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Pubblicato in Itinerari il 23 Maggio2019

Il nostro viaggio nella piccola isola al largo di Palermo. Che non è solo mare. Vi portiamo alla scoperta di questa piccola gemma siciliana


(Il porto di Ustica)

di Clara Minissale, Ustica (Pa)

È difficile spiegare cosa significhi vivere su un’isola, dove tutto è scandito dal mare. La vita si adatta al suo governo e cose che altrove sembrano semplici e normali, su un’isola possono diventare straordinarie. 

Come lo è pensare che Ustica, a 67 chilometri a nord ovest di Palermo, nel mar Tirreno, potesse essere stata centro di produzione ed esportazione di grano, cenere e soda prima e di cereali, meloni retati e legumi poi. La presenza di lunghe distese di terreni pianeggianti ha da sempre favorito l’agricoltura, sostenuta da suoli lavici ricchi di nutrienti e sull’isola si è affermata una solida comunità agricola a discapito delle attività marinare che sono rimaste abbastanza marginali. Così, andando in giro per vie asfaltate e sentieri in terra battuta, scopri intere distese di coltivazioni di lenticchie, diventate, negli anni il prodotto di punta, vero vanto di agricoltura e gastronomia e dal 2000 presidio Slow Food; filari di viti che degradano verso il mare e che vengono protetti dal vento, che qui soffia spesso inclemente, da fitte barriere di fichi d’India. Ma trovi anche ortaggi e frutta, tutto autoprodotto in sfida al mare e alle sue bizze che spesso tiene lontani gli usticesi dall’isola più grande, la Sicilia, per intere settimane impedendo scorte e rifornimenti di materie prime. 

Il mare e i venti scandiscono il tempo e gli isolani hanno imparato a conviverci in secoli di storia. La piccola comunità usticese – 1.200 abitanti all’anagrafe, non più di ottocento i coraggiosi che vivono sull’isola tutto l’anno – porta avanti aziende agricole che garantiscono un minimo di autosufficienza, un Centro di Studi e documentazione molto attivo che promuove attività e iniziative per favorire la conoscenza e il recupero del patrimonio culturale e il cui presidente onorario, Vito Ailara, per tutti zio Vito, è uno splendido cantore della storia dell’isola. Qui si trovano anche un museo archeologico ricco di oggetti e suppellettili ed uno vulcanologico che racconta la nascita dell’isola, anch’essa, come già molte altre intorno alla Sicilia, di origine vulcanica. E ci sono giovani guide esperte di terra e mare e associazioni turistiche come Visitustica.it che, insieme con l’Area Marina Protetta, si fanno in quattro per far conoscere l’isola e le sue bellezze.  


(Margherita Longo, Elisabetta Iorio e la pizza usticese)

Si farebbe dunque un grande errore a pensare che Ustica sia solo mare. Qui ci sono storia, archeologia, natura, agricoltura, enogastronomia che alimentano l’altra risorsa importantissima, il turismo. E sebbene il giro dell’isola in barca sia ancora una delle attrattive principali per i visitatori, motivo di vanto per gli usticesi così come la ricchezza dei fondali, non va sottovalutata la bellezza di una passeggiata lungo il sentiero di mezzogiorno che parte dalla Torre di Santa Maria e arriva fino al faro di Punta Gavazzi. Quattro chilometri e mezzo nel parco naturale tra flora e fauna locali, meglio ancora se percorsi con una giovane guida esperta ed entusiasta come la biologa marina Annalisa Patania, che illustra le numerose specie che si incontrano lungo il cammino: fichi d’india, assenzio, aglio selvatico, capperi, more, lentisco, ginestra e via così.
(Continua...)

 

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