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30
Ott

Un’ape dolce come il miele

AAA ape nera cercasi. E così, nel 1988, Carlo Amodeo si mise alla ricerca di questa rarissima specie oramai a rischio estinzione, spronato dal professor Pietro Genduso (allora docente di Entomologia presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Palermo), conoscitore di questa rarità, e la trovò a Carini in un apiario abbandonato vicino all’aereoporto Falcone Borsellino di Palermo. Lui, infatti, rimase sorpreso dal comportamento del tutto inusuale di alcune api che “ronzavano” con mansuetudine e popolosità, rendendole diverse dalle altre. Questa specie era infatti sopravvissuta per due anni alla varroa che aveva già distrutto interi alveari. Dopo averle fatte analizzare da un punto di vista biometrico ed elettroforetico si arrivò a individuarle come specie appartenenti a due famiglie di api sicule definite “mellifere Maior” (la Minor si è estinta).
Per questo motivo, non poteva di certo mancare all’edizione 2008 del Salone del Gusto di Torino questa specie unica che fa la sua comparsa in terra piemontese per la prima volta.
“Per evitare la consanguineità con le specie diverse - dice Carlo Amodeo, oggi iscritto dall’I.N.A. nell’albo nazionale allevatori di regime come unico allevatore di api sicule - sono state spostate in tre isole delle Eolie. La differenza con le altri api, tra cui la ligustica, è che la Maior è estremamente docile, per cui ogni operazione viene fatta senza l’uso della maschera, ha uno sviluppo precoce della covata, è reattiva alla fioritura (quindi quando le altri api vanno in glomere inizia a deporre normalmente), è meno soggetta ad alcuni tipi di malattia, ha un basso consumo di miele e una buona capacità di svilupparsi anche partendo da piccoli nuclei. Ciò permette di creare un miele unico”.
Grazie a questa scoperta, che ha permesso la nascita del presidio Slow Food, Carlo Amodeo ha iniziato la sua attività di apicoltore alle pendici del parco del San Calogero, ed è lì che smiela, invasetta e immagazzina il prodotto estratto per forza centrifuga a freddo e non sottoposto ad alcun trattamento termico che danneggerebbe l’integrità del miele; gli apiari, invece, sono dislocati in tutta la Sicilia, soprattutto nelle isole Eolie, in quanto avendo orientato la produzione del miele soprattutto verso i mieli monofloreali si rende necessario trovare grandi estensioni di fiori della stessa specie e non sono trattati chimicamente ma con prodotti naturali e, quindi, non soggetti al processo di cristallizzazione. Tra i mieli prodotti quello di acacia, di agrumi, di aneto, di arancio, di astragalo nebrodensis, di cardo, di eucalipto, di castagno, di mandarino di Ciaculli e, ovviamente, quello di millefiori. Una vera bontà che si scioglie in bocca.

Rita Vecchio

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