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. Pubblicato in Articoli sul Marsala

Il critico d'arte e sindaco di Salemi parla della doc siciliana, dei suoi limiti ("Urge valorizzarlo in modo diverso") e di una serata a Londra...

Sgarbi: "Io, il principe Carlo
e il Marsala"

“Mi ha colpito scoprire che Carlo d’Inghilterra non conoscesse il Marsala. Mi sono chiesto: com’è possibile? Allora siamo messi male…”. Vittorio Sgarbi, grande critico d’arte, sindaco di Salemi e attento osservatore del mondo non perde il gusto della battuta e parla del Marsala, dei suoi limiti e delle sue prospettive in esclusiva per Cronache di Gusto. E’ in macchina tra Salemi e Mazara in un assolato pomeriggio siciliano. Le campagne che lo attorniano, strapiene di vigneti, sono quelle da cui il Marsala dovrebbe trarre fortuna.

Come ha scoperto che il principe Carlo non conosceva il Marsala?
“L’anno scorso a Londra, in una manifestazione dove erano anche presenti i vertici dell’Istituto Vite e vino e Peter Glidewell, che ha condiviso nella mia giunta l’esperienza di assessore all’Agricoltura. Era una serata dedicata proprio ai Whitaker, la famiglia inglese che per lungo tempo visse in Sicilia  e a Marsala. Bella cornice, bella gente”.

Poi cosa è successo?
“E’ arrivato anche Carlo d’Inghilterra. Ci siamo messi a parlare, il Marsala era protagonista. Per cui mi è sembrato naturale chiedergli cosa ne pensasse”.

E lui cosa ha risposto?
“Che non lo conosceva, non sapeva che ci fosse un vino con questo nome, né tanto meno il sapore; non me l’aspettavo”.

Forse è astemio…
“Macché. Non credo proprio. Il problema è un altro”.

E cioè?
“Che il Marsala ha perso i suoi rapporti con la storia, con la cultura. Ed oggi ne paga un prezzo alto nel presente. Cioè, si è rotto un elemento di grande interesse tra un nostro prodotto e la loro cultura. Di solito non succede perché un legame del genere si dovrebbe difendere con i denti”.

Che fare allora?
“Reintrodurre in Inghilterra il Marsala,  utilizzare tutti gli appigli forniti dalla storia per rinverdire questo legame tra la Sicilia e l’Inghilterra. E l’occasione la fornisce il Marsala stesso. E’ un prodotto che può ancora dire qualcosa”.

Lo pensiamo anche noi. Tanto che stiamo dedicando a questo vino molto spazio in queste settimane…
“Lo credo bene. Il Marsala è perversione che evoca dolcezze perdute in tempi moderni. E non è come quei vini passiti, dolci sciroppi, troppo moderni. Ecco, credo che gli dei, se esistessero, dovrebbero bere Marsala”.

Bella immagine…
“Il Marsala ha un sapore non abbastanza moderno ma che rimanda a un mondo che aveva una diversa integrità. Ora si beve la coca cola…un sapore con la verità del sole è sostituito dalla coca cola. Ce ne rendiamo conto? Forse oggi non sono tempi per sapori veri e autentici”.

E allora per il futuro?
“Riconquistare il legame con l’Inghilterra, avviare rapporti con l’estero perché era il vino con cui gli inglesi conquistavano il mondo. Non è un vino per i siciliani. Ma i siciliani devono farlo diventare una loro bandiera. E devono saperlo valorizzare con urgenza. Così non va bene”.

F. C.

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