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Mar

on 21 Marzo 2011. Pubblicato in Numero 209 del 17/03/2011

TRADIZIONI

Pani votivi, pasta condita col miele, cassateddi e baccalà fritto: il menu previsto per la festa di San Giuseppe che viene offerto ai più bisognosi

I festeggiamenti di San Giuseppe
in provincia di Enna


Cibi della tavolata

In tutta la Sicilia il 19 marzo si onora San Giuseppe con riti religiosi e la preparazione di pietanze che annunciano la rinascita e l’imminente arrivo della Primavera. In provincia di Enna, la  tradizione assume anche una valenza sociale ponendo al centro della scena  i più bisognosi.
La festa di San Giuseppe è strettamente legata, in tutta l’isola, ai culti arcaici della fertilità e in provincia di Enna anche al mito di Demetra e di Persefone, che proprio nei campi dell’entroterra  sembra avere avuto inizio. La festa che si tiene nel Comune di Valguarnera, ad esempio, risale al 1600 e le cui origini si ritrovano in un’antica tradizione fatta di fede, folclore ed una forte devozione che deriva dalla promessa di offerte agli dei per la rinnovata fertilità della terra.


Altare di San Giuseppe

Ma la vera particolarità dei riti della festa di San Giuseppe nei comuni dell’ennese si deve alla valenza sociale, certamente maggiormente sentita negli anni passati, di porre al centro della scena gli indigenti.
Ogni famiglia è coinvolta nella preparazione dei festeggiamenti, allestendo sontuosamente la propria casa ed organizzando il banchetto che sarà poi offerto ai poveri del paese.


Tavolata

La tavola diventa un altare, diversi livelli ricoperti dai lini e dalle tovaglie più belle, allestita nella stanza più importante delle abitazioni e adornata con piatti preparati con cibi dal profondo valore figurativo.


Particolare della tavolata

Il pane votivo innanzitutto, tanto finemente decorato quanto i preziosi ricami su cui è poggiato, di varie dimensioni e dalle diverse forme simboliche, che è l’elemento maggiormente rappresentativo. Ma gli altari sono ornati anche con tutte le primizie della stagione primaverile e i cibi simbolo della cristianità: il vino, le arance, le erbe spontanee dei campi “ mazzaredda e finucchieddi”, cardi, broccoli fritti, frittate, fave ma anche la pasta condita col miele, di origine araba, baccalà fritto, frutta secca e torrone. I poveri del paese sono invitati al banchetto dopo la benedizione e a porte chiuse. Solo dopo il loro pasto la tavola potrà essere aperta anche i visitatori.

Daniela Corso

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