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Pubblicato in Il caso il 16 Dicembre 2019
di C.d.G.

I giudici amministrativi accolgono il ricorso della Duca di Salaparuta che si era opposta alla decisione di non poter più utilizzare in etichetta i nomi dei due vitigni nell’Igt Terre Siciliane. La decisione mette a repentaglio molte denominazioni italiane. Si farà ricorso al Consiglio di Stato. Una partita delicatissima che dovrà giocare con la massima cautela il cda presieduto da Antonio Rallo


( Antonio Rallo, presidente Doc Sicilia ed Augusto Reina, Illva di Saronno)

Una mazzata per il consorzio Doc Sicilia in quest’autunno piovoso. Il Tar Lazio ha accolto il ricorso della Duca di Salaparuta. 

Pertanto i giudici amministrativi hanno bocciato le modifiche al disciplinare della Doc Sicilia e dell’Igt Terre Siciliane che nei fatti imponevano la possibilità di scrivere in etichetta il nome Grillo o Nero d’Avola solo nei vini a marchio Doc Sicilia. Modifiche volute soprattutto dal consorzio per garantire a Nero d'Avola e Grillo, le due varietà di uve più rappresentative della Sicilia, l'ombrello protettivo della Doc Sicilia. L’idea era quella di non far produrre più vini Igt Terre Siciliane con il nome in etichetta dei due vitigni citati. La decisione del consorzio Doc Sicilia risale agli inizi del 2016, ma ha trovato l’opposizione della Duca di Salaparuta (oggi di proprietà della Illva di Saronno capitanata da Augusto Reina) che ha manifestato la contrarietà sia pubblicamente anche con inserzioni pubblicitarie sui giornali sia, per l’appunto, con un ricorso al Tar che sfocia in questa sentenza clamorosa. E che produce effetti immediati. Pertanto anche con la vendemmia 2019 si torna al passato. E cioè con la possibilità di produrre e vendere bottiglie o altre confezioni Igt Terre Siciliane scrivendo Grillo e Nero d’Avola in etichetta. 

I giudici amministrativi con una sentenza depositata il mese scorso nella sostanza accolgono il ricorso della Duca di Salaparuta principalmente per due motivi. Il primo è che la decisione di modificare le regole dell’Igt sarebbe avvenuta senza una decisione dell’assemblea, ma dei soli vertici dell’associazione Terre Siciliane, un passaggio formale che secondo il giudice andava stoppata dagli organi istituzionali nei vari passaggi dell’iter ravvisando così un vizio di forma. 

Il secondo motivo invece riguarda più propriamente gli aspetti della certificazione. Per i giudici del Tar Lazio infatti la decisione di imporre l’uso del nome Grillo e del Nero d’Avola solo sui vini a marchio Doc Sicilia non è una valorizzazione e di fatto penalizza la produzione a marchio Igt. Prendendo spunto da leggi e regolamenti i giudici spiegano, in sintesi, che non si può modificare un disciplinare per peggiorare le proprie prospettive. Che è quello che sarebbe accaduto in Sicilia. Scrive il giudice relatore Maria Laura Maddalena nella sentenza che la modifica “non è volta a valorizzare la produzione di vini Grillo e Nero d’Avola come Igp (anzi ne determina un evidente svilimento) ma solo come Doc. Invece, il disciplinare, e le relative modifiche, devono avere per fine la valorizzazione e la tutela dei prodotti della propria denominazione”. 

C’è di più. “La previsione solo per i vitigni Nero d’Avola e Grillo (a differenza di quanto avviene per tutti gli altri vitigni) di un divieto di indicazione in etichetta - riporta la sentenza - pregiudica in modo rilevante le potenzialità commerciali dei produttori di vini Igp, come parte ricorrenti, limitandone la libertà di concorrere con i propri prodotto nel mercato del settore Igp. Si tratta dunque di una misura anticoncorrenziale, che non trova giustificazione in rilevanti motivi di interesse pubblico ma solo in ragioni di politica commerciale, volti a favorire la produzione Doc”. 

E se il primo punto contestato dai giudici potrebbe essere messo in discussione da una nuova procedura che questa volta tenga conto del volere dei soci dell’Igt, il secondo riveste un aspetto molto più complesso e delicato e tocca le fondamenta del sistema delle denominazioni italiane. Non è un mistero infatti che questa sentenza sta creando molta preoccupazione a molti consorzi di tutela che governano doc con sistemi di regole simili a quelle innescate dalla Doc Sicilia e che hanno deciso di fornire un ombrello protettivo a buona parte dei vini a marchio Igt. Perché una eventuale conferma della sentenza del Tar creerebbe di fatto un precedente giurisprudenziale. 

Il consorzio Doc Sicilia sta preparando il ricorso al Consiglio di Stato che è l’organo di appello del Tar per sperare nel ribaltamento della sentenza di primo grado. La partita è delicatissima. I legali della Duca di Salaparuta capitanati dall’avvocato Andrea Manzi hanno fatto sapere che parleranno alla stampa nelle prossime settimane. La Doc Sicilia si è affidata all’avvocato Duilio Cortassa con vasta esperienza su queste tematiche. C’è però qualche malumore tra i soci della Doc Sicilia che, a quanto sembra, non sono stati informati della sentenza. Un dettaglio non gradito a molti. Sebbene nel mondo del vino siciliano si sia scatenato un vorticoso passaparola. Ed in ogni caso al consorzio Doc Sicilia incrociano le dita nel verdetto del Consiglio di Stato che ad occhio e croce dovrebbe pronunciarsi entro una decina di mesi. Già domani, 17 dicembre, c’è un vertice al ministero per concordare un’azione comune nel ricorso. Sono infatti coinvolti ministero dell’Agricoltura e assessorato siciliano all’Agricoltura.

La vicenda si concluderà in ogni caso il prossimo anno. Un 2020 cruciale per la Doc Sicilia che è chiamata a rieleggere i propri vertici. Entro l’inizio della prossima primavera scade il mandato del presidente Antonio Rallo e del cda. Rallo con quello in corso è al secondo mandato come presidente. Gli interessi in gioco sulla questione tra Doc Sicilia e Igt Terre Siciliane sono rilevanti. Diamo qualche numero per comprenderne l’entità. La Doc Sicilia ha avuto una crescita tumultuosa dall’anno in cui è stata istituita, il 2012. Ma ha avuto una ulteriore spinta significativa proprio a causa delle modifiche al disciplinare dell’Igt Terre Siciliane e della Doc Sicilia. Nel 2017 sono state rivendicate 29 milioni e mezzo di bottiglie (o altre confezioni) a marchio Doc Sicilia. Che sono diventate ben 88 milioni al 30 novembre scorso. Quasi il triplo in due anni. Di converso nel 2017 sono state prodotte 184 milioni di bottiglie (o altro tipo di confezioni) a marchio Igt Terre Siciliane mentre al 30 novembre scorso le bottiglie sono scese a quota 109 milioni e mezzo. In queste cifre ci sono in ballo alcuni numeri significativi del business e l’immagine della Sicilia del vino. Entro il 6 gennaio dovrà essere depositato il ricorso al Consiglio di Stato. Poi la febbrile attesa per la sentenza.

C.d.G.


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