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Pubblicato in Il caso il 11 Novembre 2019
di C.d.G.


(Giovanni Manetti)

Tutti gli occhi erano puntati su di loro, sul consorzio del Gallo Nero. 

Dopo la decisione dei "cugini" del Chianti Docg di modificare il disciplinare e creare una Gran Selezione, era attesa una replica dal consorzio del Chianti Classico. Che puntuale è arrivata: "La scelta del Consorzio Vino Chianti relativa all’annunciato progetto di modifiche al disciplinare di produzione, ci trova nettamente contrari, ma soprattutto increduli perché volto ad una strategia di gestione a nostro parere non costruttiva e assolutamente priva di idee innovative ed originali di cui invece c’è sempre grande necessità", si legge in una nota.

La Gran Selezione del Chianti Classico è nata grazie ad una felice intuizione dell'allora direttore Giuseppe Liberatore che ideò la punta estrema della piramide qualitativa del Chianti Classico, creando una nuova tipologia. Sul mercato fece il proprio debutto nel 2014 e oggi è una tipologia regolarmente normata dal governo italiano. Cioè, tutti i consorzi possono fare una loro "Gran Selezione". Ma allora, perché il Chianti Classico non l'ha presa molto bene? "Siamo profondamente rammaricati che le scelte proposte del Consorzio Chianti siano tutte rivolte soltanto a riproporre strategie di valorizzazione già messe in campo dal vino Chianti Classico - dicono dal consorzio del Gallo Nero - L'esempio è proprio la Gran Selezione, peraltro con caratteristiche identiche a quelle della Gran Selezione Chianti Classico, come il grado alcolico, i tempi di invecchiamento e il divieto di uso del fiasco, e la certificazione obbligatoria per le transazioni di sfuso. Dopo pochi giorni dall’annunciato aumento del tenore zuccherino del vino Chianti, con la presunta intenzione di allinearsi ai gusti dei mercati esteri, prevalentemente quello cinese e americano, si parla adesso di una strategia per la crescita qualitativa del prodotto. Quanto basta per generare messaggi confusori verso il consumatore e privare i produttori di vino Chianti di prospettive chiare e a lungo termine".

I legali del Gallo Nero sono già al lavoro e si prannunciano battaglie nei tribunali. Perché se la Gran Selezione del Chianti Docg non dovrebbe avere problemi sul mercato nazionale, potrebbe averli, invece su quello europeo o su quello internazionale. Negli Stati Uniti, ad esempio, dove non c'è la protezione delle denominazioni, ma vengono riconosciuti i marchi, sarebbe impossibile (o quasi) vendere una Chianti Docg Gran Selezione, visto che esiste un marchio registrato Chianti Classico Gran Selezione. Insomma si potrebbe generare confusione. Il Gallo Nero, infatti, in tempi non sospetti, ha registrato in tutto il mondo il marchio "Chianti Classico Gran Selezione". 

"Faremo netta opposizione alla proposta di Chianti Gran Selezione in tutte le sedi istituzionali - afferma il presidente del Consorzio, Giovanni Manetti - Abbiamo subito un attacco frontale, che rischia di mettere a repentaglio il percorso di collaborazione da tempo avviato dal comparto viticolo toscano, fortemente sostenuto ed incentivato anche dalla Regione, che ci ha visti fino ad oggi protagonisti partecipi e attivi". Insomma, si prospetta una lunga battaglia. Ma il Chianti Docg dovrà prima passare dalla Regione e dal ministero per avere l'ok. E, viste come sono messe le cose, non sarà facile per nessuno dei due enti propendere da un lato o dall'altro. 

C.d.G.


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