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Dic

Vendemmia 2017, "anno difficile". Uiv traccia il bilancio: "Sistema burocratico farraginoso"

on 13 Dicembre 2017. Pubblicato in Scenari


(Ernesto Abbona)

“Un anno sicuramente complesso che non ci ha risparmiato difficoltà e battute di arresto. Le nostre imprese hanno risentito molto dell’andamento climatico bizzarro e la perdita della leadership negli Stati Uniti ne ha incrementato ulteriormente lo stato di sofferenza". 

Con queste parole Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini, interviene all’ultimo Consiglio Nazionale Uiv per il 2017, che si è tenuto oggi a Roma. Molti i temi affrontati, tra cui spiccano in modo particolare: il sistema autorizzativo, con la presentazione dell’elenco delle proposte promosse da Uiv indirizzate a Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, e la chiusura dell’accordo di libero scambio tra Unione europea e Giappone, Paese strategico per il vino italiano, attualmente troppo gravato da dazi e difficoltà di penetrazione. "Abbiamo lavorato duramente per valorizzare le attività di tutti gli imprenditori vitivinicoli italiani che continuano a macinare record, soprattutto in termini di qualità. Sul fronte dell’export, purtroppo, siamo troppo rallentati da un sistema burocratico e amministrativo che ci fa perdere in competitività. La vitalità imprenditoriale e l’eccellenza delle nostre produzioni, di cui siamo orgogliosi, necessitano del supporto delle Istituzioni in una logica di sinergia, per dare impulso ad un nuovo modo di fare business, radicato fortemente sul territorio ma proiettato nel mondo grazie anche a strategie di sistema studiate ad hoc”.

“Il sistema autorizzativo è un tema centrale per Uiv, visto che la competitività del vino italiano è dovuta anche a una ragionata strategia di gestione del potenziale viticolo e alle scelte intraprese in tale materia a livello europeo, nazionale e territoriale – continua Abbona - Abbiamo più volte evidenziato che l’attuale quadro normativo UE presenta numerose criticità, dovute in particolare alla rigidità nell’assegnazione del potenziale, nonché al meccanismo di salvaguardia. Le limitazioni agli impianti stabilite dal sistema autorizzativo non consentono l’aumento delle dimensioni aziendali e, dunque, limitano lo sviluppo delle imprese rispetto ai competitor internazionali. Basti pensare che la superficie vitata media di un’azienda vitivinicola californiana è di 36 ettari, di una sudafricana 30 ettari, di un’australiana 30, di una cilena 13,5, a fronte di 1,8 di una italiana. In particolare, la mancanza di flessibilità del sistema rende impossibile un adattamento dinamico al mercato. In tal senso, auspichiamo i già sollecitati correttivi al sistema delle autorizzazioni, nell’ambito della riforma della Pac post-2020”. Altro tema caldo trattato durante questo Consiglio Nazionale è stato la chiusura dell'accordo di libero scambio commerciale tra l'Unione europea e il Giappone, appena annunciato dal commissario dell'Unione europea Cecilia Malmström, che offrirà un prezioso accesso preferenziale ai vini dell'Unione europea, smantellerà le barriere tecniche che attualmente ostacolano il commercio del vino e riconoscerà il sistema dell'Unione europea di indicazioni geografiche (IG).

“Ringraziamo la Commissione europea, che ha negoziato l’accordo, e le istituzioni nazionali con le quali UIV ha collaborato lungo tutta la durata dei dialoghi, per questo importantissimo risultato – conclude il presidente Abbona - Il Giappone rappresenta un mercato strategico per il nostro vino, il primo nel contenente asiatico. L’export nei primi 9 mesi 2017 è cresciuto dell’7,8% in volume e del 7,4% in valore. Con questo accordo, la cui chiusura ci era stata anticipata dalle Istituzioni Europee in occasione della nostra missione a Bruxelles del 22 Novembre, abbiamo vinto una grande battaglia per il settore vinicolo europeo. Chiediamo che venga ratificato in tempi brevi al fine di permettere al nostro comparto di rafforzare la propria competitività in Giappone, messa in discussione da altri Paesi, Cile in primis, che hanno stipulato accordi preferenziali diversi anni prima dell’UE e che, grazie a questi accordi, hanno aumentato le loro quote export in maniera significativa, a danno soprattutto dell’Italia”.

C.d.G.

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