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Indagine Wine Intelligence, i mercati dove investire

on 15 maggio 2013. Pubblicato in Scenari

Secondo uno studio condotto da Wine Intelligence è in corso un cambiamento storico senza precedenti, spinto dall’eCommerce ma non solo, dalla richiesta sempre più esponenziale dei mercati emergenti. Per il vino si profila un nuovo percorso all’orizzonte tutto da scoprire.

Ma chi sono i nuovi consumatori? Ecco quali sono i dieci mercati dove il vino sta crescendo rapidamente.
Dall’Angola, che ha registrato una crescita del Pil del 7% ed è uno dei mercati al momento più interessanti, alla Cina dove esiste un presidio ormai ventennale della Francia. Proprio le esportazioni sono aumentate di dieci volte negli ultimi dieci anni, tanto che il Paese è salito al terzo posto come sbocco principale dopo Regno Unito e Usa, valendo 842milioni di euro.

Proseguendo il viaggio attraverso i numeri, nuovi mercati si affacciano all’orizzonte: Brasile, Hong Kong, Messico, Polonia, Russia e Singapore, senza dimenticare due nuove realtà come Sudafrica e la Repubblica della Corea del Sud. L’Estremo Oriente conferma oramai il suo status di mercato più interessante per le cantine del Bel Paese, per l’aspetto demografico e quindi per il potenziale di consumo. Il Giappone è in testa, dopo un lungo periodo di calma, con variazioni dell’ordine del +41,3% in valore e +27,3% in volume. Tra i mercati minori, in  crescita Hong Kong (+36% valore e +41% volume), e Singapore (+33% valore e +21% volume) che costituiscono hub importanti di comunicazione delle nuove tendenze delle aree d’influenza. I numeri parlano anche di mercati dove il vino sta diventando un prodotto convenzionale con crescite sopra la media, soprattutto per il Canada che negli ultimi anni ha registrato un boom per quanto riguarda il consumo di vino. In Europa si registra un aumento esponenziale dei Paesi Scandinavi (Finlandia, Norvegia e Svezia), mentre oltreoceano la fanno da padrona Nuova Zelanda e Australia.

All’orizzonte anche i nuovi mercati emergenti come India, Malesia e Nigeria dove è schizzato in alto il consumo di bollicine francesi, 19 milioni di euro solo lo scorso anno, un dato riferito chiaramente ad un consumo di una piccolissima elité, a dimostrazione  che il vino piace e che lo Champagne è diventato uno status symbol. Thailandia e Taiwan chiudono il cerchio del mercato asiatico. Proprio quest’ultimo mercato sembra particolarmente promettente con un aumento del valore schizzato a 11 milioni di dollari.  Tra le piazze consolidate con una forte tradizione storica al primo posto l’Australia; in Europa boom di Danimarca, Belgio e Olanda, chiudono i mercati di Irlanda e Gran Bretagna.

Infine, i mercati tradizionali, paesi produttori di vino con un consumo pro capite molto alto: al primo posto c’è l’Argentina, subito dopo i paesi  europei: con Croazia, Francia, Georgia, Germania, Italia, Portogallo e Spagna. Capitolo a parte per gli Stati Uniti che sono al primo posto con 81 milioni di consumatori come bevitori tradizionali di vino. In Europa primeggia la Gran Bretagna con 29 milioni, seguita a ruota dalla Germania con 28 milioni e Svizzera con 4,4. La percentuale di bevitori di vino italiano vede proprio nella Svizzera il capostipite del mercato italiano con il 57%, segue la Germania con il 41%, la Gran Bretagna con il 38% e gli Stati Uniti con il 35% a dimostrazione che solo un terzo del vino importato è italiano e di questo 7,3 milioni sono bevitori di vino siciliano. Il dato dell'export è pure significativo per il vino biologico made in Italy che sta diventando una pedina chiave nello scacchiere globale.
 
I dati appartengono ad una ricerca commissionata dall'Istuto Regionale Vini e Oli di Sicili per studiare la percezione del vino siciliano all’estero e sul suo posizionamento nei mercati stranieri. E quindi come si colloca la Sicilia del vino? E’ più rinomata in Uk, Usa e Svizzera, ma i conoscitori del vino si trasformano più spesso in compratori. L’immagine dell’Isola è generalmente positiva, grazie all’ottimo clima e alla grande tradizione culinaria, anche se il timore della criminalità turba ancora qualcuno.  Complessivamente però, a vincere è l’idea di unìIsola dalla lunga tradizione vinicola con un vino che ha un buon rapporto qualità-prezzo. Il 54% di inglesi e americani dichiara di conoscere il vino siciliano a fronte del 51% di svizzeri e del 44% dei tedeschi, ma questi numeri vanno considerati anche in relazione a quanti di questi conoscitori di vino isolano poi realmente lo acquistino. In questo caso ad avere la meglio sono gli svizzeri (24%) seguiti da americani (17%), tedeschi e inglesi (entrambi 15%). Ciò che manca, di contro, è una più approfondita conoscenza della regione, soprattutto in Inghilterra e Stati Uniti, più informazioni sulla Sicilia e i suoi vini per i “bevitori” e la possibilità, per il grande pubblico, di considerare i vini siciliani di grande qualità come quelli di un competitor diretto, la Provenza.
 
Come correggere il tiro, dunque? Gli esperti raccomandano di costruire una maggiore conoscenza e familiarità con i vini siciliani, stabilire una connessione più forte tra i concetti di Sicilia e vino utilizzando anche l’immagine italiana che, con il vino, ha invece una connessione molto forte e, soprattutto, di creare opportunità per conoscere la Sicilia e i suoi vini di qualità, educando al loro consumo.

Roberto Chifari e Clara Minissale

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