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Pubblicato in La curiosità il 16 Gennaio 2019
di C.d.G.

La pubblicazione sarà presentata il prossimo 21 gennaio nella Sala Onu del Teatro Massimo

Indicare un percorso, selezionare i luoghi preferiti, insomma mettere ordine in una città come Palermo, che è innanzitutto atmosfera, suoni, odori, un tessuto denso e misterioso di emozioni, non è una roba facile.

Ma è il compito di ogni guida che si rispetti per imbastire uno storytelling dei luoghi. Lo fa “Palerme Sicile Nord Ovest”, un’altra nata tra le guide Michelin, munita di cartina della città, e di uno dei “Quattro Canti” in copertina. La guida è in francese e quindi dedicata a quel foltissimo gruppo di turisti d’oltralpe – il più numeroso in assoluto – che ogni anno visita la città: sarà presentata il prossimo 21 gennaio alle 15, nella Sala Onu del Teatro Massimo, alla presenza di Philippe Orain, direttore editoriale Guide turistiche Michelin. Tra sezioni e sotto sezioni, il libretto racconta che per catturare questa città bisogna lasciarsi andare senza contare il tempo, lasciarsi invadere dalle delizie di un universo barocco, perdersi nel dedalo di vicoli, nascondersi nel cortile di un palazzo nobiliare, sedersi a prendere il sole sul bordo di una fontana, magari dopo aver incontrato mosaici bizantini, castelli normanni e giardini arabi, chiese barocche e ville liberty.

Ecco allore “Les immancables”, ovvero la Cappella Palatina, la Martorana, l’Oratorio di Santa Cita, “belle tra le belle”, cui viene riservato il massimo punteggio, cioè tre stelle; un gradino più giù il Teatro Massimo e la Galleria regionale di Palazzo Abatellis. Volete raggiungere siti fuori porta spingervi fuori Palermo? Continuate a sfogliare le pagine e sarete catapultati a Monreale e Cefalù per continuare l’infusione in siti con il marchio Unesco, ma troverete anche tre gioielli della provincia di Trapani, Scopello ed Erice. E Segesta: un modo per aggiungere alla palermitana follia barocca, la serenità greca. Il fascino di Palermo è tutto racchiuso tra i “Nos coups de coeur”, perché si parla non solo di visite ma di esperienze: ecco allora l’arancina da mordere e lo jogging sulla spiaggia di Mondello, vedendo sfilare le ville liberty e poi tuffarsi in acqua sotto lo sguardo di Monte Pellegrino. Ma c’è anche la passeggiata sui tetti della Cattedrale, oppure il lasciarsi conquistare da un’esperienza sensoriale classica, quella dei mercati, o avventurarsi nei qanat. Tutto bello.

Ma Michelin in “Palerme audjourd’hui”, avverte anche i suoi lettori: adrenalina pura guidando sulla circonvallazione e stretta al cuore nel vedere “lo stato di abbandono nel quale la città sembra impantanata”. Eppure “poche città al mondo contengono una tale ricchezza artistica”. E lì parte la storia della stratificazione di questa città, greci, bizantini, arabi, normanni, spagnoli, tutti qui, su questo triangolo, pronti a lasciare grandi tracce del loro passaggio. Fino a “le sac de Palerme”: eh sì, i francesi devono sapere che Palermo era bordata di ville liberty, di palazzi barocchi che la mafia ha abbattuto per le sue speculazioni immobiliari, e che pure la Conca d’Oro “è stata consegnata a una speculazione selvaggia”. Subito dopo, la Guida rassicura: la Primavera di Palermo ha avviato nel 1985 la risalita per arrivare, tanti anni dopo, al titolo di capitale italiana della cultura 2018.

Non mancano le informazioni pratiche, le dritte sui trasporti: tranquilli, c’è alcun cenno ai ritardi dei bus, ma solo un’avvertenza su come non sia semplicissimo da Palermo raggiungere Segesta. La guida è un utile vademecum per organizzare in piena autonomia degli itinerari personalizzati, mischiando visite ai monumenti – tutti segnalati con le relative stelle – con soste in ristoranti tipici, suddivisi per fasce di prezzo. E qui, come per le eredità del passato, c’è solo l’imbarazzo della scelta: dallo street food – arancine, panelle, crocché e milza - che rapisce tutti, al cibo palermitano tradizionale: la pasta con le sarde o altri piatti dove “le poisson est roi” e tanta “cuisine du terroir”, strizzando l’occhio al cibo multietnico e al vegetariano, entrambi di gran moda. Cari francesi, non avete tempo e preferite “manger sur la pouce”? Allora non dimenticate di fare un salto in una delle tante “pizzerias al taglio”: non resterete delusi. Poi, naturalmente, vorrete “prendre un verre”: voilà, una serie di locali – caffetterie, enoteche o bar - dove gustare un bicchiere di vino ma anche bibite, tè, infusi, ottime cioccolate calde. Così rifocillati potrete riprendere a girare, ad ascoltare le storie di Ruggero e Federico “Stupor mundi”, o dei Florio, della grande archeologia, della passione barocca o dell’esplosione del liberty, dei pupi, del sincretismo. Non finirete mai di scoprirla, cette ville

Antonella Filippi


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