mischione” genera, sugli artigianali, confusione. Girovagando per gli stand del padiglione C, tra olio, formaggi, birra, salumi, miele e chi più ne ha più ne metta, tra poche persone (per lo più con un taglio non business) viene da dire che quello spazio andava riempito a tutti i costi, anche a costo di mettere davanti ai birrifici una specie di bar che scimmiotta l’oktoberfest con annessi e connessi come la pessima birra, spillata male, odore di fritto e crauti che si spande, creando una situazione spiacevole per chi volesse davvero assaggiare una birra degli stand attorno. Mancanza di conoscenza più che dolo da parte dell’organizzazione, ma visti i costi degli stand, potremmo dire una mancanza colposa.

Se è vero che alcuni birrifici sono emanazione di aziende agricole, se è vero che il formaggio nasce, come la birra, da una fermentazione, resta comunque il dubbio di cosa ci facciano tutte queste categorie merceologiche in un unico contenitore. Nel padiglione F denominato Organic Hall trovano invece casa i vini naturali, biodinamici, e poi la parte tecnica, che ben poco ci azzecca proprio con quel tipo di vini e con la filosofia di quei produttori.

Proposta: perché non mettere i birrifici artigianali in un’area adiacente i vini naturali? E’ molto probabile che chi è interessato alla prima, sia anche un consumatore dei secondi o viceversa, è molto probabile che piccoli distributori, italiani ed esteri, interessati a prodotti di nicchia, possano lavorare con entrambi, creando dei portfoli interessanti per il cliente finale. E’ un’idea, non suffragata dalla prova pratica, ma sulla quale si dovrebbe se non lavorare, almeno riflettere.

 
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Commenti  

 
0 #1 Hiapo 2019-04-11 14:25 In effetti il 'movimento' dei wild wines (o raw wines) è forse più affine alle birre artigianali che all'enologia convenzionale.

Anche a livello di impresa, dimensioni e marginalità dovrebbero essere molto simili. Difficile competere con le grandi cantine o i consorzi di produttori. E' un po' la solita sfida: micro contro macro.
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