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30
Apr

on 30 Aprile 2010. Posted in Articoli sul Marsala

Parla Francesco Bonfio, presidente di Vinarius, l'associazione che conta 150 enoteche in Italia e all'estero. Per l'enotecaio toscano quella siciliana è "una denominazione vilipesa il cui disciplinare va rivisto subito". E nei piccoli produttori vede una speranza per il futuro di questo vino

"Marsala,
o si cambia o si muore"

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Una docg marsala con più ristrettezze e filtri, con nuovi criteri e una diversa graduatoria dei prodotti. A questo auspica Fancesco Bonfio presidente di Vinarius, l'associazione di enoteche italiane con 150 associati in tutta Italia e all'estero. Anche per l'enotecaro toscano la doc marsala è una denominazione oramai vilipesa, che al consumatore passa con un'immagine svilita. Due in particolare sono i fattori da attribuire a questo decadimento, il prezzo al mercato e una perdita in termini di qualità.

Come vede la doc Marsala?
"Una doc vilipesa. Che ha un'accezione presso il consumatore molto umile, in ribasso. Il Marsala oramai viene percepito come ingrediente per la cucina, non è più visto come un vino, ma come un prodotto da battaglia, svilito".

Secondo lei perché il Marsala ha perso il suo prestigio?
"Principalmente per due fattori. In primo luogo a causa del decadimento qualitativo che è avvenuto negli ultimi dieci anni. In secondo luogo per il ricorso al prezzo basso che ha finito con il darne un immagine depressa. La più grande fetta del mercato è appannaggio degli industriali, i quali hanno portato ad una battaglia di prezzo e ad un prodotto di qualità discutibile che non può pretendere cifre più alte di quelle che oggi spunta nel
mercato".

Concorda allora con Scienza sul fatto che il marsala oramai sia diventato un bluff?
"Si. Ma sulla necessità, espressa dal professore, di un ritorno alla vigna come soluzione per salvare la doc mi trova d'accordo in parte. Il Marsala per come è fatto non è solo un prodotto di vigna, nasce anche molto in cantina, è un prodotto di lavorazione. La caratteristica del marsala è che è un vino fortificato. Non ci sono dubbi che l'aspetto qualitativo del prodotto base debba essere di altissimo livello, ma non basta. Attenzione, il Marsala per sua natura ha anche necessità del lavoro in cantina".

C'è speranza allora per il Marsala?
"Non sono negativo come Scienza. Noi enotecari vediamo grandi potenzialità sul Marsala, ma solo a patto che si cambi registro, che si lotti. Dobbiamo anche spingere affinché, in questa denominazione così importante, ci sia la coesistenza di grandi industriali e piccoli produttori. A questi ultimi bisogna dare più spazio".

Si spieghi meglio.
"Penso a Marco De Bartoli, al lavoro che ha fatto per portare il Marsala e la sua immagine nel mondo, e con successo. In venti e passa anni ce l'ha fatta a dimostrare che si può fare un grande vino. Se c'è spazio per i piccoli produttori, come lo è stato De Bartoli, allora si può avere un cambio di tendenza. I piccoli devono fare da apri pista senza che debbano sparire gli industriali. Succede in tutte le zone vinicole di alta attenzione. Per esempio nella regione del Lambrusco, l' immagine di questo vino corrisponde ad un vino da poco, ad una bevanda. Però coesiste nella piramide del consumatore anche quello eccellente da 10 euro. Faccio un esempio più eclatante: la denominazione più importante al mondo, lo champagne. Non è un immagine scaduta anche se si vendono 350 milioni di bottiglie in tutto il mondo. Accanto agli champagne da 10 euro ci sono le grandi riserve da 400 euro. Non per forza una cosa deve escludere l'altra. Vanno incoraggiati i piccoli produttori. C'è spazio per tutti. Il mondo è fatto a piramide. C'è il consumatore che si accontenta del prodotto base e il gourmet che seleziona e ricerca prodotti d'eccellenza".

Il disciplinare andrebbe rivisto per lei?
"Assolutamente sì. È uno degli strumenti più importanti per salvare questo vino. Bisogna rivederlo, stabilire restrizioni e filtri per innalzare il livello qualitativo medio dei prodotti. Non vedo che problemi debbano esserci nel rivedere i criteri della Doc. Non ci vedo nulla di male. È una cosa che va fatta".

Manuela Laiacona

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