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Pubblicato in Il progetto
di C.d.G.

Si è concluso il primo anno di sperimentazione e per Malta si prospetta un potenziale vitivinicolo che potrebbe portare la piccola repubblica a diventare uno dei centri enologici del cuore del Mediterraneo.

Grazie a Promed Italia-Malta 2013, il progetto che mira alla protezione dell’ambiente nelle piccole isole del Mediterraneo (Linosa, Pantelleria, Malta e Gozo) attraverso la valorizzazione di un sistema colturale arboreo, si sono gettate le basi per una nascita vinicola che vede interagire piccoli produttori, istituzioni, mondo della ricerca. Nell'ambito della sperimentazione attuata a Malta ha preso parte il MRRA Ministry for Resources and Rural Affairs e partner capofila è l’Istituto Regionale Vini e Olii di Sicilia. 


Vigneto di Siggiewi

Nel luogo, ai primi posti nella classifica mondiale per densità di popolazione, il rischio di erosione del terreno agricolo è sempre più pressante. L’avanzata del cemento e il flusso turistico che ogni anno vede transitare più di un milione di visitatori minacciano le aree agricole dell’isola. La produzione vinicola può essere strumento per arginarla e per fornire un freno all’abbandono delle campagne, dando come risposta, attraverso una produzione di vini di qualità, la strada per uno sviluppo di un commercio cui Malta tra l’altro non è nuova. Al tempo dei Fenici l’isola fu, infatti, uno dei poli più importanti nelle vie del vino, la viticoltura era fiorente e intere flotte cariche di vino salpavano verso il Continente.


Dario Cartabellotta, Rogero Aquilina enologo consulente del Mrra,
ustin Zahra direttore del dipartimento agricoltura del Mrra

A Malta, al Bird Park di St. Paul’s Bay, si sono presentati gli step fino ad ora compiuti del percorso previsto dal progetto e che ha la durata di due anni. Un iter di ricerca che ha previsto un finanziamento di un milione e trecento mila euro. Il fulcro di Promed è l’introduzione di una politica di gestione dei vigneti atta al miglioramento della qualità delle uve e ad una migliore gestione del suolo. La sperimentazione è stata e viene tutt’ora condotta in diversi campi sperimentali, nella fascia settentrionale, centrale e meridionale dell’isola, nelle contrade di Siggiewi, Mgarr e Burmarrad, e a Gozo, gestiti dai produttori associati a Vitimalta. Questa è un’organizzazione che coinvolge circa più il 90% dei viticoltori delle due isole, 337 membri che rappresentano 200 ettari vitati in tutto.


Daniele Oliva mentre illustra il progetto Promed 

Il piano di miglioramento delle pratiche viticole ha individuato le misure da apportare nei filari e sul suolo, e come oggetto di studio ha le cultivar autoctone maltesi, Gellewza e Girgentina, e alcune internazionali vinificate a Marsala alla cantina sperimentale Dalmasso dell’Irvos.  Sono stati messi a confronto campi di nuovo e vecchio impianto per studiare i comportamenti delle piante ai fini di migliorare il risultato produttivo. Si sono introdotti sistemi di allevamento a cordone speronato e a guyot e una gestione efficace del sistema della chioma. L’intervento più importante è stato l’applicazione di un sistema razionale di irrigazione. Fino ad ora mai utilizzato secondo un criterio studiato e finalizzato ad una produzione di qualità, e basato sulla conoscenza delle acque irrigue e delle quantità da utilizzare. Insieme a queste si è anche introdotto l’uso dell’inerbimento, per arricchire un suolo argilloso e calcareo, simile alla conformazione geologica del territorio ragusano.

“Si stanno raccogliendo i dati al fine di porre le basi per il futuro –ha dichiarato, in occasione della visita ai campi sperimentali maltesi, Dario Cartabellotta, direttore del Dipartimento Interventi Infrastrutturali dell’Assessorato regionale alle risorse agricole e alimentari, e direttore dell’Istituto Vite Vino al tempo in cui è partito il progetto Promed, di cui è stato uno dei promotori -. L’agricoltura non è un mondo inanimato, per questo va trasferita la ricerca alla campagna facendo leva sul capitale umano, senza questo si farebbe un investimento inutile. Si chiude finalmente il triangolo. Istituzioni, ricerca e produttori fanno parte di uno stesso programma di sviluppo”.


Dario Cartabellotta e Tonino Santangelo

Passi importanti che hanno come obiettivo la produzione di reddito, come incentivo alla difesa della pratica viticola e del territorio. “Questo progetto vede il vigneto come protezione dall’erosione ma non in chiave bucolica – aggiunge Cartabellotta alla presenza anche dello staff dell’Irvos che segue il progetto, del presidente di Vitimalta, Gerardo Vella e della stampa di settore -. Le isole sono paesaggi antropici dalla bellezza rara ma se tutto questo non fa reddito non c’è possibilità di salvaguardia. La protezione ambientale deve partire da fatti concreti”. Come modello c’è infatti quello enologico siciliano, un modello, come sostiene Cartabellotta “esportabile e sostenibile e che ha fatto il successo dell’enologia siciliana”.


Cantina sperimentale di Bruskett

Non solo ricerca nel vigneto, il progetto Promed prevede anche la realizzazione di un centro sperimentale dove condurre micro vinificazioni. E’ già in fase di costruzione una cantina con un laboratorio enologico e uno per le analisi biotecnologiche. Una struttura che il Ministero ha ceduto ai produttori di Vitimalta, di circa mille ettolitri di capienza, con un sotterraneo che ospiterà vasche di cemento di 400 ettolitri in tutto. Sorge a Bruskett, all’interno della riserva di caccia dei Cavalieri di Malta, e nello stesso sito dove alla fine degli anni cinquanta si era edificata una cantina sperimentale. Sarà dotata anche di una zona con silos d’acciaio, di una barriccaia e di una sala deputata all’imbottigliamento. Annesso alla struttura vi sarà anche mezzo ettaro di terreno destinato alla collezione delle varietà maltesi.


Quanto ottenuto in questo anno di lavoro, lo si è potuto degustare al calice, in occasione della conferenza. Si sono assaggiati monovarietali da vitigni autoctoni provenienti dalle varie contrade, da vigneti di diversa età,  e vini ottenuti da uve internazionali o attraverso blend. I tecnici dell’Irvos, Piera Maria Giaramida e Daniele Oliva, direttore dell’unità di microbilogia dell’Istituto, hanno introdotto il progetto Promed e i profili di ciascun varietale stilati alla cantina Dalmasso che incrociano i dati raccolti in vigna con le analisi di laboratorio e i giudizi del panel di assaggio dato ai vini.
 


Campioni di vino del progetto Promed

I monovarietali dalla bacca rossa Gellewza e dalla bianca Girgentina si sono mostrati i più interessanti. Il vino da Gellewza nelle sue varie varianti sperimentali e con i tagli, mostra in generale un’impronta aromatica decisa di ciliegia. Un vino che ha eleganza e buona struttura. Ricco di sostanze estrattive, ha un alto contenuto di polifenoli e una alta intensità di colore. La Girgentina ha un corredo aromatico che richiama gli agrumi e la frutta esotica, in particolare l’ananas. La nota citrica spicca al palato. Ha una buona astringenza. Una peculiarità che lo rende gradevole è la sapidità.

“Per noi viticoltori il Progetto Promed si prospetta come una grande opportunità finanziaria – ha dichiarato il rappresentante dell’associazione Vitimalta Gerald Vella durante la degustazione -.  Dobbiamo cercare di migliorare la nostra viticoltura con un’ottica imprenditoriale che guardi prima di tutto alla qualità più che alla quantità. E’ questo che abbiamo comunicato agli altri soci e che li ha convinti ad aderire al progetto. Il nostro obiettivo è quello di avviare una produzione in grado di rispondere alle richieste del mercato internazionale”. L’attuale comparto vinicolo maltese soddisfa una richiesta del mercato turistico che si traduce in 13 milioni di bottiglie vendute all’anno.

M.L.


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