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10
Mar

on 10 Marzo 2011. Pubblicato in Numero 208 del 10/03/2011

L’INTERVISTA/2

È la ricetta per il futuro proposta da uno dei maggiori esperti mondiali del settore. Il docente terrà la sua relazione sabato e affronterà il tema: “Varietà dei territori della Sicilia e loro naturalità”

Scienza: “Esplorare territori
e vitigni nuovi

Professore Attilio Scienza lei è uno dei massimi esperti mondiali di viticoltura. Anche quest¹anno sarà presente a “Sicilia en primeur”. Quale sarà il tema del suo intervento?
«I cambiamenti della viticoltura siciliana di fronte alle nuove sfide del mercato: come garantire un reddito dignitoso ai viticoltori realizzando una viticoltura ecostostenibile».

Sicilia dei territori o Sicilia dei brand? Le due anime possono coesistere a lungo? O nel medio futuro si parlerà del vino solo in funzione del terroir che lo esprime e i brand soccomberanno a questa nuova corrente di pensiero?
«Bisogna distinguere tra marchio e marca. Il primo è di solito legato ad una denominazione, indica una provenienza ma non garantisce una qualità uniforme. La marca invece offre sempre quanto promette ed è facilmente riconoscibile da un logo e da un nome. La Sicilia deve intraprendere un cammino dove il territorio è il punto di partenza (la denominazione), ma, all’interno di questa deve declinare le marche che sono rappresentate da aziende o da gruppi di aziende (alcune cooperative) che decidono di produrre secondo precise regole nel rispetto della biodiversità e del paesaggio, della riduzione dell¹impiego dei fitofarmaci, nel risparmio e nella produzione di energia. Il futuro sarà nell¹alleanza tra chi produce e chi consuma nel nome del rispetto delle risorse naturali in senso lato».

La Sicilia del vino le sembra ancora di moda? Oppure abbiamo perso un’occasione?
«La Sicilia, come altre zone viticole, deve rinnovare continuamente il rapporto con il consumatore attraverso nuove proposte di consumo. Se nel passato i vini del Nuovo Mondo sono stati dei modelli ai quali si è ispirata la produzione siciliana, ora è necessario ritornare allo stile mediterraneo, fatto di vini meno aggressivi, più solari, meno alcolici
dove si riconosce una natura rispettata e valorizzata nella sua grande diversità biologica e culturale».

Si racconta di un progressivo abbandono delle campagne. Soprattutto nel Trapanese. È un segno che si produce troppo vino?
«È quello che dai sociologi rurali viene chiamata la destrutturazione dell’agricoltura o meglio della vita rurale. Il vino sta diventando una commodity come i cereali o la soia e quindi il suo prezzo almeno per alcune tipologie di prodotto è molto simile in tutto il mondo.
L’industria enologica diventa protagonista del mercato del vino ma il valore della provenienza dell¹uva è sempre meno riconosciuto rendendo poco conveniente la coltivazione dei vigneti che vengono così abbandonati e con loro viene abbandonata il carattere rurale dei paesi. Non è facile trovare delle soluzioni a questa erosione delle comunità rurali e forse la forza di un simbolo quale una marca di ecocompatibilità può ridare contenuti e significato alle decisioni del consumatore nell¹acquistare un vino che rappresenta un baluardo all¹abbandono delle campagne oltre ad una garanzia di genuinità».

Consiglierebbe oggi a un giovane di investire sul vino in Sicilia?
«A un processo di destrutturazione rurale segue quella che viene chiamata la ricontadinizzazione, l¹arrivo nelle campagne dalle città di professionisti che investono nella viticoltura, molto spesso, però, in quella che viene chiamata viticoltura da presepe. All’inizio producono per sé e per gli amici, poi allargano progressivamente la produzione, senza avere né le competenze né lo spirito del viticoltore, snaturano le tipologie dei vini, adottano metodi di coltivazione alternativi, spesso basati su pratiche esoteriche. Questi non rappresentano il futuro, che invece è costituito da iniziative serie, nell¹ambito di strutture organizzate come le cooperative o le aziende tradizionali che però devono incentivare con maggiore decisione le scelte dei giovani a rimanere in campagna garantendo in primis un reddito comparabile ai loro coetanei che vivono in città».

Su quali territori del vino in Sicilia puntare nel prossimo futuro?
«Tutta la Sicilia è vocata al vino (“Sicilia, continente del vino”) anche se molte zone sono ancora inesplorate come la Sicilia orientale tirrenica, soprattutto in quota».

I cambiamenti climatici in atto come modificheranno i vigneti in Sicilia? Assisteremo ad una corsa verso le alte colline del centro della Sicilia per avere un buon bianco?
«Come ho detto occorre esplorare nuove zone, ma anche nuovi vitigni che la Sicilia dovrebbe cominciare a produrre attraverso l’incrocio, introducendo anche attraverso tecniche tradizionali dei geni della resistenza alle malattie».

C.d.G.

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