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28
Ott

Ungaretti, Schönberg, la Gioconda nel San Leonardo del Marchese Guerrieri Gonzaga

on 28 Ottobre 2013. Pubblicato in Le grandi verticali

Un vino elitario, aristocratico, esclusivo.

Anche un po’ snob, ma non  nella sua accezione latina del “sine nobilitate”, senza nobiltà, da cui nasce l’etimo ”snob” ma nel suo opposto. Che ostenta cioè, aristocrazia, raffinatezza ed elegante signorilità. Che pur si ammanta di vestigia sacrali. Non per nulla, questo vino, si chiama “San Leonardo” e il sangue blu sta tutto nel suo Dna e di chi lo vinifica, il Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga. Ed è stato il protagonista indiscusso di una delle più intriganti verticali al Taormina Gourmet. Per via di quella sua indefinibile personalità, misteriosa, ineffabile quasi oscura.

Se fosse un’espressione letteraria sarebbe una poesia di Ungaretti, se una composizione sinfonica, un oratorio di Schönberg; o ancora, se fosse un quadro pittorico nient’altro che il capolavoro di Leonardo, quella Gioconda dall’ermetico fascino di un sorriso enigmatico che siamo abituati a leggere senza mai decifrare. Come questi vini degustati che, per rimanere nella concretezza di un’analisi sensoriale, esprime i temi delle correnti della filosofia ermetica, che si alimentano della loro terra di origine, dei ricordi dell’infanzia, della solitudine espressa attraverso una patina surrealistica e onirica.

La terra di questo vino si trova nel piccolo villaggio di Avio, in Vallagarina, nel Trentino meridionale. Ed è uno dei vini più rappresentativi della regione. Lo stile, in verità ha un ascendente bordolese, non solo anagraficamente, ma  nel significato più classico del termine: eleganza, morbidezza e longevità ottenute dal taglio di Cabernet sauvignon con poco Cabernet franc o meglio il Carménère e altre e sempre più rare con il Merlot. Tre vitigni che rappresentano le passioni giovanili del Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga. Li condivideva con Mario Incisa della Rocchetta, alla Tenuta di San Guido, metà anni sessanta, in Maremma alta, zona di Bolgheri allora famosa solo per i cipressi del Carducci e  quando il Sassicaia era appena in gestazione. Tra i piedi dei due marchesi, gironzolava un giovane enologo di nome Tachis. Che poi, nell’amicizia che nacque, ebbe un ruolo importante nella concezione e nell’impronta data al San Leonardo. Che può definirsi come un’espressione di una raffinatissima euritmia, ovvero un’armonia tra le sue componenti. Dove non si riscontra mai una smisurata presenza di alcol. E mai si pavoneggia un vino spudoratamente sfarzoso e grasso seppur  serrato. I tratti restano  un garbatissimo ed esuberante  tessuto muscolare  e una coerente vitalità  che via via si coagula, si fonde  diviene più compatta e pastosa. Tachis ha firmato le prime diciassette vendemmie. Poi nel ‘99 lasciò il timone  a Carlo Ferrini che a Taormina ha raccontato le sue ultime tredici vendemmie e i piccoli aggiustamenti apportati al progetto originario. Portando cinque annate tra cui l’ultima di Tachis il ’99, e  quattro delle sue ovvero il 2007, 2006, 2004, 2001. Ecco le schede
 
San Leonardo 1999
Scuro, rubino granato, si muove possente mostrando nel calice archetti molto fitti. E' l'ultima annata vinificata da Tachis. Colore molto vivo, lucente. Al naso è caratterizzato da note balsamiche ariose, di incenso, ginepro, di tabacco e menta, di spezie, caffe, "cioccolatoso" con un sottofondo frutto acidulo come il lampone. Il sapore è pieno, ricco e succoso con tannini dolci e levigati. Confezione di grandissima eleganza e pulizia, con un'apparente esilità, ma probabilmente destinato ad una superba longevità.

San Leonardo 2001
Colore molto simile al precedente. La seconda annata di Ferrini come consulente. Le note olfattive sono in apparenza compresse, il timbro vegetale-balsamico vela una complessità tutta in divenire. Al gusto si intuisce la ricchezza della materia, il tannino è importante, quasi austero. Paragonato all'annata precedente, la sensazione è quella di avere profumi più dolci, con più materia ed estratto. Il finale è lungo e persistente, con ricordi di pepe nero e tostature.

San Leonardo 2004
 Granato, meno intenso, evoluto. Parte velato, chiuso, tannini vellutati. In poco tempo si apre su note erbacee, minerale e cenere per passare a fini erbe aromatiche. Molto esile, di grande equilibrio e eleganza, rotondo. Bottiglia matura, forse non ha davanti a se ancora molta strada da percorrere ma è perfettamente in beva, e molto aristocratico.

San Leonardo 2006
 Rubino su tonalità calde. L'annata torrida gli  dona profumi "mediterranei", apre con note di olive nere, macchia, erbe aromatiche, sentori balsamici (incenso), frutta matura al limite della confettura (prugna, frutti di bosco) e cacao. Sapore pieno, caldo, di grande morbidezza. L'alcol spinge con forza sul palato ma è equilibrato da una buona sensazione acido/sapida. Vino godurioso.

San Leonardo 2007
Rubino, scuro con riflessi granato. Denso, ricco, i profumi di frutta fresca sotto spirito, con note di cherry liquor, sentore vegetale San Leonardo calibrato. Il naso viene pizzicato da note alcoliche, peraltro evidenti anche al gusto. Le sensazione di calore farebbero pensare al 2004 più che al 2003 come un'annata particolarmente calda. Vino giovanissimo. Un futuro tutta da immaginare.

Stefano Gurrera

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