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Lug

Favignana vuole tornare a pescare il tonno: "Quote per la pesca con priorità alle tonnare fisse"

on 24 Luglio 2017. Pubblicato in Scenari


(La tonnara di Favignana)

di Clara Minissale

Favignana vuole tornare a pescare il tonno. L’isola delle Egadi, per anni regina incontrastata nella cattura del pregiato Thunnus thynnus, il tonno rosso del Mediterraneo, mira alla rinascita della sua tonnara, oggi attiva solo per finalità turistiche, e chiede di rivedere l’assegnazione delle quote per la pesca del tonno, con una priorità per le tonnare fisse e la piccola pesca di prossimità.

Di tutto questo e, più in generale, della civiltà delle tonnare in Sicilia, si è parlato nell’ex stabilimento dei Florio nella più grande delle Egadi, al Convegno organizzato dal Dipartimento della Pesca Mediterranea della Regione Siciliana, dal titolo “Favignana - L'isola del Tonno. La cultura del mare: una risorsa per il turismo. Nuovi scenari e prospettive”. Un lungo dibattito con ospiti ed esperti qualificati per fare il punto su una situazione complessa che, dal 2008, ha privato Favignana delle sue quote per la pesca del tonno e che, di fatto, ha portato, negli anni, alla progressiva cancellazione dell’attività delle 65 tonnare fisse distribuite tra le province di Trapani (18), Palermo (16), Siracusa (12), Messina (12), Agrigento (4), Ragusa (2) e Caltanissetta (1). Tra tutte, oggi è ancora in funzione quella di San Cusumano, nel trapanese, ma solo per la trasformazione di tonno pinna gialla congelato che arriva dall’Atlantico. 


(L'ex stabilimento Florio)

Alla pesca del tonno è legata la storia stessa di Favignana, che si trova nella più grande Area marina protetta d’Europa e che punta al ritorno al sistema delle tonnare fisse, tra i metodi di pesca meno invasivi, con una congruità in grado di sostenerla economicamente, con una soglia stabilita in almeno 100 tonnellate. Il convegno si è inserito in un momento delicato per il settore, con in discussione un disegno di legge presentato dal Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina che mira alla ridefinizione dei criteri di assegnazione sulle quote pesca del tonno rosso del Mediterraneo. Camera e Senato dovranno decidere al più presto le sorti di un provvedimento che, per i favignanesi, avrebbe tutto il sapore di un risarcimento dovuto. Luca Bianchi, Capo dipartimento del Ministero delle Politiche Agricole per le Politiche Competitive, della Qualità Agroalimentare, Ippiche e della Pesca, si è impegnato a fare sedere allo stesso tavolo i diversi attori istituzionali - amministrazioni locali, Regione Siciliana, Governo e Parlamento - per giungere al più presto ad un risultato politico: “E' necessario - ha detto nel corso del suo intervento al convegno - ripensare i criteri di ripartizione delle quote tonno sotto un’ottica che supera i limiti di una logica ripetitiva e inadeguata con i criteri che guidano oggi le politiche di sviluppo locale per la pesca e l’economia delle comunità costiere”.

“Si apre una prospettiva di assoluto valore strategico per la filiera del tonno - ha spiegato Dario Cartabellotta, dirigente generale del dipartimento della Pesca in Sicilia - La cattura dei tonni con le tecniche tradizionali - tonnare fisse o piccola pesca - costituisce un modello produttivo di economia del mare davvero sostenibile. I tonni, dalle fredde acque atlantiche, superando Gibilterra, si dirigevano spediti verso le nostre coste, in una sorta di viaggio di nozze collettivo per generare nuova vita e nuovi esemplari. Nelle tonnare fisse avveniva la procreazione dei tonni, con le tonnare volanti e le gabbie, invece no. Per questa ragione il Mediterraneo si è impoverito dei tonni rossi e solo grazie alla politica delle quote, a partire dal 2010, si è registrato l’aumento dei tonni certificato dalla comunità scientifica internazionale”. Ma è stato il sindaco di Favignana, Giuseppe Pagoto che ha lanciato un appello evidenziando l’importanza della tonnara per l’identità stessa dell’isola: “Vedere la tonnara tornare in vita - ha spiegato - sarebbe un risultato dai risvolti importanti per lo sviluppo economico e sociale, trattandosi di un’attività di pesca, crea economia a livello globale”. 


(Un momento del convegno)

Michela Giuffrida, che al Parlamento europeo si occupa, tra l’altro, di tutela della pesca artigianale, ha parlato di diversificare le attività che ruotano attorno alla pesca e sviluppare un indotto in grado di creare crescita e sviluppo nelle zone costiere. “Al Parlamento Europeo – ha sottolineato - stiamo lavorando proprio a misure per la pescaturismo e per l’ittiturismo, opportunità per stabilizzare il reddito dei pescatori e offrire nuove risorse alle comunità che dipendono dalla pesca”. Gianluca Sarà, professore ordinario di Ecologia del Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare dell’Università di Palermo ha invece rassicurato sull’impatto ambientale della tonnara fissa, evidenziando come “con un attento monitoraggio di tutte le componenti della sostenibilità, la tonnara di Favignana possa divenire un modello esportabile integrato con l’Area marina protetta, un caso unico per il Mediterraneo che potrà fare da apripista a una riattivazione di altre tonnare siciliane”. Antonello Cracolici, Assessore regionale all’Agricoltura, allo Sviluppo Rurale e alla Pesca Mediterranea,  ha rimarcato l’esigenza di riconnettere il mondo della pesca siciliana ad una visione più attiva per ritrovare una politica che smetta di incentivare gli abbandoni, soprattutto nella piccola pesca, riaffermando il valore delle marinerie, più diffuse lungo la costa che nelle piccole isole della Sicilia, eccezion fatta per le Egadi, dove la pesca è sempre stata l’economia trainante”. E sulla Tonnara di Favignana, Cracolici è stato netto “i dati scientifici raccolti dimostrano la percorribilità economica di una riapertura della tonnara - ha spiegato - sia dal punto di vista della sostenibilità dell’attività di pesca che da quello dell’impatto economico, e anche sotto il profilo della trasformazione del pescato”.

La Tonnara di Favignana, passato e presente

La tonnara di Favignana è stata per secoli tra le più produttive del Mediterraneo. Le  innovazioni  apportate dai Florio, assieme alla fama legata al nome della famiglia, hanno fatto guadagnare alla tonnara l’appellativo di  “Regina del mare”, sottolineando come l’industria si sia sposata con la cultura, ponendo per decenni l’isola al centro di un importante movimento di uomini, capitali, culture e turismo. 


(Una riproduzione della tonnara di Favignana)

Nel 1937 la proprietà della tonnara passò dai Florio a alla famiglia genovese dei Parodi. Nel 1968 lo stabilimento Florio che, settant’anni prima, aveva dato lavoro a 900 persone - più di quante, all’epoca, ne lavorassero alla Fiat di Torino e per questo dai favignanesi la tonnara era chiamata “Torino” - ridusse le maestranze e la produzione. La crisi della pesca del tonno travolse l’intero arcipelago delle Egadi, determinando l’emigrazione dei lavoratori. I Parodi decisero di cedere l’attività di pesca e, nel 1985, il trapanese Nino Castiglione, già proprietario delle tonnare di Bonagia e San Giuliano, prese in affitto la tonnara, apportando una serie di innovazioni tecniche che permisero di fronteggiare la crisi. Dal 1988 al 1996 gli eredi di Nino Castiglione hanno continuato a gestire la tonnara di Favignana, impiegando fino a 100 tonnaroti. La mancanza di risorse economiche per il mantenimento delle tonnare ha fatto sì che l’industria e la speculazione prevalessero sull’identità culturale. La pesca selvaggia, l’inquinamento chimico ed acustico delle acque, hanno determinato la progressiva diminuzione della popolazione del tonno rosso e portato la Comunità Europea a limitarne la pesca nel Mediterraneo. La tonnara di Favignana ha definitivamente cessato ogni attività nel 2008, perdendo così il diritto alle quote tonno. Scomparsa come fattore economico, però, non ha mai cessato di esistere nelle speranze e nei ricordi dei favignanesi che vivono l’assenza della tonnara come una privazione di una parte essenziale della propria economia e della propria identità. 


(Una finestra all'interno della tonnara con il nome con cui veniva chiamata dagli abitanti dell'isola: Torino)

Studi recenti effettuati da vari istituti di ricerca, hanno dimostrato che la biomassa di tonno del Mediterraneo è tornata ai livelli degli anni ’50, un incremento testimoniato anche dalle dichiarazioni dei pescatori che evidenziano come la sua abbondanza nei mari costieri stia causando notevoli danni alla piccola pesca a causa delle ripetute lacerazioni alle reti da posta da parte dei grossi pesci che si cibano di quelli piccoli rimasti ammagliati. Risultano, inoltre, ridotte in maniera preoccupante le quantità di pesce azzurro (sarde, alacce, sgombri, cicerelle) che costituiscono il cibo principale per i tonni, proprio a causa dell’aumento del numero dei predatori. Questa situazione ha aggravato la crisi della marineria dedita alla pesca del pesce azzurro, del settore della trasformazione ittica e ha turbato l’ecosistema marino e proprio in relazione a questo fenomeno, la pesca con le tonnare tradizionali si accredita tra i sistemi meno invasivi perché è un tipo di pesca altamente selettivo. Il corpo della tonnara (isola) viene calato all’estremità della rete di sbarramento (coda) che interrompe il cammino dei tonni per convogliarli in tonnara, ma è uno sbarramento breve e non tutti i pesci che passano vengono intercettati e sono liberi di continuare i loro spostamenti. Con la tonnara fissa non c’è alcuna possibilità di inseguire la preda come invece avviene con le tonnare volanti perché l’impianto viene posizionato a mare a inizio di stagione, a fine aprile, e riportato a terra i primi di luglio. Le reti della tonnara non danneggiano il fondale e tutto il pesce catturato (tonni, pescispada, alalunghe, palamiti) viene tutto utilizzato dall’industria ittica, senza alcuno spreco. Inoltre finire tra le reti non interrompe il processo di riproduzione dei tonni e i tonnaroti non catturano mai pesci che non abbiano valore commerciale, restituendo la libertà agli esemplari più giovani. Dal punto di vista culturale, inoltre, la scomparsa della “civiltà della tonnara” segnerebbe un’enorme perdita, come viene confermato dall’inserimento della pesca del tonno a Favignana nel Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia. 

 

 

 

 
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