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Dic

Il cuoco tutto pepe de La Veranda di Misilmeri

on 30 Dicembre 2011. Pubblicato in Dove mangio

di Giovanni Paternò 

Ciro Pepe (nella foto), per un cuoco potrebbe sembrare un nome d'arte invece è il suo nome vero. L'alias, quello con cui si presenta nei social network è Uncuocotuttopepe.

I nostri quattro lettori si chiederanno chi sia costui. Ciro Pepe, nome e cognome, è lo chef-patron del ristorante pizzeria La Veranda di Misilmeri.
E' un giovane ventinovenne, dall'aspetto hippy: capelli irti tagliati alla moicana, tatuaggi, sempre presente in Facebook con alcune interessanti ricette e foto di piatti intriganti, che ci ha incuriosito anche per alcuni commenti cortesemente polemici e autoincensanti sul nostro giornale.

Allora abbiamo voluto conoscere la sua arte culinaria e scoprire se fossimo in presenza di un genio, magari incompreso. Ciro è pressappoco un autodidatta, confida di essersi ispirato alla cucina di sua nonna, ha fatto circa un anno di esperienza come aiuto cuoco, poi si è messo a lavorare come chef in proprio nella trattoria-pizzeria del suocero e in sette anni l'ha trasformata in un ristorante che sa essere anche gourmet. A dispetto del suo look particolare, sembra un buon padre di famiglia, sposato con Jessica che funge da maitre ai tavoli e in avanzata attesa del secondo erede. E' un patito del web, che gli serve da spunto, aggiornamento, ispirazione e comunicazione.

Il locale è formato da una sala, ove insiste il forno a legna per le pizze, e da una seconda ricavata in una grande veranda, da cui il nome. Gli addobbi vorrebbero essere pretenziosi per via dei broccati alle pareti e per il tovagliato sui toni dorati.

La carta, fin troppo affollata, comprende piatti tipici della cultura gastronomica siciliana, quasi tutti rivisitati in chiave moderna, ma senza l'uso spregiudicato di ingredienti arditi. Si nota una cura attenta verso le materie prime del territorio, praticamente tutti i prodotti della gastronomia d'eccellenza dell'isola sono presenti: dagli agrumi al pescato, dal maialino nero alle erbe aromatiche, dagli ortaggi di stagione alle carni locali. Propone anche un menu degustazione di sette portate, tutte non comprese nella carta classica, ma ispirate dai prodotti della stagione e dall'estro del momento dello chef, che abbiamo voluto provare.
Seguendo i dettami della moderna gastronomia Ciro cura molto la presentazione dei piatti.

Ogni portata ha la sua stoviglia particolare o un'originale contenitore. Si è iniziato con una rivisitazione della norma: in una piccola burnìa una mousse di melanzane, ricotta al pepe nero e vellutata di pomodoro.

Una ricottina ripiena di gambero all'arancia con emulsione di ricci e gelatina all'arancia.

Macco di fave profumato al rosmarino con tagliatelle di seppia col suo nero e gocce di mozzarella di bufala.

Mini hamburger di pesce spada con cipolle rosse caramellate, pomodoro secco, aceto balsamico, presentato fantasiosamente in un contenitore di cartone. Come dire a Mac Donald: ecco come potreste proporre il vostro piatto tipico.

Altra presentazione originale lo strudel di baccalà a sfincione proposto su una piccola cassetta lignea.

Soqquadri di marca Verrigni con ragout di polpo, zucchine, salsa al finocchietto e finto formaggio di pinoli.

Linguine con aglio, olio e gamberoni, tutto profumato al limone.

Sauro a beccafico con caponatina croccante.

Per dessert: pizza alla frutta con gelatina di kiwi e fragole, cassatella calda di ricotta e semifreddo alla cassata con cioccolata amara.

Abbiamo provato un pane pizza croccante e dalla lunga lievitazione, come all'apparenza interessanti erano le pizze servite in altri tavoli.

Il nostro giudizio finale è senz'altro positivo. Ciro si è dimostrato un cuoco di buona fantasia e conoscenza dei prodotti che sceglie con cura, abbastanza ricercato ma con ancora qualche pecca. Tutti i piatti gustati si sono rivelati ben eseguiti, appetitosi, piacevoli, tranne il sauro che è risultato crudo, col ripieno colloso e la caponatina troppo acetosa. Lo chef per primo si è scusato dando la colpa ad una defaillance del forno. Sicuramente avrebbe bisogno di maggior mano d'opera in cucina in quanto i piatti ricercati necessitano di cura e lavoro. Ma è da tenere d'occhio perché la stoffa c'è come la voglia di migliorare e di fare bene.

Alla fine, quando una cena con degustazione di sette portate si paga solamente trenta euro, si può perdonare qualche stonatura. Veramente ridotti i ricarichi sul vino che permettono di accompagnare le interessanti portate con bottiglie anche di pregio senza svenarsi.
 
La Veranda ristorante pizzeria
via Pellingra 18
90036 Misilmeri (PA)
tel. 091 8727737
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
chiuso mercoledi
pagamento carta di credito: sì

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Commenti  

 
0 #1 Guareschi 2011-12-30 21:39 E' difficile l'arte del giudicare. Da un lato la soddisfazione dei diversi aspetti sensoriali è certamente un punto di partenza. Dall'altro l'aspetto economico, soprattutto in periodi di crisi, non è da trascurare. Il giudizio comunque è comunque un dato oggettivo quando ti accade di soddisfare attraverso il cibo un bisogno più profondo. Mi auguro che molti possiate fare quest'esperienza che è capitata a me e a mia moglie attraverso i piatti di Ciro Pepe. In un gusto globalizzato c'è tantissimo spazio per chi e alla ricerca di se stesso e lo comunica attraverso un piatto. Buon lavoro e soprattutto grazie!!! Citazione
 

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