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03
Mar

on 03 Marzo 2011. Pubblicato in Numero 207 del 03/03/2011

IL FORUM

Come sta il vino del Sud Italia? Il tema è stato dibattuto al forum organizzato da Cronachedigusto.it dove sono stati lanciati anche dati sulla salute del settore che evidenziano le difficoltà di incasso, e la necessità di tagli agli investimenti e riduzione di personale per far fronte ai minori introiti

Ritardi, crisi
e un futuro migliore


Salvatore Malandrino, direttore esecutivo Unicredit Sicilia
e Josè Rallo di Donnafugata al forum di Cronachedigusto.it

Le cantine del Meridione attendono gli incassi troppo a lungo quando vendono il vino in Italia. Il 55% delle fatture, infatti, viene pagato dopo oltre 90 giorni dalla data di emissione, al contrario di quanto avviene con le vendite nel mercato estero dove, invece, quasi il 40% riceve il pagamento il giorno dell’emissione della fattura. Sul fronte del consumo di vino, emerge prepotentemente l’influenza delle nuove normative sui controlli sull’alcol: per il 48% dei ristoranti hanno influito sui consumi di vino nel proprio locale.
Sono alcuni dei dati che emergono dalla ricerca effettuata da Cronachedigusto.it che è stata presentata oggi nel corso del forum “Aspettando Verona: come sta il vino del Sud Italia?” organizzato al Castello Utveggio (sede del Cerisdi) a Palermo. La ricerca ha riguardato cantine e ristoranti del Sud Italia e ha voluto mettere in evidenza la situazione del settore enologico del Sud in attesa dell’appuntamento più importante dell’anno, cioè il Vinitaly al quale saranno presenti 230 aziende siciliane, ha detto Dario Cartabellotta, direttore dell'Istituto regionale della vite e del vino, nel corso del dibattito.
Quello del ritardo dei pagamenti diventa per le imprese vitivinicole che operano nel mercato nazionale un’ulteriore fattore di criticità in uno scenario di crisi globale che ha visto frenare lo sviluppo del settore enologico del Meridione. Non è un caso che nel 2010 il 43% delle cantine del Meridione ha deciso di contenere gli investimenti per far fronte ai minori introiti. In generale per il 77% delle aziende, gli investimenti non superano il 25% del fatturato e solo la metà ha investito tra l’1 e 5% in comunicazione e marketing. Per il 43% degli intervistati, inoltre, gli investimenti in tecnologie e innovazione risultano solo il 5% del totale degli investimenti.
Alcune aziende sono state costrette anche a ridurre il personale (lo hanno dichiarato il 15% delle cantine intervistate): una scelta che ha riguardato il doppio delle cantine rispetto al 2009. Inoltre, il 14% ha ridotto la produzione di bottiglie e l’11% ha abbassato i prezzi. Ma le cantine guardano al futuro con fiducia: secondo il 60% sarà positivo per il vino della propria regione.
Per quanto riguarda i ristoranti, invece, emerge che il 60% dei ristoranti consente scelte ampie ai propri clienti con più di 200 vini nella proprio carta, la metà dei quali, spesso, sono espressione del proprio territorio e magari con certificazioni Doc.
Il forum si è svolto per il secondo anno consecutivo e si è sviluppato in due sessioni: quella del mattino dal tema “Dalla terra alla bottiglia”, dedicata al mondo della produzione e degli esperti di marketing; quella del pomeriggio su “Dalla bottiglia alla tavola”, rivolta invece al mondo del commercio, della grande distribuzione organizzata e dei consumatori.
Il forum è stato anche l’occasione per dibattere su alcuni temi d’attualità per la viticoltura del meridione e siciliana in particolare. Tra questi gli incentivi della vendemmia verde che secondo il produttore Leonardo Vaschetta hanno rappresentato «un errore, non è vero che il vino non si riesce a vendere. In provincia di Trapani in questo modo sono stati vendemmiati precocemente 11 mila ettari di vitigni e non c’era motivo». Della stessa idea Giancarlo Gariglio (curatore guida ai vini Slow Food) che ha evidenziato che «c'è una quantità di vino invenduto in tutta Italia, non è solo un problema del Sud. Ma non serve continuare con misure che distruggono». Mentre Nicola Dante Basile, giornalista free lance, collaboratore di Panorama Economy, ha lanciato un dato proprio sull’invenduto «che in Italia ammonta a 42 milioni dei ettolitri di vino e misure come la vendemmia verde in passato hanno dato i loro effetti positivi».
Mercato, crisi e classe imprenditoriale sono stati altri temi particolarmente dibattuti. Josè Rallo (produttrice) ha evidenziato che «la crisi paradossalmente ci aiuta a proiettarci nel futuro, perché cerchiamo di comprendere e adattarci ai cambiamenti», uno di questi potrebbe essere una maggiore «sinergia tra agricoltura e turismo», secondo Giancarlo Moschetti (docente universitario) e tra «ristoranti ed enoteche», secondo il ristoratore Gigi Mangia. Anche se per Piero Buffa (responsabile commerciale di Castellucci Miano) «in Sicilia c'è una classe imprenditoriale poco preparata». Secondo Alessio Planeta (produttore) l’unico modo «per dare un futuro al vigneto-Sicilia è quello di dare più reddito all'agricoltore». Fondamentale è anche la solidità economica delle aziende vinicole. Filippo Cesarini Sforza (Duca di Salaparuta) ha lanciato l’allarme: «Il 30% delle aziende non ha bilanci sostenibili». La giovane produttrice Arianna Occhipinti, invece, ha proposto: «La Regione chieda i conti economici alle aziende che ottengono contributi e lo faccia per tutti gli anni della durata dei progetti».

Alla fine del forum il direttore di Cronachedigusto.it, Fabrizio Carrera, ha lanciato un pay off che accompagnerà il giornale on line nelle prossime manifestazioni: «Il vino è allegria».
I partner dell’evento sono Istituto regionale della Vite e del vino, Unicredit, sponsor tecnici Pasta Rummo, Le Trazzere del Gusto, Acqua Mangiatorella e Caffè Spinnato.

Salvo Butera

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Commenti  

 
0 #1 Gianni B 2011-03-03 10:53 Non è però quello che è emerso dalle risposte dei questionari ed evidenziato nelle slide statistiche riepilogative del pomeriggio (perché non le rendete disponibili? parliamone). Secondo la vostra indagine NON c'è crisi, ripeto, NON c'è crisi. Il problema degli incassi è emerso nel pomeriggio e tra l'altro non è stato evidenziato da un produttore. Un forum dalle notevoli incongruenze dal quale ne deduco che i produttori non si frequentano e non parlano tra loro sinceramente. Un CAOS! Ma un mercato dalle leggi implacabili, come sempre, rimetterà tutto in chiaro. Citazione
 
 
0 #2 Francesco 2011-03-03 11:12 Forum interessante dal quale è emerso, a mio parere, che le domande non andrebbero fatte ai produttori bensì ai consumatori che si avvicinano allo scaffale del canale della grande distribuzione. Tra l'altro, sono sicuro che una percentuale bassissima di consumatori risulterà influenzata dalla critica e dalla stampa specializzata. Se fosse così sarebbe un vuoto imbarazzante (per la stampa specializzata) sul quale iniziare a lavorare da subito. Citazione
 
 
0 #3 antonio c 2011-03-05 11:51 allora sarebbero tanti i punti da trattare ma, cercherò di identificarne qualcuno importante, per quano riguarda il controllo dei conti, forse alcuni sconoscono le leggi? è una prassi che gli enti pubblici realizzno per l'erogazione di qualsiasi contributo! I 90 giorni di ritardo sono medi… sarebbe più corretto dire che la maggior parte dei ristoranti-enoteche anche blasonate/i vuole pagare a 120-150 giorni se non addiruttura ha bisogno dell'avviso legale, e se lo riceve ti toglie dala carta dei vini? Bisogna fare nomi e cognomi? I produttori hanno molto spesso un sovra-dimensionamento vigneto, questa è la causa dell'eccessivo invenduto. Non vi lagnate e dite la verità. ))) Citazione
 
 
0 #4 Diego 2011-03-08 23:55 Per professione mi occupo di informazioni commerciale per valutare l’affidabilità e la puntualità dei clienti.
Confermo che il problema non è solo siciliano e neppure solo nel settore che riguarda la nostra passione, ovvero il vino.
Purtroppo il problema è tutto italiano e principalmente culturale.
E’ moralmente accettato pagare in ritardo. Da tutti, persino dai venditori che da una parte subiscono ma che dall’altra non applicano mai i tassi di mora per i ritardati pagamenti nonostante ne abbiano il diritto (e spesso si rifanno, pagando loro stessi in ritardo i loro fornitori – in un circolo vizioso senza fine).
Inoltre in Italia c’è scarso utilizzo delle informazioni commerciali. Ovvero di quelle informazioni che aiutano a capire se un cliente in passato ha avuto comportamenti gravi (fino ad arrivare ai pluriprotestati e a chi ha fallimenti in corso). E ciò è paradossale in particolare nel settore alimentare dove la clientela è fatta da bar, ristoranti, hotel e catering che hanno un tasso di “mortalità” e fallimenti piuttosto elevato…
Citazione
 
 
0 #5 renzo b 2011-04-12 00:34 Sono un piccolo produttore siciliano ed ho eliminato la rete vendita in Sicilia perchè il vino si vende solamente se molto scontato e per quanto riguarda i pagamenti alcuni non pagano proprio, altri pagano a rate ma la media per incassare è di un anno, in pratica non si può lavorare. Citazione
 

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