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Pubblicato in Il caso il 24 Ottobre2019

Alla fine ha vinto la Docg. Ieri la corte di appello del tribunale di Venezia ha messo la parola fine sulla questione legata al termine "Amarone" e la possibilità di usarlo. 

Da un lato il consorzio, appunto, e dall'altro l'associazione delle Famiglie Storiche che raggruppa 13 cantine tra le più importanti del territorio (Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre d’Orti, Venturini e Zenato). La corte di appello alla fine ha confermato quello che aveva già detto due anni fa e cioè che il termine "Amarone", visto che fa parte di una denominazione protetta, non può essere utilizzato nel nome di un'associazione privata. Insomma, da oggi le Famiglie Storiche dell'Amarone, dovranno cambiare nome. E questa sentenza, comunque, è destinata a fare giurisprudenza, perché in Italia sono tantissimi i casi simili a questo. Sia i vertici del consorzio che le famiglie non commentano la sentenza. Che obbliga le Famiglie storiche a pubblicarla sui giornali a diffusione nazionale e al pagamento dei danni per l’uso improprio del marchio collettivo tutelato dal Consorzio Vini della Valpolicella.

C.d.G.

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