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Pubblicato in La birra della settimana il 05 Agosto 2018
di C.d.G.

di Andrea Camaschella

L’estate con le sue giornate lunghe, la possibilità di cenare all’aperto e in generale di approfittare dei dehors, le passeggiate, i profumi che si avvertono nell’aria, il viaggiare leggeri, giusto con una t-shirt, il senso di vacanza che riporta un po’ ai tempi della scuola e a quel dolce far nulla per settimane, o quanto meno, oggi, con ritmi più blandi e rilassati. 

Ci sono anche aspetti però che apprezzo meno, dell’estate. Per dirla tutta io ho un problema con la ciabatta infradito indossate dagli uomini in città, esteticamente e fisicamente, nel senso che non mi piacciono da vedere - tanto quanto i sandali con i calzini bianchi - e, le rarissime volte che ho dovuto indossarle in spiaggia, mi hanno dato un fastidio fisico - sì, credo c’entri anche il fatto di avere l’impressione, in discesa, di essere lì lì per trovarsi il piede diviso in due. Strano incipit, mi rendo conto, ma questo pare essere l’anno in cui sono perseguitato dalle infradito: la formula 1, lo sport che più seguo sin dall’infanzia, quest’anno ha introdotto l’halo, nato per proteggere i piloti, ha di fatto trasformato le monoposto in delle enormi e sgraziate infradito, Lewis Hamilton, il campione del mondo in carica l’ha chiamato appunto “flip flop” (infradito in inglese). Poi arriva l’estate e - no, non mi sono convertito, porto tuttora scarpe chiuse - ma… una delle birre estive per eccellenza e che più mi ha colpito quest’anno si chiama… Infrad- IPA e ovviamente sull’etichetta ecco l’immancabile infradito.

La birra però, che si prolunga sul filone delle IPA di stampo nord americano, nella fattispecie una Session IPA, visto il basso tenore alcolico (4,6% Vol.), è davvero ben pensata e ancor meglio realizzata. La composizione dei malti è piuttosto semplice, e in un certo anche la scelta dei luppoli non è poi così clamorosa, quanto meno non in numero, visto che sono solo due, Rakau e Mosaic. Il segreto qui sta nelle dosi, nella mano gentile e preparata che sta dietro agli ingredienti, nella sensibilità dei due autori, Lisa Freschi e Andrea Signorini, i protagonisti di questa birra, nonché i fondatori di Birra Ofelia, di cui vi avevo già raccontato in questo articolo. L’aspetto è elegante e invitante: lieve velatura nel colore giallo paglierino, con un cappello di schiuma di grana finissima, compatta e persistente. L’olfatto è una danza di profumi estivi, di frutta fresca, pesca, albicocca, mandarino, mirtillo, fico, di frutta esotica, papaya, frutto della passione, e ancora di resine, di fiori e di erbe. Complesso sì ma fresco e invitante.

In bocca è ancora assolutamente estiva, con corpo esile, frizzante, un lieve sbilanciamento sull’amaro, sottolineato da una nota sapida e da una perfetta secchezza sul finale che riapre sulle note olfattive. Retrogusto non lungo, che invoglia al sorso successivo, piccolo capolavoro dissetante, perfetto sotto all’ombrellone, per un veloce aperitivo, per farla breve, è perfetta in ogni momento di questa calda e soffocante estate, ma anche per godersi ancora di più il fresco di eventuali temporali. Insomma, la domenica mi guardo le infradito girare a trecento all’ora, e tutti i giorni mi sogno una Infrad-IPA. Poteva andarmi decisamente peggio, ora devo solo procacciarmene una cassa.

Rubrica a cura di Andrea Camaschella e Mauro Ricci

Birra Ofelia
Via dell’artigianato, 22 - Sovizzo, VI
www.birraofelia.it
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