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IL PRODOTTO: Un po’ di Messico in Sicilia

on 21 Giugno 2007. Pubblicato in Numero 14 del 21/06/2007

    IL PRODOTTO

Nella zona di Menfi un imprenditore coltiva gli avocado, i frutti tropicali coltivati dagli aztechi. I costi? Si avvicinano a quelli di un agrumeto

Un po’ di Messico in Sicilia

Nell’entroterra menfitano tra Bertolino – Scifitelli – Piana dei Cieli, tra dolci pendii e scoscesi declini si estende una piantagione di succosi frutti tropicali dai colori verdi e dall’interno color burro, che danno un pittoresco effetto di colori e luci alla zona.

“L’idea di impiantare un ettaro di avocado è nata dall’incontro avuto da me a Milazzo con  un agronomo, figlio di un vivaista. Vedendo il suo caratteristico vivaio colmo di frutti esotici, mi ha fatto pensare che anche sul mio terreno, a Menfi, potessi fare la stessa cosa”. E così Franco Giambalvo nell’85, spinto dall’idea di fare una cosa originale, decide di mettere a dimora le prime piante sapendo bene che i primi frutti sarebbero arrivati dopo sei anni.
franco_giambalvo.jpgMa che cos’è e che origini ha l’Avocado? La pianta è di origini messicane e pare che i primi a carpirne i segreti e a coltivarli siano stati gli Atzechi. Infatti nelle caverne messicane ci sono graffiti raffiguranti gli avocado. Dopo l’arrivo dei conquistadores spagnoli, dal Messico la pianta è stata trasportata in altre aree della fascia tropicale sudamericana. Le cultivar di avocado vengono distinte in due gruppi, A e B e, al fine di ottenere una produzione, occorre la concomitante presenza di varietà di entrambi i gruppi, infatti la chiusura dei fiori avviene in un diverso momento. Esiste soltanto una varietà del gruppo B che riesce a fruttificare senza l’apporto dell’altro gruppo e si chiama Fuerte. La produzione degli avocadi non è costante, alterna, infatti certe piante sono ricchissime di frutti (cento a pianta in media), il frutto si comincia a raccogliere verso febbraio e si protrae fino a giugno, però dato che ad aprile comincia la fioritura è preferibile operare il raccolto a febbraio.
“Quando il frutto si raccoglie, bisogna aspettare alcuni giorni per farlo maturare - consiglia Anna Maria Giambalvo moglie di Franco -. Se la buccia cede senza lasciare alcun solco, è pronto per essere mangiato. Se la buccia lascia un piccolo solco dopo essere stata premuta, l’avocado è troppo maturo per essere mangiato a fette, ma va ancora bene per essere ridotto in crema. Per accelerare il processo si possono mettere in un sacchetto di carta insieme a un pomodoro – continua -. Non conservare il frutto in frigorifero poiché non maturerà mai”. Colpisce che gli avocado maturano in fretta se sono vicini agli alberi delle banane. “Noi abbiamo cinque varietà – dice Franco -: La Fuerte (B), Zutano (B), Hass (A), Hanaheim (A) e sono le varietà che più si adattano al nostro inverno. La quinta è la Orotagua. È importante però, usare adeguate protezioni nelle zone esposte al vento, infatti, noi inizialmente le abbiamo protette con rete frangivento, ora invece, vengono protette dai cipressi che circondando i nostri alberi, fanno da frangivento”.
L’avocado è una pianta dotata di ampie possibilità di adattamento sia ai climi tropicali, subtropicali, che agli ambienti temperati, inoltre necessita di limitati interventi da eseguirsi per la prima volta dopo diversi anni e successivamente di tanto in tanto per sfoltire la vegetazione. Riguardo la quantità di acqua necessaria, mediamente si può fare riferimento alle esigenze idriche di un agrumeto e così i costi di impianto sono equivalenti a quelli di un agrumeto. I costi di produzione di un avocado sono nel complesso notevolmente più bassi di un agrumeto.

Francesca Capizzi

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