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Pubblicato in Il caso
di C.d.G.


(Ettore Nicoletto)

di Emanuele Scarci

Scossone al vertice di Santa Margherita. Secondo fonti vicine alla proprietà, l'amministratore delegato Ettore Nicoletto, dopo circa 16 anni (nel prossimo febbraio), potrebbe lasciare il gruppo della famiglia Marzotto. Il top manager è anche presidente del Consorzio di tutela del Lugana.

Il tam tam del vino vorrebbe Nicoletto in Franciacorta. "Una terra che conosco bene" dice Nicoletto. Ma si ferma lì. Secondo indiscrezioni, Nicoletto avrebbe un pour parler con Terra Moretti di Vittorio Moretti. Questa è l’opzione più probabile. Senza escludere l’ipotesi Banfi e Bertani. Il candidato numero uno alla poltrona di Nicoletto sarebbe stato individuato, secondo i rumors, in Beniamino Garofalo, fresco ex direttore generale di Ferrari. Il cambio al vertice di Santa Margherita si realizzerebbe non subito, ma nei prossimi mesi. Anche perché Garofalo ha firmato un patto di non concorrenza sottoscritto con Ferrari e che scade a giugno 2020.

Raggiunto al telefono, Nicoletto esclude le dimissioni e dichiara: "Questa cosa me l'hanno detta anche altri, ma non c'è nulla. Capisco che 16 anni sono 16 anni, ma io rimango". Anche Vittorio Moretti, patron del gruppo lombardo e di Sella e Mosca, mette le mani avanti: "No, assolutamente no. Mia figlia, Francesca, è l'amministratore delegato e si fa aiutare da un consulente. Inoltre io stesso sono operativo. Va bene così". In 16 anni Nicoletto ha trasformato e internazionalizzato il gruppo Santa Margerita e gli ha consentito un salto dimensionale fino al record del bilancio 2018. Nicoletto è stato inoltre il regista della nascita di Santa Margherita Usa, un'operazione coraggiosa, da 100 milioni di dollari, ma riuscita. Senza dimenticare le acquisizioni di cantina Mesa e Ca Maiol. 

Nel 2018 il bilancio di Santa Margherita segna ricavi per 177 milioni, +4,6%. Le vendite in Italia sono in crescita più marcata (+13%) di quelle estere (+1%). Rispetto ai principali marchi, risultano stabili Santa Margherita (+1.5% a 97 milioni) e Lamole di Lamole (5 milioni), mentre cresce del 6% Cà del Bosco (a 39 milioni). Tutto il resto cresce del 12% a 36 milioni, in gran parte grazie al consolidamento per 12 mesi di Cantine Mesa (+3.7 milioni circa dei 4 totali).


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