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Pubblicato in Il caso il 18 Novembre 2015
di C.d.G.


(Bruce Sanderson, executive editor di Wine Spectator)

Ci sono ben venti vini italiani tra le cento etichette più buone del mondo. A certificarlo è Wine Spectator, la bibbia degli enofili di mezzo mondo, rivista osannata e temuta, faro per i winelover statunitensi. E non solo. 

Venti vini italiani, come potete leggere QUI, la classifica è di lunedì scorso. Su venti vini italiani, il venti per cento del mondo, la parte del leone la fa la Toscana con oltre la metà dei vini nella top hundred. Ci sono solo due rossi piemontesi, due pugliesi, un amarone (Veneto), e due etichette siciliane. Solo due. Come il Piemonte, dunque, e più del Veneto. È una suddivisione geografica che tiene conto davvero delle eccellenze enologiche del nostro Paese? Cioè, davvero Piemonte e Sicilia rappresentano rispettivamente il dieci per cento del top della produzione?

Abbiamo qualche altra domanda. Perchè a leggere tra le righe i due vini siciliani si scopre che uno è un Doc Etna, il rosso di Tenuta delle Terre Nere, la cantina di Marco de Grazia. L'altro è il Zisola il rosso della famiglia Mazzei di Castello di Fonterutoli che da una decina di anni ha scommesso sulla Sicilia orientale e ha una cantina a Noto. Coincidenza vuole che sia de Grazia che i Mazzei siano entrambi toscani. Ma per Wine Spectator i siciliani sanno produrre vino eccellente? Perchè, per quanto pochi possano apparire i vini piemontesi finiti in classifica, almeno sull'appartenenza geografica di Oddero e di Maria Tersa Mascarello non ci sono dubbi.

Altra domanda: le due etichette dell'Isola finite nella top hundred provengono dalla Sicilia orientale dove si produce una fettina esigua, in termini quantititativi, di vino. Il cuore produttivo come tutti sanno è nella Sicilia occidentale, ma Wine Spectator così ci sembra certificare che il vino più buono si fa solo nella parte orientale dell'Isola. Anche questa è una valutazione che tiene conto delle potenzialità produttive di tutta la Sicilia?

A giudicare dalle pagine di pubblicità della Doc Sicilia finite sul giornale americano la Sicilia del vino non dovrebbe risultare del tutto sconosciuta ai redattori-degustatori di WS. Perplessità lievi, per carità. Che peró vogliamo rivolgere a tutti, professionisti del settore e appassionati di vino. Una riflessione forse non farebbe male.

F.C.

 


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