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06
Apr

Vinitaly, in 80 mila
al Padiglione Sicilia

Si chiama Centopassi e non è il titolo di un film, bensì il nome di un vino che ha il gusto della legalità. Realizzato con le uve coltivate sui terreni confiscati alla mafia, la presentazione di Centopassi chiude una edizione del Vinitaly che rilancia il ruolo della Sicilia a 360 gradi. Turismo, cultura, enologia di qualità e adesso anche legalità sono stati gli ingredienti di una fiera di settore più che positiva per l'Isola.
Circa 80.000 visitatori nello stand siciliano, su un totale di 150 mila per l'intera fiera, oltre 10 mila bicchieri riempiti ogni tre ore e tanta attenzione ad una Sicilia da potere vivere bevendo bene e ammirando le numerosissime bellezze naturali e culturali.
E, proprio per rimarcare questo connubio tra cultura ed enologia come fulcro del rilancio della Sicilia, l'Istituto regionale della vite e del vino, il presidente della commissione Attività produttive all'Ars ed il presidente della Commissione antimafia all'Ars hanno firmato un protocollo d'intesa affinché, attraverso il bere, passi anche un messaggio di legalità.
"Concludiamo un Vinitaly - ha affermato il presidente dell'Istituto vite e vino, Leonardo Agueci - che ha dato alla Sicilia grande lustro e ottime possibilità di sviluppo del settore, nonostante i venti di crisi che spirano sul settore. Torniamo a casa con le bandiere della speranza al vento".
"Il sistema produttivo non può fare a meno di processi virtuosi per andare avanti - aggiunge il vice presidente dell'Istituto, Giancarlo Conte - legalità, conoscenza del territorio e soprattutto unità e amore verso i propri prodotti saranno le armi vincenti per affrontare la crisi economica ed il futuro dell'enologia siciliana".
"Avere creato un vino della legalità - ha detto il presidente della commissione Attività produttive all'Ars, Salvino Caputo - ci inorgoglisce. Vorremmo che altri prodotti possano nascere sui terreni confiscati anche per creare un importante volano economico e lavorativo per i giovani".
"La Sicilia che lavora e che compete - aggiunge il presidente della commissione Antimafia all'Ars, Lillo Speziale -  trasforma i beni confiscati in una opportunità produttiva e di sviluppo; iniziative di questo genere vanno sostenute per affermare il principio della libertà di intraprendere".
"E' il nostro secondo vinitaly - afferma Francesco Galante, responsabile comunicazione della Centopassi - e quest'anno l'attenzione di operatori, importatori, giornalisti e appassionati ha confermato che il lavoro che stiamo facendo è premiato, soprattutto - e di questo siamo particolarmente orgogliosi - dal giudizio estremamente positivo che i nostri vini, selezioni di uve biologiche, ottengono da tutti".
Si ferma qui il Vinitaly siciliano? No di certo, i nuovi spunti riguardano la particolare attenzione verso i vini bianchi, i vini dolci e da meditazione, le grappe e i distillati che hanno incuriosito e attratto gli operatori del settore. Note negative? Forse è mancata la presenza di qualche operatore estero ma la cosa non preoccupa più di tanto i produttori: "L'Etna è esplosa - dice orgoglioso il produttore vitivinicolo catanese Ciro Biondi - per quanto ci riguarda abbiamo avuto positivi incrementi di contatti che porteranno l'azienda a crescere. Per me è un'edizione migliore di quella dell'anno scorso". "Forse è una edizione lievemente in calo in termini di presenze - dice il direttore tecnico di Feotto dello Jato (nel Palermitano) Calogero Todaro - però gli operatori sono stati particolarmente attenti ai nostri prodotti". 
E per chi vorrà conoscere meglio il mondo del vino? Dal 17 aprile partiranno nuovi corsi di degustazione sponsorizzati dall'Istituto regionale vite e vino.

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