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16
Lug

Vino, crescita dell'export in Europa debole. "Puntiamo al commercio nei Paesi Terzi"

on 16 Luglio 2015. Pubblicato in Scenari

 
(Maurizio Martina)

di Giovanna Moldenhauer

Il convegno presso il Padiglione Parco delle Biodiversità a Expo è stato introdotto da un saluto di Diana Bracco Presidente Expo 2015, Commissario Generale per il Padiglione Italia seguito dalle parole di Domenico Zonin, Presidente Unione Italiana Vini.

“Abbiamo riunito il mondo del vino europeo per un confronto schietto tra le esperienze e le prospettive di ciascun paese, da condividere con le Istituzioni presenti. La convergenza unanime ci ha portati a chiedere con forza alla Commissione Europea una nuova strategia commerciale per il vino. L’Europa non è ancora abbastanza forte nell’export e serve che la Commissione ci supporti per amalgamare gli interessi dei maggiori esportatori”.
Si sono così aperti i lavori della tavola rotonda con l'obiettivo di fornire una panoramica complessiva sullo status e sulle prospettive del comparto vitivinicolo europeo, dialogando con i più autorevoli esponenti delle associazione europee dei produttori vitivinicoli e con le Istituzioni italiane preposte, in un momento di confronto al vertice.

Presenti tra i relatori: Maurizio MartinaMinistro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Jean Marie Barillère  Direttore attività “Moët & Chandon Champagne”, Giovanni Mantovani Direttore Generale Verona Fiere. Hanno interagito durante la tavola rotondaChiara Lungarotti dell’omonima cantina in Umbria,Angels Rosell Direttore del dipartimento legale del gruppo Torres, Jean-Luc DemartyDirettore Generale della DG Trade della Commissione Europea,Lamberto FrescobaldiPresidente Marchesi de’ Frescobaldi, Diego TalaveraDirettore vendite di Murviedro - Schenk Group, George SandemanMembro C.d.A. Sogrape Vinhos.


(Diana Bracco)

“Il contesto europeo in cui ci muoviamo – prosegue Zonin – manifesta una crescita economica debole, quindi l’export deve concentrarsi sempre più verso gli Stati terzi. Basti pensare che oggi, tra i primi 15 mercati di sbocco dei nostri vini, soltanto 5 sono extra europei (Usa, Canada, Cina Giappone, Russia, Cina). Inoltre, i primi tre clienti dei nostri vini (Usa, Germania, Uk) coprono il 58% delle esportazioni italiane di vino in volume e il 54% di quello in valore. Èevidente, quindi, che l’Europa necessita di una strategia commerciale forte che focalizzi l’attenzione sugli accordi di libero scambio individuando alcuni Paesi come prioritari nelle trattative e che si impegni sul fronte russo dove il vino italiano, seppure salvato dall’embargo, sta pagando la stessa politica delle sanzioni, con un -54% in volume (2,7 milioni di litri) e -56,5% in valore (pari a 5,8 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Un’apertura dovrà essere dedicata anche ad una nuova politica verso Paesi di estremo interesse come l’Africa, che dovrebbero rientrare in una logica di strategia unitaria, prevedendo meno barriere e supporto all’export”.

“Il vino è una delle esperienze più importante del Made in Italy, con più di 5 miliardi di export nel 2014 – commenta Maurizio Martina Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. – Nei prossimi mesi dobbiamo lavorare fortemente sui mercati extraeuropei, anche in reazione agli effetti dell'embargo russo. Il vino italiano ha ancora grandi margini di crescita e stiamo lavorando per supportare al meglio le aziende. Con il piano dell’internazionalizzazione messo a punto con Mise abbiamo l'obiettivo di lavorare su piattaforme logistico distributive che supportino l'ingresso dei nostri prodotti nei mercati. Lavoriamo perché questa misura diventi europea, superando così ogni problema tecnico amministrativo. Dobbiamo cogliere al meglio tutte le opportunità sul fronte della promozione migliorando ancora la nostra capacità progettuale. Serve un cambio di passo anche a livello regionale, perché mai come adesso non sprecare risorse è fondamentale. L’Unione Europea ha dato molti fondi per le promozioni collegate allo sviluppo si mercati esteri. Non tutte le regioni li hanno gestiti correttamente destinandoli qualche volta ad altre attività di promozione. Già dalla prossima settimana incontrerò gli assessori delle Regioni anche per discutere questi aspetti. A Expo con il padiglione del vino stiamo esaltando questa nostra storia di successo”.


(Domenico Zonin)

“Nell’ultimo anno – aggiunge il Presidente– l’Unione Italiana Vini ha rafforzato la sua azione di tutela degli interessi del settore vitivinicolo con focus sul commercio internazionale lavorando a stretto contatto con le istituzioni nazionali e comunitarie al fine di migliorare il contesto economico nel quale operano le aziende vitivinicole. Tra i temi sui quali maggiormente ci siamo spesi, desidero ricordare: il rispetto delle regole multilaterali, il rafforzamento dei diritti di proprietà intellettuale, le priorità del settore vitivinicolo nei negoziati commerciali bilaterali, il contrasto all’adozione di misure o restrizioni che ostacolassero gli scambi e il miglioramento dell’accesso al mercato attraverso l’eliminazione delle singole barriere tariffarie e non tariffarie”. “Da soli conclude poi– non possiamo andare oltre rispetto all’impegno già messo in campo. Per tale motivo chiediamo al Ministro Martina e ai rappresentanti delle Istituzioni comunitarie, di trovare quanto prima una linea di azione condivisa ed efficace per dare la possibilità al sistema vino italiano ed europeo, di muoversi liberamente e in sicurezza nel mondo, nel rispetto della passione, degli sforzi e degli investimenti che da generazioni vengono messi in campo da ogni azienda. E’ tutto il sistema vino europeo a chiederlo, qui e ora”.

“L’incontro di oggi è un’occasione speciale – ha evidenziato il Direttore Generale, Giovanni Mantovani – sia per il luogo in cui si svolge, sia per i positivi commenti registrati da tutti i partecipanti che ci gratificano del grande lavoro svolto e degli ingenti investimenti effettuati come fiera per realizzare il primo padiglione dedicato al vino che sia mai stato fatto in una Expo dalla sua prima edizione. Un’occasione che ci permette anche nell’ottica del 50° Vinitaly, in programma dal 10 al 13 aprile del prossimo anno, di ampliare la collaborazione con l’UIV e con tutte le associazioni azioni europee dei produttori di vino, in una logica di incoming”.

Jean Marie Barillère in particolare ha parlato delle protezioni delle Indicazioni Geografiche italiane. Successivamente dei negoziati che la Commissione Europea sta negoziando 11 accordi di libero scambio di interesse per il nostro settoreda ridiscutere soprattutto con gli USA, la Cina, il Vietnam e la Russia.I negoziati non possono concludersi senza un accordo che elimini i dazi doganali, attenui le barriere non-tariffarie (additivi in Giappone), tuteli le nostre IG (semi-generiche Usa, IG in Giappone). Fondamentale l’espansione in Cina dove i tassi di crescita economica si accompagnano a quelli di aumento consumo pro-capite di vino (con quasi 16 milioni di ettolitri annui rappresenta il 5° consumatore mondiale di vino). Altra necessità, è chiudere l’accordo con il Vietnam entro 2015 e riprendere i negoziati con i principali paesi asiatici Singapore, Tailandia, India, Malesia. La Russia oggi rappresenta, per il vino italiano, più di 100 milioni di euro di fatturato all’anno, il primo cliente Brics (cioè, più importante di Brasile, India, Cina) grazie, soprattutto, al successo delle nostre bollicine. Il vino, per fortuna, non è stato interessato dalle sanzioni che hanno colpito alcuni prodotti agricoli europei. Necessita tuttavia di trovare un equilibrio nelle relazioni diplomatiche e nella cooperazione economica tra le due aree nell’interesse dei nostri operatori che guardano a questo mercato con estremo interesse anche nei prossimi anni. 

Chiara Lungarotti ha poi parlato dei punti di forza e debolezza delle nostre denominazioni. “Le nostre caratteristiche sono unicità, tipicità. Non c’è coesione tra i produttori. Per questo motivo dobbiamo superare le simpatie e antipatie che ci impediscono di fare gioco di squadra. Sono convinta che è necessario sviluppare ulteriormente il turismo del vino per fare crescere la conoscenza dei nostri vini e territori”. Angels Rosell ha commentato “Il nostro gruppo ha un’esperienza da 10 anni di vendita vino in Cina con 300 addetti ai lavori supporti da un ottimo ufficio legale. Al momento non abbiamo ancora un buon feedback dall’India.

I numeri 2014 del vino italiano
Gli scambi mondiali complessivi di vino imbottigliato (spumanti esclusi) nei primi tre mesi dell’anno hanno fatto registrare -2% in volume (711 milioni di litri) e -7% in valore (3,5 miliardi di dollari) sugli ultimi tre mesi del 2014.
Le spedizioni di vino italiano si sono ridotte in volume dell’1,4% (a 275,6 milioni di litri), con una crescita del 2,6% in valore, a 899,2 milioni di euro, ed un prezzo medio al litro aumentato del 4,1% (3,26 euro). In Cina il vino italiano fa registrare un +12,5% in volume (4 milioni di litri) e un +20,3% in valore (14,5 milioni di euro). In Usa sono stati esportati 62,8 milioni di litri (+8,3%), per un valore di 253,9 milioni di euro (+14,1%), in Germania 64,8 milioni di litri (+1,3%) per 175,2 milioni di euro (+3,5%).
In UK e in Russia, per il vino italiano non è stato un grande anno il 2014. In UK si registra un -9,9% in volume (41,5 milioni di litri) e -5,9% in valore (a 88,5 milioni di euro). La Russia fa segnare una forte diminuzione che arriva a -54,4% in volume (2,7 milioni di litri) e -56,5% in valore (5,8 milioni di euro).
Gli sparkling wine italiani, invece, tengono il mercato. Anzi, le esportazioni volano e fanno registrare un incremento del 23,5% in volume (53,7 milioni di litri), e del 23,3% in valore (189 milioni di dollari). I mercati più significativi si confermano mercati USA e UK con incrementi che toccano il 70% in volume (oltre 14 milioni di litri ciascuno) e sul 60% in valore (52 milioni di euro in USA, 43 in UK). 

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