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Pubblicato in I nostri consigli il 29 Giugno 2011
di Redazione

A Sant’Agata di Militello la Locanda dei Monsù di Corrado Parisi. Trenta coperti in quella che era la casa più antica del paese

Non chiedeva giocattoli ai propri genitori ma libri di ricette, già a 11 anni curava la linea del menu nella trattoria del padre, durante i week end faceva da consulente per la decorazione in una pasticceria del proprio paese, Landshut in provincia di Monaco, infaticabile il resto del tempo lo dedicava alla preparazione delle pizze.

Questa è la storia di un bambino prodigio, di origini siciliane figlio dell’emigrazione, Corrado Parisi (nella foto in alto) oggi chef e titolare della Locanda dei Monsù a Sant’Agata di Militello. Come tutti i bambini precoci nella sua infanzia il gioco è stato soppiantato dal tempo impiegato ad inseguire e a perfezionare la propria vocazione. Che siano mani “diverse” quelle che mettono a punto i piatti della Locanda lo si intuisce già dalla carta.
Una novità nel territorio che da quasi un anno, da quando Parisi ha deciso di ritornare alle sue origini rilevando la casa più antica di Sant’Agata e facendone 30 coperti, sta stuzzicando la curiosità di locali e forestieri.


Grissini specialità di Corrado Parisi

 Pane preparato da Corrado Parisi

Si tratta di una lista di composizioni che, appunto, spiazza il cliente e sollecita lo scetticismo del gourmet. Prime impressioni destinate a cadere dinnanzi al piatto. Dietro alle architetture materiche dai nomi altisonanti nient’altro che la semplicità dei sapori, non arditi ma di casa, di campo e di mare. Ne è una sintesi l’antipasto, ma si dovrebbe definire più come un percorso a tappe, dove ogni assaggio è concepito per anticipare e valorizzare il successivo: evoluzione in cinque tempi a base di pesce.


Antipasto

Si inizia con la tartare di tonno di Carlo Forte con sesamo nero, agrumi e pesca fresca, per poi proseguire con una rondella di spatola in crosta su trito di spinaci. Leitmotiv di questa proposta è la dolcezza, che continua a caratterizzare la terza composizione: una ricotta di pecora su macco di fave arricchita dal riccio. La frittella di baccalà con finto gelato di radicchio sembra trovare la sua connotazione ideale come passaggio verso l’entréé di chiusura che lascia la scena al gambero rosso su crema di ceci con raviolo di lardo ripieno di tartare di gambero.


Tartare di tonno

 Parisi impone la freschezza della materia prima tanto che le sue ricette promettono ben altro che una semplice esperienza estetica. “Reinterpreto solo la cucina del luogo. Rispetto l’essenza ma mi piace giocare con gli ingredienti, con le cotture e le composizioni”, descrive così i suoi piatti Parisi. Quello che non ha sperimentato da bambino, appunto il gioco, ogni giorno lo vive in cucina, divertendosi. Se la passione però da un lato la esercita con spirito creativo dall’altro la applica con uno studio maniacale. A testimoniarlo è Mariella Damiano, la compagna: “Non smette mai di studiare i suoi piatti – dice -. Non stacca dai fornelli. Lavora con una metodica da ingegnere, rigoroso nella messa a punto. Il suo approccio ai piatti è scientifico, tanto che è impossibile seguirlo o aiutarlo”.


Spaghetti con i ricci

 Scienza appresa nel campo e nelle aule della scuola professionale di Jean Monnet a Traunstein, dove lo chef ha conseguito il diploma di laurea in Scienze della Ristorazione. Dà invece prova della vena artistica nella decorazione, e non solo nei dessert. Un piatto di pasta per lui diventa la passerella ideale dove sfoggiarla, persino negli spaghetti ai ricci che usa impreziosire con fave di cacao macinate. Pepe e sale, di cui si dichiara lui stesso appassionato conoscitore e collezionista, si trasformano in tocco d’autore, utilizzati semplicemente nella loro reale essenza e in qualità di anima gemella per ciascuna materia prima. Come dimostra nella sua interpretazione che riabilita lo scorfano, sdoganandolo dal brodo e facendone una girella addolcita da mirtilli freschi poggiata su panna acida e accompagnata da pepe di Java.


Rondella di scorfano ai mirtilli

Semifreddo di pistacchio

Creme brulèe

L’appuntamento con il dessert è poi il momento che si comincia a pregustare già a metà pasto. A fine pasto arriva la conferma di uno stile e di un’alta cucina che sembra, in Sicilia, oramai trovare sempre più dimora lontano dalle capitali o dalle mete blasonate. Sotto una coltre di impalcature cristalline di zucchero Parisi serve essenze raffinatissime, come quelle della creme brulèe, del semifreddo all’assenzio con fiori di lavanda su miele di castagno, e i sapori della pasticceria tradizionale nella veste del pistacchio e della ricotta.

Manuela Laiacona

 
Pasto medio 40 euro
Carta dei vini assortita con 800 referenze
Via Costa di Pozzo – Sant’Agata di Militello (Me)
Tel 0941. 722169 – 366.397852
www.locandadelmonsù.it


Le foto sono di Manuela Laiacona


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